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Ma aiutare l’Ucraina è violare la neutralità?

di Giuseppe Paccione
Marzo 20, 2022
in Editoriale
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Ma aiutare l’Ucraina è violare la neutralità?
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Da settimane si sta discutendo attorno al tema dell’approvvigionamento di strumenti militari a favore delle forze militari ucraine. Che dal 24 febbraio devono difendersi dall’aggressione della Russia. Alcuni Stati membri dell’Alleanza Atlantica hanno già inviato delle armi. Altri hanno garantito al più presto l’approvvigionamento. Come gli Stati Uniti per l’assistenza finanziaria per la sicurezza in Ucraina. La stessa Germania, inizialmente, restia all’esportazione di armi in una zona bellica, ha poi deciso di consegnare una serie di strumenti militari alle forze militari ucraine. Anche molti altri Stati dell’alleanza sono sullo stesso binario del rifornimento di armi e dispositivi di protezione al governo ucraino.

Aiutare l’Ucraina

Supportare militarmente l’Ucraina con l’invio di armi potrebbe comportare il rischio di violare l’istituto della “neutralità”. Si discute sulla posizione degli Stati Uniti attorno alla liceità di armare le truppe ucraine. Si prenda l’esempio del rifiuto da parte del governo statunitense davanti all’offerta del governo polacco di trasferire alcuni caccia MiG-29 in Ucraina, utilizzando una base USA sul territorio tedesco. Mentre c’è il timore della fornitura dei velivoli militari battenti bandiera polacca mediante una lecita partecipazione diretta al conflitto bellico.

Mosca minaccia chi aiuta l’Ucraina

Tali timori alimentati da Mosca, puntavano ad alterare l’onda giuridica della partecipazione al conflitto bellico. Respingendo le sanzioni economiche contro la Russia come un “atto di guerra”. Non solo, Mosca avverte quegli Stati che dovessero mettere a disposizione le loro basi come rifugio sicuro per i velivoli da guerra battenti bandiera ucraina. Per poi impiegarli contro l’esercito russo. Basterebbe questo come coinvolgimento nel conflitto armato. Il punto di vista giuridico russo, conseguentemente, si fonda sulle disposizioni della neutralità che non reggono più.

Un po’ storia

Il tema dell’istituto della neutralità ha un percorso storico lungo. Già nel periodo ellenico e romano si dibatteva se dovesse essere riconosciuto durante un conflitto. A prescindere dalla questione che il vecchio jus gentium riconoscesse o meno il concetto di neutralità, in Europa nel Seicento vigeva  l’antiquorum ordo (il vecchio ordine mondiale) ritenuto fondamentale ed applicabile. Nel secolo successivo gli Stati svilupparono una gamma dettagliata e consistente di norme. Obiettivo: regolamentare le nazioni che non volevano restare coinvolte nelle guerre.

La valvola di sicurezza

L’archetipo della neutralità era da considerare una “valvola di sicurezza”. Che poneva sotto l’ombrello quegli Stati non coinvolti in un conflitto militare. Cioè a dire quel diritto fondamentale secondo il quale nessuno Stato belligerante poteva costringere uno Stato neutrale a ricorrere al suo fianco con lo strumento delle armi. Con un’eccezione nel caso che i due Stati avessero preventivamente stretto un trattato l’alleanza. Senza trascurare il fatto che il territorio di uno Stato neutrale è da considerare inviolabile.

La Russia viola il diritto internazionale

Il diritto internazionale inibiva di combattere e reclutare uomini in divisa su un terreno neutrale. I neutrali erano nel diritto di trattare affari con i belligeranti, come, ad esempio, è accaduto durante la guerra della rivoluzione francese. Il vincolo di imparzialità non era una disposizione isolata. Ma una conseguenza in base alla quale gli Stati potevano muovere guerra per riparare i torti subiti. Commerciare con una Parte ad esclusione dell’altra, trasformava uno Stato neutrale – un amico comune di entrambi gli Stati belligeranti – in Stato cobelligerante. Un alleato del partner commerciale, in quanto un trattamento di parte interferiva con lo “jus ad bellum” della Parte sfavorita.

In mezzo anche il commercio

La discriminazione nel commercio era da considerare un atto di guerra che consentiva l’altra Parte ad attaccare il discriminatore anche senza che avesse sparato un colpo. La V Convenzione dell’Aia del 1907, concernente i diritti e i doveri delle Potenze e delle persone neutrali in caso di guerra per terra, delinea il rigoroso dovere di imparzialità nella sua formulazione delle disposizioni che riguardano l’istituto della neutralità. Si evince che ogni misura di carattere restrittiva o proibitiva da una Potenza neutrale dovrà essere da essa applicata in modo uniforme ai belligeranti.

Il patto Briand – Kellog

Tuttavia, l’istituto della neutralità subì molti mutamenti agli inizi del Novecento. A partire proprio dal Patto Biran-Kellog, tuttora in vigore. Questo impone a ogni Stato di rinunciare alla guerra. Oppure al ricorso alla forza armata. Accordo che spingeva la comunità internazionale a imboccare la strada di serie iniziative volte a bandire il ricorso agli strumenti bellici. Avviando la trasformazione giuridica nell’odierno ordinamento giuridico internazionale. Sulla scia di tale accordo del 1928, proprio la Carta dell’ONU ha posto le fondamenta del “divieto dell’uso della forza come strumento aggressivo”.  

Il mutamento della struttura della neutralità avvenuto, negli anni Quaranta. Quando, ad esempio, gli Stati Uniti potevano fornire strumenti bellici e attrezzature militari. Per contrastare l’avanzata tedesca hitleriana in Europa. Difatti, gli statunitensi non erano ancora in conflitto contro il nazi-fascismo.Ma c’era il timore che l’approvvigionamento di armi agli alleati violasse il vincolo della neutralità statunitense. Così gli Stati Uniti sarebbero diventati cobelligeranti. Non dimenticando che l’opinione pubblica statunitense non era d’accordo di coinvolgere il proprio Paese nel conflitto armato del continente europeo.

Cento anni fa il conflitto con l’Ucraina sarebbe stato diverso

 Se l’attuale conflitto russo-ucraino si fosse svolto cento anni fa, la Russia avrebbe avuto un’argomentazione giuridica. Ed una base politica per affermare che gli Stati Uniti e gli alleati potevano essere nello scontro bellico già solo fornendo armi alle truppe militari ucraine. Nel vecchio ordine mondiale, le contromisure economiche contro uno Stato belligerante e la fornitura di armi da una parte e non dall’altra sono da reputare violazioni dell’obbligo di neutralità. Con la Carta delle Nazioni Unite è sorto un nuovo ordine internazionale. Nel quale l’impiego dell’azione coercitiva armata da considerare non applicabile quando si vuole aggredire un qualsiasi Stato sovrano e indipendente.

Gli Stati possono fornire mezzi militari e altri supporti logistici bellici a uno Stato vittima di un attacco armato. Affinchè si possa difendere.

Autorizzati

La fine dell’imparzialità sta ad indicare che gli Stati possomo approvvigionare l’Ucraina  di armi o strumenti logistici militari all’Ucraina . Senza violare alcun obbligo giuridico dell’istituto della neutralità. Da sottolineare che gli Stati possono diventare parti al conflitto armato russo-ucraino solo se facessero ricorso all’azione coercitiva armata contro la Russia. Questo, ritenendo che si può sostenere che l’assistenza militare all’Ucraina, Stato aggredito, non viola l’ordinamento giuridico internazionale. Sebbene si tratti di supportare un Paese che si sta difendendo dall’aggressore russo. Seguendo il dettame della legittima difesa individuale e collettiva sancito proprio dalla carta delle Nazioni Unite.

Le richieste della Russia all’Ucraina

La Russia chiede all’Ucraina di applicare adesso la neutralità pari a quella svedese, che ha una neutralità di natura politica, non fondata su uno strumento internazionale. Alla proposta di Mosca, il governo ucraino ha precisato che non è interessato al modello svedese. Ribadendo che l’Ucraina aspira solo ad avere le garanzie assolute di sicurezza contro la Russia attraverso un accordo i cui firmatari di devono impegnare ad intervenire a fianco di Kiev in caso di una eventuale aggressione. Cancellando l’idea di una neutralità smilitarizzata, stile austriaco o svedese, con un proprio esercito.

Il caso Austria

Difatti, l’Austria nel 1955 approvò la dichiarazione di neutralità, quale atto costituzionale di carattere politico e non di un accordo internazionale. Tale dichiarazione sancisce l’impegno sine die a restare fuori da qualsiasi conflitto. A non aderire ad alleanze militari ed evitare di mettere a disposizione il proprio territorio a basi militari di Stati terzi. Mentre per la Svezia vi è un impegno ad una “neutralità convenzionale”, ma non a quella permanente. 

Tags: aiutiaiuto militareaustriadiritto internazionaleminaccemoscapatto Briand – KellogStati Unitiucraina
Giuseppe Paccione

Giuseppe Paccione

Esperto in diritto internazionale e dell'UE, analista di politica internazionale, collaboratore della testata giuridica diritto.it. Ha pubblicato una serie di monografie come "l'asilo diplomatico e caso Assange", "Un Mare di Abusi: la vicenda dei due marò nel diritto internazionale"; "La lotta all'Isis e al terrorismo con l'uso legittimo della forza"; "Soccorso in mare nell'ottica del diritto internazionale (prossima uscita). È coautore di alcune pubblicazioni.

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