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Home Cronache dal NordEst Primo Piano

Coi blocchi navali non si ferma il vento

di Roberto Tumbarello
Settembre 24, 2023
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Coi blocchi navali non si ferma il vento
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Anziché recarsi a Lampedusa dove la situazione era ed è ancora drammatica, la Premier ha preferito andare prima a Budapest per abbracciare Orban, un amico che, però, rinnega il Patto sui migranti, e quindi è contro l’Italia, e sostiene pure Putin. Ma l’attrazione per il dittatore è più forte del dovere. Una nuova versione di patriottismo. Per fortuna l’Europa sembra essersi resa conto che non è giusto lasciare l’Italia da sola nel dramma dell’esodo africano che coinvolge tutti i paesi. Ma le parole di circostanza sono facili, bisogna attendere i fatti. La von Der Leyen – anche lei in campagna elettorale – si è mossa, perché spera nel voto italiano per la sua riconferma alla guida dell’Unione e si è recata anche lei nell’isola sull’orlo dell’esplosione per il numero di migranti che ha superato quello della popolazione. Ma anche per la Meloni è stata la solita passerella. Nessuno finora – né il governo, né la sinistra e neppure l’Europa – si è reso conto che non si tratta più di emigrazione, ma di un fuggi fuggi dall’Africa in guerra e in miseria dove non si può più vivere. La povera gente preferisce affrontare i rischi della traversata e le persecuzioni all’arrivo, piuttosto che vivere in un inferno che non accenna a migliorare in nessuno dei paesi che vivono in guerra o sotto dittatura o nell’assoluta carestia e in alcuni addirittura siccità.  È necessario, quindi, un intervento radicale per aiutarli a restare. Non bastano gli accordi con i paesi di provenienza, che, come si è notato, non servono a niente. Non serviranno neppure i blocchi navali. Tutto il nostro continente è destinato a essere invaso da milioni di africani.

Salvini, Le Pen e i blocchi navali

Salvini, pur certo che il sodalizio con Fratelli d’Italia al governo durerà almeno dieci anni, si schiera con la Le Pen e l’AFD filo nazista contro l’Europa.La leader di estrema destra francese contesta il proclama di Ursula von der Leyen “Chi entra in Europa lo decidiamo noi”. Secondo lei deve deciderlo ogni paese, che non deve cedere la propria sovranità all’Europa. Invece, la Meloni accusa la sinistra di remare contro perché vorrebbe fare entrare tutti i migranti in Europa e in Italia. Per la verità, durante i governi di sinistra o in cui il PD partecipava, da Minnitti a Lamorgese al Viminale, gli ingressi erano inferiori. È che la Meloni deve sempre colpevolizzare la sinistra, che ha altre colpe, anche quando non c’entra.

Il piano europeo in difesa delle nostre coste è racchiuso il 10 punti. Più sorveglianza navale e aerea, persecuzione degli scafisti, distruzione di barchini e gommoni, velocizzare i rimpatri e invocare più cooperazione da parte dell’ONU. È una formula che esprime l’intenzione dell’UE di non lasciare l’Italia sola con un problema che riguarda tutti i paesi d’Europa. In sostanza i 10 punti consistono principalmente nell’appello ai paesi europei di applicare il meccanismo volontario di solidarietà in un momento in cui l’Italia affronta un problema che non è solo suo. Nonostante il fallimento degli accordi con libici e tunisini, la Meloni continua a sostenere che bisogna bloccare i migranti prima della partenza o rimpatriarli in modo massiccio. In sostanza vuole dimostrare che gli attacchi alla sua politica non sono fondati. Non tanto quelli dell’opposizione, quanto dell’alleato leghista.

Blocchi navali illegali

Ma il blocco navale che l’Italia vuole attuare è illegale. In realtà, si tratta di un’azione militare inutile che impedisce l’accesso e l’uscita di navi da un paese, mentre gommoni e barche minuscole sfuggono ai radar. Per di più l’art. 42 dello statuto dell’ONU e il diritto internazionale prevedono l’istituzione del blocco solo in caso di legittima difesa. Ma l’Europa non è in guerra con l’Africa. La Meloni crede di giocare a Risiko.

L’ultimo blocco navale lo istituì nel 1997 il governo Prodi. Nonostante l’accordo con le autorità albanesi, fu dichiarato illegale e si concluse con la perdita di decine di vite umane. Del resto noi non siamo nemmeno capaci di frenare l’aumento della benzina, figuriamoci l’esodo dall’Africa.

Dai blocchi navali a meno male che Draghi c’è!

Intanto, Draghi ha accettato l’offerta della von del Leyen di scrivere un rapporto sulla competitività europea nel futuro. Lei l’aveva chiamato dopo aver letto il suo articolo sull’Economist, nel quale suggeriva di non tornare alle regole del passato, ma scriverne di nuove più compatibili con le esigenze attuali e del futuro. Tutti pensano di avermi tolto finalmente dai piedi, ha commentato Draghi con la solita ironia, ma precisando di non essere in corsa per la guida della commissione né del Consiglio Europeo, anche perché bisogna essere prima designati da un governo. Secondo Draghi, infatti, la pandemia e la guerra hanno prodotto la fine di un’era. L’Unione Europea di prima non c’è più, dice e spiega che hanno ceduto i pilastri su cui si reggeva la nostra prosperità: l’America per la sicurezza, la Cina per l’export, la Russia per l’energia.Il problema è che non abbiamo ancora progettato l’Unione del futuro.

Le prospettive

La prospettiva di un allargamento ai Paesi dei Balcani e all’Ucraina, senza aver proceduto alle opportune riforme, secondo Draghi, potrebbe aprire una fase problematica di rapporti con i nuovi paesi. Provvidenziale fu la lettura di quell’articolo da parte della von der Leyen e il ricorso a un italiano capace. L’Italia – quella che non dipende dalla cultura del cellulare – ha sempre personaggi e risorse miracolose. Anche il governo Meloni, un po’ geloso di tanta devozione a Draghi, però, gioisce per la scelta che le risolve un problema drammatico quando il banchiere aggiunge che sono necessarie nuove regole e più sovranità condivisa per continuare a competere a livello globale. E se la vecchia Unione non c’è più, non si può nemmeno tornare al Patto di Stabilità che ormai è superato.

Quindi, l’Italia – se si applica sin d’ora questo principio – potrà sforare il debito pubblico oltre il 2% del PIL che le regole attuali, ormai vecchie, stabiliscono. Ma non si capisce ancora se Meloni, un tempo euroscettica, preferisca la sovranità dei popoli, che Salvini e Le Pen accusano di asservimento a Bruxelles, o quella di  Draghi. È evidente che certi problemi, come l’emigrazione non possono essere risolti a livello nazionale. Anche tasse, sicurezza, giustizia, scuola, ambiente e soprattutto economia sono temi che solo l’Europa ci può aiutare a risolvere. Draghi si è impegnato a redigere il rapporto in vista della prossima legislatura europea, che si preannuncia decisiva per il destino dell’istituzione, anche se nessun paese vuole più lasciare in una società ormai globalizzata in cui nemmeno gli Stati Uniti e la Cina da soli possono prosperare. Meno male che Draghi c’è.

Non si può governare a dispetto dell’opposizione

Non si può governare a dispetto dell’opposizione che rappresenta milioni di italiani, magari più patrioti di noi. Invece, noi riteniamo quelli di sinistra pericolosi, quindi nemici da evitare e – perché no? – anche da eliminare. Però, senza di loro non si possono fare le riforme radicali di cui il paese ha bisogno per progredire. Per esempio, ci sono problemi che, con la collaborazione del PD e del M5S, potremmo risolvere subito.

Ma noi ci incaponiamo a fare il contrario perché – ammettiamolo – l’intento non è di governare bene, ma di gestire il potere da soli. La  politica, come la interpretiamo noi al giorno d’oggi, è una gara a chi si impadronisce dell’intero jackpot. Questo non è un modello democratico, ma un facsimile che riteniamo libertario, invece è stupido. Per risolvere il dilagare della corruzione, il potere della criminalità organizzata, la diffusione della delinquenza minorile, l’evasione fiscale e tanti altri guai che ostacolano la nostra capacità di governare sarebbe opportuna un’intesa con la sinistra.

Moro, che era un vero grande statista e non certo di sinistra fece addirittura un accordo con i comunisti, non un’alleanza, per risolvere assieme alla Democrazia Cristiana alcuni problemi in cui gli interessi di entrambi i partiti convergevano. Può darsi che anche il PD sia d’accordo a istituire una legge speciale per combattere la criminalità organizzata. Mussolini mando il prefetto Mori in Sicilia con pieni poteri e in pochi mesi neutralizzò la mafia. Una notte a Marsala fermò mio nonno, che rincasava dal circolo con un codazzo di amici che abitualmente lo accompagnavano. Mori gli chiese i documenti e mio nonno rispose che un gentiluomo conosciuto da tutti in città non ne aveva bisogno. Il prefetto gli rispose: “Credevo che un gentiluomo a quest’ora fosse già a letto con la moglie”.

Dopo l’8 Settembre ci fu la cessione della nostra identità

Non abbiamo ancora fatto i conti con quanto accadde 80 anni fa in Italia dopo l’Armistizio dell’8 settembre. Credo che quella di una parte degli italiani sia stata una debolezza che ebbe come conseguenza la vendita del paese ai tedeschi. Non ci fu nessun patriottismo, anzi una cessione della nostra identità che oggi crediamo di difendere dal contagio delle migrazioni, che ci creano molti altri gravi problemi, ma non quello della sostituzione etnica. I nazisti ce l’avrebbero sostituita per pareggiare il conto con le invasioni di Augusto che portò i confini dell’impero romano al di là del Reno, sottomettendo i germani, che da allora sono nemici di Roma e quindi dell’Italia. Ciano conosceva la storia, il Duce, invece, come molti di noi, no.

Anziché convincere l’Europa che i trattati vanno cambiati all’insorgere di nuove situazioni, piagnucoliamo e pestiamo i piedi, come i bambini che pretendono il gelato. Mentre non ci accorgiamo che lo stato è assente e non facciamo nulla per restituirgli il legittimo potere. Se fossimo statisti e non politicanti capiremmo che la democrazia è debole perché protegge anche i diritti dei criminali. Quindi, non può risolvere certi problemi.

Noi, anziché cercare la complicità del PD, che non è più comunista, come noi crediamo, ma composto da cattolici e persino da liberali, gliene diamo la responsabilità. Alcuni giornali che si dichiarano indipendenti, ma appartengono alla cricca che li finanzia, sin dalla prima pagina elencano ogni giorno tutte le colpe della sinistra, che, come si sa, non ha il minimo potere, quindi non può nemmeno avere responsabilità. Io vorrei che la destra fosse più onesta per esserne orgoglioso, come quando, col MSI di Giorgio Almirante prendeva pochi voti, ma non parlava a slogan e godeva di rispetto e prestigio. 

Dai blocchi navali alla svalutazione della dignità professionale

Abbiamo svalutato la dignità di valorosi professionisti che per lavorare debbono qualificarsi leghisti, sovranisti e forzisti. Così tra loro si infiltrano arrivisti mediocri. Nessuno può essere indipendente come un tempo.In realtà, oggi rivendichiamo un’ideologia che crediamo opposta a quella comunista. La condanniamo senza renderci conto che è l’altra faccia della nostra stessa medaglia. Un’ideologia opportuna un secolo fa, ma superata al giorno d’oggi. Spesso si sente dire sono fascista – o comunista – perché mio padre lo era e io sono fedele alle tradizioni  di famiglia. 

Ma il padre viveva in un’altra epoca dalle esigenze diverse. La mancanza di cultura ci fa credere che conservatore voglia dire mantenere le abitudini del passato. Invece, significa adeguare nel progresso sociale ciò che di buono c’era anche prima. Bonaccini, post comunista, si crede più progressista della Schlein, come Alemanno, Storace e altri, si ritengono più progrediti di Meloni perché più fascisti. Eppure ci sono anche i nostalgici del nazismo, nonostante le tragedie che ha procurato. Sembra che stia risorgendo proprio in Germania un partito in crescita esponenziale, che ha gli stessi programmi in versione apparentemente democratica. Ecco perché, di destra o di sinistra, la società dovrebbe progredire anziché ritornare al passato nonostante le orribili visioni che emergono parlandone.

La Germania e la settimana lavorativa di 4 giorni

Della settimana lavorativa di quattro giorni si tratta in Germania con insistenza. La proposta di quei sindacati non è ancora rimbalzata da noi, impegnati come siamo nella battaglia per il salario minimo,ma presto se ne parlerà anche qui. L’ostacolo da superare è la diminuzione dell’orario di lavoro da 35 a 32 ore la settimana. Sembra che le aziende ci rimettano tre ore di lavoro, invece, anche per loro i vantaggi sono tanti, non solo per il benessere dei lavoratori e delle famiglie, ma per la produttività delle aziende e il benessere dell’intera società. 

A cominciare dalla possibilità di dedicare maggiore tempo alla moglie o al marito e all’educazione dei figli, oltre che al riposo personale e, quindi, a un migliore rendimento nel lavoro. Noi di destra, però, dobbiamo superare la diffidenza nei riguardi del sindacato, che, chissà perché, consideriamo di sinistra, anzi comunista. Mentre in realtà è un’organizzazione che tutela gli interessi dei lavoratori, che sono anche di destra, come quelli della Mirafiori e di altre zone. Forse perché noi oggi proteggiamo il capitale, anziché il lavoro.

Il traffico è lo specchio dell’Italia, anche per i troppi morti

Con la solita irruenza e clamore Salvini ha giustamente inasprito le norme del Codice stradale, che è andato in vigore in questi giorni, ma poi, come in tutte le sue iniziative, se n’è disinteressato. Il traffico è lo specchio del paese, come lei sa, Signora Premier,ed è abulico, disordinato, aggressivo, arrogante e anche pericoloso, com’è l’Italia da un po’ di tempo. Avrà certamente appreso dalle cronache che sulle strade, sia in auto che a piedi muoiono anche i più prudenti, investiti da chi si mette alla guida dopo avere bevuto o essersi drogato o entrambi i vizi. Tanto, i controlli avvengono solo dopo le disgrazie e ognuno fa come gli conviene. Si guida anche senza patente e a velocità proibitiva.

Ragazzi che si definiscono influencer, la nuova attività che consente anche a chi non studia né lavora di racimolare quattrini per le spese voluttuarie quotidiane – ma c’è anche chi si arricchisce – guidano senza rispettare le regole né la vita degli altri e neppure la propria. Colpa anche degli sponsor, che, per un minimo di pubblicità, finanziano questi personaggi mediocri e in qualche caso anche dannosi alla società.

Pensiamo ai blocchi navali ma non a vietare gli influencer

Dovremmo vietarglielo, ma crediamo che sia una limitazione della libertà. Invece, consentiamo il libertinaggio. Muoiono a decine e uccidono anche chi non c’entra. L’ultima trovata, che nessuna autorità cerca di bloccare, consiste nel guidare in città a 100 km/h e contemporaneamente fotografare il tachimetro per dimostrare la velocità raggiunta. Gli ultimi due incoscienti hanno travolto auto con bimbi a bordo, per fortuna sopravvissuti ma finiti in ospedale. Non si vede mai una pattuglia della polizia né una guardia municipale. Disatteso anche il divieto di parlare al telefono alla guida e addirittura filmare le proprie bravate, talvolta mortali.

Qualche giorno fa sulla tangenziale olimpica di Roma sono stato tamponato, per fortuna leggermente, da un signore di una certa età che si era distratto leggendo messaggi sul cellulare. Milioni di guidatori parlano alla guida, compresi gli autisti degli autobus del servizio pubblico. Quanti ne vengono sequestrati ogni giorno in Italia? Credo molto pochi. In Cina computer e cellulari si possono usare solo per tre ore al giorno. Non perché sia una dittatura, ma perché è saggio e giusto limitarne l’uso. Assieme alle piattaforme sociali potevano essere la grande risorsa del secolo perché ci hanno facilitato la vita e agevolano il dialogo. Invece, sono la disgrazia della società, un incubo di cui non possiamo fare a meno, tra poco, neppure mentre dormiamo. Ci hanno privato della creatività che era caratteristica del nostro popolo, alimentato l’ignoranza e creato tanti inconvenienti psicologici.

Cara Premier, oltre a blocchi navali pensi anche a Ginevra

Gentilissima Premier, ricordo il suo diritto di educare la figlia come lei decide. Però, essendo una madre intelligente e saggia, dopo l’Indonesia e le critiche che piovvero, capì di non essere stata opportuna e da allora non la porta più con sé in viaggi così lunghi. Adesso che siete state assieme a New York e le ha fatto perdere preziosi giorni di scuola, le ricordo che, oltre ai legittimi diritti, lei ha soprattutto il dovere di dare l’esempio. Se per gli altri è reato non mandare i figli a scuola, per lei deve essere un impegno sacro. Soprattutto in prima elementare bambini e genitori debbono capire che la scuola è l’impegno più importante e inderogabile nella vita. Se no, scava davanti a Ginevra il precipizio dell’ignoranza. La porti dove vuole per Natale, per Pasqua, durante le vacanze estive. Si serva pure dell’aereo militare anche per uso personale per arricchire la bimba di utili e piacevoli esperienze ma non nei giorni di scuola. Perché il mondo la osserva e vuole essere orgoglioso di lei.

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Roberto Tumbarello

Roberto Tumbarello

Giornalista, laureato in Giurisprudenza. Per tanti anni portavoce in Italia del Consiglio d’Europa, è esperto in Comunicazione e Diritti umani.

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