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Home Cultura Libri

Il giardino dove fioriscono le perle

di Elisabetta Pasquettin
Aprile 10, 2022
in Libri
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Il giardino dove fioriscono le perle
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Vi siete mai chiesti cosa c’è sotto il selciato delle calli veneziane? Soprattutto tubi: dell’acqua, del gas, della luce, del telefono e ultimamente la fibra ottica per internet. Venezia, universale città d’acqua e pietra, è avvolta da elementi misteriosi e magici. I giardini costituiscono l’esempio più affascinante, spesso nascosti tra le mura di abitazioni private, sono invisibili esternamente anche allo sguardo più esperto. Poterli visitare è una promessa di felicità.Questa è la storia di un piccolo giardino delle meraviglie e di una scoperta. Un bel giorno, come in una favola, dalla terra spuntano delle perle di vetro, sono tante, coloratissime di varie forme. Un tesoro, un vero tesoro! Un Giardino delle perle. Come e dove è accaduto, chi è l’artefice di questa avventura? Lo racconta un libro che si legge come un romanzo avvincente, un frammento di Venezia incastonato nel mondo delle “perlere”.

Il libro sul giardino delle perle

“Il giardino delle perle – Una storia veneziana” scritto da Serena Rabitti e Maria Clemente Zaghini. Temporale – Società di mutuo soccorso Ernesto de Martino, stampato per i tipi della Tipografia Grafiche Veneziane soc. coop.

Vicenda che si snoda tra Ottocento e Novecento, a volte poco nota, affascinante come un segreto da svelare e dove le donne sono protagoniste assolute.

Ci troviamo nei pressi della Madonna dell’Orto, uno dei luoghi più emblematici del gotico veneziano, impreziosita all’interno dalle tele del Tintoretto che riposa in questa chiesa.

Intitolata a San Cristoforo, protettore dei viaggiatori e dei traghettatori, entra nella storia per una Madonna miracolosa che era stata collocata nell’orto. Vicino a questo prodigio, in calle de le Muneghe,  c’è il giardino di Pupa, all’anagrafe Maria Clemente Zaghini.

Il giardino

Si tratta di un piccolo giardino quadrato circondato da un muro che lo divide da altri spazi verdi. È  bello, familiare, abbastanza selvatico, dominato da un grande fico. Un giorno Pupa decide di installare un lavandino. Scavando per collocare il tubo adatto al trasporto dell’acqua, scopre con grande stupore tantissime perle di vetro. Perle in giardino, com’è possibile?

Stregata dal tesoro inaspettato coinvolge l’amica Serena. Assieme intraprendono una ricerca così coinvolgente che trascina anche il lettore, quasi come in un libro giallo quando le indagini sono arricchite da infiniti colpi di scena perché ogni ritrovamento apre nuove piste. Una storia infinita dato che le perle sono probabilmente fra i primi oggetti prodotti dai vetrai nell’antichità.

Il riconoscimento

Dopo aver viaggiato per il mondo da secoli, finalmente le perle hanno ottenuto un riconoscimento che attendevano da tempo. Nel 2020 la perla veneziana è diventata Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco. Il libro quindi assume un valore che va oltre la documentazione, rappresenta la testimonianza di un’attività molto importante che ha caratterizzato il territorio e il suo rapporto con il mondo esterno che forse secoli fa era ancora più globalizzato di oggi.

“Il giardino delle perle” si avvale di uno splendido materiale fotografico. Tutto da sfogliare, comprese le appendici dedicate al glossario di termini dialettali e tecnici, molto utili per comprendere significati e terminologie quasi leggendarie.

Giardino di perle e impirasse

Il primo assaggio di questa lunga ricerca viene presentato al circolo Arci di Cannaregio. In seguito all’interesse e alla partecipazione, viene organizzata una conferenza di Gianni Moretti sulle perle e sulla tecnica per farle  e una visita a Murano alla Ercole Moretti & Fratelli, una delle ultime ditte che produce ancora perle millefiori, ciondoli e altri oggetti con le murrine. In seguito anche Giovanni Sarpellon, grande esperto e autore di numerose pubblicazioni su murrine e perle veneziane, si rende disponibile per una conferenza. Naturalmente, il giardino di Pupa diventa teatro di incontri con amici ed esperti, come Maria Teresa Sega che tra le tante ricerche si è occupata di impiraresse e perlere e Vettore Zaniol autore di libri su Murano e grande collezionista dell’avventurina, pasta speciale di vetro.

La presentazione delle perle

Nella presentazione dell’Associazione culturale “Società di mutuo soccorso Ernesto de Martino”, leggiamo: Decidere di pubblicare adesso Il giardino delle perle è per noi una prosecuzione e un allargamento di prospettiva di quel lavoro iniziato ormai diciassette anni fa… Dietro questo testo c’è un lavoro certosino durato qualche anno, anche se con interruzioni forzate, che oggi mette davanti ai nostri occhi (a volte ci sembra quasi di vederli) le tante donne e i (pochi) uomini di Cannaregio che hanno lavorato le perle a lume. Quelle stesse perle che hanno viaggiato per il mondo per secoli e la cui arte è stata iscritta nella lista rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco nel 2020 .

L’effetto delle perle

Perle che si chiamano millefiori o a mosaico e che escono dalla terra in giardino, producono un effetto davvero straordinario. Le millefiori sono  perle a lume che le perlere realizzano una per una a partire da canne massicce di vetro e da murrine. Sono dette perle africane, l’Africa è stata infatti il più importante mercato di smercio.

Per realizzare una perla a lume si utilizza una piccola fiammella, necessaria per sciogliere la canna. In passato si usava una lucerna (la lume) alimentata a sego (grasso animale) e un mantice per ravvivare la fiamma. Oggi si utilizza un becco Bunsen a gas, ma la tecnica di base non è cambiata.

Il magico giardino delle perle

Dal magico ritrovamento nel giardino di Pupa al civico 3283 di calle delle Muneghe le autrici hanno cominciato a raccogliere informazioni dettagliate come fossero tessere di un mosaico, quasi perle da infilare una a una in un tessuto prezioso, producendo uno spaccato importante della vita sociale ed economica di Venezia, quello del lavoro svolto a domicilio o in laboratorio, dei fabbricanti di perle a lume. Si tratta quasi esclusivamente di lavoro femminile.

Sostanzialmente le perlere realizzano le perle a lume, mentre le impiraresse infilano le perle in mazzi.

Il giardino delle perle scopre i segreti delle perlere

Sappiamo molto di più delle impiraresse grazie a studi e molte foto d’epoca. È diventato leggendario il canto di protesta che una straordinaria Luisa Ronchini interpretò negli anni Settanta: “Semo tute impiraresse, semo qua de vita piene, tuto fògo ne le vene, core sangue venessiàn”.  La sua voce indimenticabile e potente raccontava il mondo delle infilatrici di perle sfruttate e sottopagate per fare un lavoro che richiedeva grande abilità e maestria, infilare perle di vetro su fili speciali usati per l’abbigliamento, dai ricami alle collane agli oggetti decorativi.

Un mondo da scoprire

Pupa e Serena decidono di entrare nel mondo delle perlere con una ricerca approfondita: catasto, censimenti, tipologia dei mestieri. In primis all’Archivio Storico Municipale che si trova alla Celestia. Ne esce un profilo storico e umano davvero avvincente.

Inizialmente il confronto è solo sul Censimento del 1869, ma poi viene incluso anche quello del 1911  importante per i  grandi cambiamenti avvenuti con il nuovo secolo.

Un laboratorio e un giardino

Ipotizzando che il giardino di Pupa sia stato in passato un laboratorio o l’abitazione di qualche perlera, le autrici scoprono che nella zona di Cannaregio a metà dell’Ottocento esistevano molte fabbriche.

Un’intera zona della città, nel sestiere di Cannaregio che pullula di perlere e impiraresse, laboratori e fabbriche.

In particolare calle delle Muneghe, è stata testimone privilegiata della storia delle perle, vi hanno abitato tra i più noti personaggi del mondo imprenditoriale. Il libro traccia anche un profilo di alcune donne diventate imprenditrici, con una panoramica che arriva sino ai giorni nostri.

Le immagini delle perle

Grazie a molte immagini storiche sappiamo che le impiraresse lavorano in esterno, sulla soglia, in campiello, con il ventaglio di aghi in mano intente a impirar infilare le perline di conteria in lunghi fili. Invece le perlere svolgono l’attività al chiuso, in casa o in piccoli e grandi laboratori e in fabbrica. Hanno bisogno dell’attrezzatura poggiata su un banco e di concentrazione. Un lavoro impegnativo, una piccola distrazione e corrono il rischio di bruciarsi con la fiamma o di perdere il prezioso materiale.

L’introduzione

Nella sua splendida introduzione Giovanni Sarpellon oltre ad indagare sui vari significati della terminologia,  illustra lo sviluppo di questa produzione legata alla pratica del rosario.

I grani del rosario non sono altro che perle. Dalla produzione di questi grani-perle prende origine una nuova classe di artigiani i paternostreri da Pater Noster. Tra due Pater Noster bisogna recitare anche dieci Ave Maria e così ci sono i grani per contarle: conta-marie. Da conta-marie, ecco il termine conterie le famose perline che hanno viaggiato in tutto il mondo.

In seguito l’uso profano delle perle prende il sopravvento, nel ‘500 si diffonde la pratica di fare perle spezzettando una canna forata e arrotondando i cilindretti con il fuoco. Nascono le margarite dal latino “perla”. La produzione di perle aumenta, tanto che i paternostreri abbandonano il loro antico nome modificandolo in Arte dei Margariteri.

Il giardino delle perle nasce a Venezia

Venezia è davvero una città prodigiosa e questo libro narra vicende che si materializzano con la stessa alchimia del vetro quando viene lavorato e modellato dal fuoco, con l’intensità dei colori dei maestri vetrai: rubino, rosa, granato, rosso, azzurro, madreperlaceo…

Sono innumerevoli gli aneddoti sui tentativi di carpirne i segreti (frutto di incessante sperimentazione) dai ricettari rubati, ai maestri vetrai fuggiti all’estero, alle misure severe per arginare questi fenomeni.

Tra le scoperte interessanti nel libro viene citato un testo su Giovanni Giacomuzzi anche lui di Cannaregio, fondamenta della Misericordia, che nell’Ottocento: “inventa a Murano la perla di vetro color giallo oro la più bella invenzione nel ramo delle conterie fatta nel nostro secolo”.

Sfogliando tra le pagine troviamo anche l’appunto sulla visita nel dicembre del 1856 di Francesco Giuseppe e Elisabetta di Baviera (Sissi) che in viaggio di nozze visitano la fabbrica in Rio Terrà San Leonardo: “L’intelligente monarca vide e lodò i lavori di canna…vide del pari i lavori a lume che servono al lusso muliebre e alla moda…”

Il giardino delle perle è un racconto meraviglioso

Storia veneziana e storia del mondo, anche se, come scrivono le autrici, le perle Africa trovate in giardino non sono mai partite. Non hanno fatto viaggi avventurosi su bastimenti in partenza da Venezia per il Ghana, il Mali o il Senegal. Ma sono perle fortunate. Esposte e ammirate, continueranno a raccontare una vicenda per molti aspetti ancora sconosciuta e preziosa.

Le autrici

Serena Rabitti ha insegnato materie letterarie nella scuola media veneziana per oltre trent’anni. Ha pubblicato alcuni testi per la scuola (tra gli altri l’antologia Tante storie Tante idee, con Marina Menegazzo). Segue da sempre con interesse la cultura popolare di Venezia, raccogliendo testimonianze con i suoi alunni e partecipando a gruppi di ricerca sulla didattica della storia. Con Laura Biondi e Patrizia Torricelli ha curato per il Comune di Venezia il volume “La rete della memoria. Pesci, pescatori e merletti a Burano”.

Maria Clemente Zaghini  è laureata in Scienze politiche, ha lavorato all’Università Iuav di Venezia dove ha diretto il servizio  comunicazione e stampa e si è occupata di editoria. La passione per la politica e l’impegno sociale sono una costante nella professione e nella vita personale. Si è occupata in particolare di temi dell’immigrazione e ha curato con Mannig Gurekian, su incarico del Comune “Donnateca” raccolta di documenti del Movimento delle donne di Venezia negli anni 70-80. Archivio disponibile presso il Centro Donna del Comune di Venezia.

Tags: giardinoil giardino delle perleimpirassemuranoperlerabittizaghini
Elisabetta Pasquettin

Elisabetta Pasquettin

Giornalista, uno dei volti della televisione del NordEst più noti, già di Televenezia, Antenna Tre, RAI. Considerata una delle più brave nelle interviste video, allieva di Orazio Carrubba.

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I più commentati 6

  1. Marco Palmolella says:
    4 anni fa

    Dott.ssa Elisabetta, anche noi ci stiamo appassionando di questa cultura veneziana collaterale. Tempo fa abbiamo conosciuto, sia il termine, sia l’attività delle impiraresse, cioè le signore che a cottimo infilavano le perle. Oggi sappiamo anche delle perlere, le fattrici di perle grazie allo studio e al racconto delle Dott.sse Serena Rabitti e Maria Clemente Zaghini. Mi ha incuriosito l’origine di questa pratica, un uso religioso per i grani del Rosario; poi il passaggio alla moda, al bello, all’estetica. Come per i vetri veneziani, anche per le perle nate dalla canna c’è una ricerca del cromatismo e della combinazione dei colori. Se un cittadino di Roma scava nel suo giardino ha molte probabilità di trovarsi in mano tegole, marmi, daghe, o altri resti; invece a Venezia, scavando, si trovano perle, cioè non solo un coloratissimo pezzetto di vetro, ma cose belle.

    Rispondi
  2. STEFANO MASO says:
    4 anni fa

    Interessante e godevolissima recensione su di un tema davvero originale. Un mondo, quello delle perle e delle perlere, evidentemente ancora tutto da scoprire. Credo che il libro sia il frutto di una grande capacità di “fare ricerca” e di una serie di competenze rare. La ricerca d’archivio si accompagna a un avvincente impianto narrativo. Accanto alle già note impiraresse ora scopriamo anche coloro che le perle le ideavano e le forgiavano, e coloro che oggi hanno ripreso in mano questa arte.
    Ma affascinante è la scoperta che le perle ‘africane’ sono in realtà le perle che a Venezia si preparavano e poi si esportavano. Un prodotto artigianale ‘povero’ ma trasformato in merce di scambio preziosissima, una tecnica che fino all’inizio del Novecento si è trasmessa senza interruzione.
    Le perle di vetro accanto al vetro di lampade e bicchieri: Venezia brillava anche nei momenti più difficili della sua storia.
    Le due autrici? Chissà ora in quali altri storici settori di imprenditorialità artigianale di questo mirabile volumetto riusciranno a indagare …

    Rispondi
  3. Giampietro Meneghetti says:
    4 anni fa

    Sempre interessanti le sue indicazioni culturali. Lei ha la capacità di coinvolgermi su quello che scrive. Grazie.

    Rispondi
  4. Rosalisa falchi says:
    4 anni fa

    Interessante questa ricerca sulla distinzione tra “impiraresse e perlere” Penso che, in Italia, ogni città nasconda, nel suo sottosuolo, importanti segreti, frutto di secoli di grande ed imperitura storia. Venezia, in particolare, ci stupisce in tutti i suoi aspetti. Essendo una città singolare, tutto in lei, è singolare

    Rispondi
  5. mariolina toniolo says:
    4 anni fa

    All’inizio è fortuna, ma poi è dalla curiosità intellettuale e dalla ricerca che nasce una bellissima scoperta.

    Rispondi
  6. Mario Gezzele says:
    4 anni fa

    Ho sempre pensato che il vero giardino di Venezia avesse come fiori propri tutti i tipi di perle di cui in questa città meravigliosa ci si ritrova a raccontare nel suggestivo articolo di Elisabetta. Si viene trasportati nella scoperta di un mondo suggestivo ed affascinante a riprova della capacità dell’autrice di attratti a nuove scoperte.

    Rispondi

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