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Home Weekend & viaggi

Adria. Alla riscoperta della capitale dell’Adriatico

Di Roberto Agirmo, titolare del network Gruppo Info Vacanze

di Redazione
Agosto 4, 2020
in Weekend & viaggi
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Adria. Alla riscoperta della capitale dell’Adriatico
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Siamo sinceri, se fuori dal Veneto ponessi le seguenti domande a 100 persone trovate per strada, probabilmente il 90% (e sono magnanimo) non saprebbe rispondere: Dov’è la città di ADRIA? Sapresti collocarla in una cartina geografica muta? E voi sapete la storia particolare di questa cittadina?

Iniziamo dalla cosa più facile

Adria è un comune sito in provincia di Rovigo. Continuiamo con una cosa “banale” se ci si pensa. La città di Adria dà il nome ad un “luogo” decisamente importante, niente popò di meno che al Mare Adriatico! C’è da dire che dai tempi antichi ad oggi, le cose per Adria sono decisamente cambiate, basti pensare che “ieri” la città era un porto sul mare, oggi è una cittadina che non ha sbocco sul mare!

Un passo per volta verso Adria

Le prime tracce di un insediamento nella zona dell’attuale città di Adria (anticamente Hatria o Atria), risalgono al periodo tra il X ed il VI secolo a.C., quando i Veneti costruirono palafitte sul terreno paludoso che, all’epoca, si affacciava sul mare, era il già famoso “delta del PO”.  All’inizio del VI secolo a.C. Adria era un semplice insediamento etrusco posto sul Mincio. Che all’epoca sfociava nel mare e seguiva quello che oggi è il corso del Canal Bianco, allora chiamato Po di Adria. I greci, che rivendevano l’ambra in tutto il Mediterraneo, vi fondarono un emporion, per gestirne direttamente l’importazione. Adria divenne così famosa da dare il suo nome prima al ramo del Po su cui sorgeva. Indi al golfo tra la foce del Po e l’Istria (Adrias Kolpos) e poi all’intero mare fino al Golfo Jonio (che per i greci si chiamava Ionios Kolpos).

Adria e il Delta del Po

Il progressivo interramento del delta del Po dalla Rotta di Sermide (VIII secolo a.C.), che modificò il corso del Po che allora arrivava fino all’attuale Ficarolo e poi piegava verso sud, allontanò la città dal mare. Rendendo sempre più problematica la prosecuzione dell’attività portuale.  Il completo “allontanamento” di Adria dal mare arrivo nel 589 con la famosa “Rotta della Cucca” che sconvolse l’intera idrografia del territorio circostante. Da qui in avanti Adria ebbe alterne fortune e sfortune, passando prima sotto Venezia, poi come da storia ci fu Napoleone ed arrivarono gli austriaci, il resto è storia “recente”.

La tradizione di Adria

A riprova della sua “desinenza marinara” c’è un antica tradizione che vuole che il vecchio campanile, abbattuto nel 1928 per far posto a quello odierno, sorgesse su un faro di segnalazione dell’antico porto romano. Deducibile dalla presenza della lapide risalente al III secolo murata sullo zoccolo.  La lapide reca la seguente iscrizione. Columna haec magna ex parte calce illita rudus anguli nord-ovest est antiqui romani hadriatici phari vulgo de tumba – 1647 . (Questa colonna, per buona parte ricoperta da intonaco, è il rudere dell’angolo nord-ovest dell’antico faro romano dell’adriatico, comunemente detto ‘della Tomba’).

Ma veniamo al nostro “tour Veneto”! Cosa c’è da vedere e perché fare un “salto” ad Adria!

Premesso che la storia di Adria è racchiusa nel suo centro storico e questo lo si può tranquillamente girare piedi, passeggiando lungo il canale, partiamo dalla Basilica di Santa Maria Assunta. La chiesa fu costruita nel VI secolo ed è anche nota dagli abitanti del Polesine come Basilica della Tomba. Perché il suo campanile si erge sulla tomba di Quinto Tizio Sartoriano. Per tornare al discorso “marinaro” la peculiarità di questa basilica è che il materiale utilizzato per costruire e ristrutturare il campanile è materiale di spoliazione proveniente dal faro dell’antico porto romano. Situato sulle vicine coste dell’Adriatico. L’interno della Chiesa è strutturato in tre navate. A destra trovi uno splendido esempio di fonte battesimale paleocristiano a base ottagonale, originariamente utilizzato per il rito a immersione. Un altro prezioso tesoro custodito nella Basilica di Santa Maria Assunta è la bellissima Dormitio Virginis. Una scultura del Quattrocento, che raffigura gli apostoli che vegliano la Madonna durante il suo sonno eterno.

C’è poi il Duomo di Adria

Risale al VI secolo, ma anch’esso come la precedente Basilica è stato ritoccato più volte, l’ultima ristrutturazione importante risale all’Ottocento. La Cattedrale di Adria ha una pianta rettangolare a tre navate e racchiude al suo interno una delle opere artistiche più antiche del Veneto. Un bassorilievo tardo antico (IV-V secolo) in marmo bianco, che raffigura la Madonna in trono col bambino e ai lati gli arcangeli Michele e Gabriele. Nella parte superiore del bassorilievo puoi leggere la dedica alla Vergine in lingua greca. Una scoperta recente è quella della cripta semicircolare, che si trova sotto il pavimento del Duomo.

Chi ha mai detto che nelle “piccole” città non ci sia spazio anche per musei importanti!

Ad Adria infatti c’è il  Museo archeologico. Grazie alla sua storia, ed alle sue peculiarità, scavare ad Adria e dintorni ha portato alla luce innumerevoli reperti interessanti. Che vanno dall’Età del bronzo alla fine dell’Età romana. Il percorso espositivo del Museo ti permetterà di conoscere la storia non solo della città di Adria, ma anche del Delta del Po. Iniziando dalle civiltà pelo-venete (I-II millennio a.C.) fino alla dominazione romana. Il sovrapporsi del dominio greco con quello etrusco ha portato alla luce molte iscrizioni che presentano mescolanza tra i caratteri etruschi e quelli greci. In particolare consiglio di osservare i raffinati corredi funerari, che contenevano bellissimi vasi a figure nere e rosse risalenti al VI secolo a.C.. Ceramiche a vernice nera, armi e oggetti femminili. Di età romana, invece, sono i sarcofagi, le anfore, le ceramiche e l’affascinante Tomba di Biga, venuta alla luce nel 1938.  Il museo archeologico di Adria ha dedicato un intero settore dedicato ai reperti recuperati fuori dal perimetro della città, in altri siti archeologici del Polesine.

Fatta l’escursione culturale in centro inizia la parte più “ludica” legata ai paesaggi ed agli aspetti enogastronomici, tutte cose indissolubilmente legate al delta del Po!

Fermarsi più d’un giorno in zona, consente l’esplorazione del Delta del Po e in particolare consiglio di seguire la Via delle Valli in Bicicletta.  Più che di una sola via, la Via delle Valli è una rete di itinerari. Si snoda nelle ultime propaggini del Parco Delta del Po. E conduce i viaggiatori, amanti del turismo lento (slow tourism), della natura e del birdwatching, a esplorare paesaggi memorabili. La Via delle Valli è meta soprattutto degli amanti del cicloturismo e quasi tutti gli itinerari sono segnati dalla via ciclopedonale del Po. Fare delle passeggiate in bicicletta nel Parco del Delta è una bellissima esperienza. Visitare il Delta del Po veneto in bici è un’ottima occasione per fare sport all’aria aperta e conoscere meglio la cultura di questo territorio. I percorsi ciclabili, come la Via delle Valli, ti guidano alla scoperta delle bellezze del paesaggio del Delta del Po. E ti portano in luoghi che di sicuro ti obbligheranno a fermarti per scattare delle foto panoramiche. Passeggiare in bicicletta è inoltre un vero toccasana per corpo e mente.

Il mare

Le spiagge a pochi km da Adria dal mese di maggio fino a ottobre si popolano di numerosi turisti. Anche se consiglio una puntatina a Marina di Caleri, una delle spiagge selvagge più belle del Veneto.

Piccola parentesi Enogastronomica

La premessa è essenziale, quando si parla di enogastronomia nel delta del Po. La varietà è infinità gli argomenti sono tantissimi propri quanto è grande il delta che copre sia territori del Veneto che della Romagna! Proprio per questo in questa zona, si possono assaporare ogni giorno varietà di gusti infiniti e sublimi. Dal gusto unico dei piatti tipici della cucina veneta dell’entroterra e delle saporite pietanze a base di cacciagione palustre e di pesce d’acqua dolce e di mare. Tra le specialità di pesce, alcuni consigli. Il risotto al branzino, il riso in brodo di pesce, il risotto alla polesana, il baccalà in umido, le anguille arrostite alla fiamma. Oppure ancora lo storione e caviale del Po (ormai rarissimo). Per saltare dal pesce ad altro, piatti tipici della zona ce ne sono. I tortelli e le frittelle di zucca, le folaghe con fagioli. E i fasoi in potacin, che sono teoricamente dei “semplici” fagioli in umido, ma dopo averli assaggiati, capirete che c’è poco di semplice nel gusto perché in realtà sono favolosi!

I vini di Adria

I vini del Polesine sono frutto di tanta voglia di fare e sono non una scoperta, bensì una riscoperta che porta avanti una tradizione importante. La gradazione minima di questi vini è di 10,5°, non male!I vinisono davvero tanti, da quelli del Bosco, Fortana, Merlot, Bianco del Bosco, Sauvignon, dal gusto leggero e aromatico e leggermente sapido. Si trova sia bianco, sia rosso, e in ogni caso, riesce a sposarsi benissimo con i piatti di carne ma anche di pesce. Insomma, come al solito. Un giretto per il Veneto, non può non essere accompagnato da un “giretto” seduti a pranzo in qualche locale tipico. Dove poter gustare il Veneto oltre che con gli occhi, anche con la gola.

Alla prossima tappa

Roberto Agirmo, titolare del network Gruppo Info Vacanze

Tags: adriabasilicadelta del poenogastronomiapolesine
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