Quel telegramma lo aveva convocato a Torino sponda granata, siamo nell’estate del 1973. All’epoca non esistevano i procuratori e tanto meno Internet o la mail personale. Buona parte della comunicazione si “muoveva” attraverso la carte e, oggi, i “moribondi” francobolli. Fu infatti un dipendente dell’ufficio postale di Galatina cittadina del Sud nel Salento nota per il suo aeroporto militare che dista da Lecce una decina di chilometri a darne la notizia. E la diede a Pasquale Greco: “ma si tratta di tuo fratello Giuseppe? Guarda che lo ha acquistato il Torino”. Pasquale lo disse al padre e Pino (come lo chiamavano in famiglia) preparò la valigia destinazione Italia del Nord. Dal sole della Puglia più precisamente dalla penisola salentina alla fredda Torino all’epoca città che apparteneva al famoso triangolo industriale e meta di molti immigrati provenienti dall’intero Stivale. Giuseppe Greco era il classico 10 dell’epoca, molto tecnico, in grado di mandare in gol le punte e di segnare anche lui. Nel capoluogo piemontese ha giocato anche in fascia.
Greco, ci vuole raccontare come dal “Tacco” finì a Torino?

“Giocavo con la rappresentativa Pugliese allievi nel 1972 contro la rappresentativa Siciliana al Torneo nazionale Allievi d’Italia. Venimmo eliminati ai quarti di finale e lì mi vide un osservatore del Torino. Mi arrivò quel famoso telegramma. Comunque a 16 anni ero già in ritiro in prima squadra con il Lecce in serie C.
Tre anni alle giovanili del Torino poi Turris. Quindi destinazione Ascoli dove nel 1977-78 lei fu tra i protagonisti di una promozione in serie A staccando le seconde classificate di 17 punti. Una macchina perfetta. Che ricordi ha?

“Fortissima quella squadra . Venne rinnovata con intelligenza. Ricordo Ambu in attacco, Quadri, Moro, Scorsa, Pasinato. Il tecnico era Mimmo Renna un allenatore severo che ti faceva lavorare ma sapeva anche scherzare. Un uomo intelligente uno dei più bravi che ho avuto senza dimenticare chiaramente figure come Carletto Mazzone, Gigi Radice e Ilario Castagner”.
Quindi ritorno in maglia granata. A fare gli assist ad una delle coppie più forti e prolifiche della storia del nostro calcio, Paolino Pulici e Ciccio Graziani o meglio i famosi gemelli del gol. Provi a raccontarceli.


“Nella mia carriera ho avuto questa fortuna. E scusatemi se ci tengo a sottolineare che questi due attaccanti non erano da meno di certi nomi di oggi elogiati e osannati dai media tutti i giorni. Erano due amiconi io ero un ragazzino mi spiegavano tutto mi trasmettevano tranquillità oltre al fatto che mi hanno tanto aiutato. Bella squadra quel Toro”.
Greco, primavera 1980: eliminata la Juve in un derby di semifinale di Coppa Italia finita ai calci di rigore, uno dei quali fu realizzato da lei. Quindi finale secca a Roma contro i giallorossi. Però in quell’occasione i rigori….
“Fu una partita molto equilibrata loro erano forti con Conti e Pruzzo. Il trofeo si decise con i tiri dal dischetto. Io sbagliai, così pure Graziani, Pecci e Zaccarelli. Il portiere della Roma Franco Tancredi parò tutto, non fu un caso era fortissimo”.
Dopo due anni al Toro ritorno in centro Italia, un anno nella capitale sponda bianco azzurra, squadra finita in serie B poiché coinvolta nel calcio scommesse. A causa di ciò non potè giocare con un altro tra i bomber più forti della nostra storia Bruno Giordano

“Mi sono allenato con lui. Giordano è fortissimo fisicamente, calciava di destro e sinistro indifferentemente. Non era altissimo eppure era forte anche di testa. Quella Lazio stava lavorando per tornare in serie A, ci vollero tre anni. Però giocai anche con un altro attaccante tra i più completi del nostro calcio”.
Greco, ci vuole rivelare il nome?

“In nazionale Under 21 con Spillo Altobelli. Fisico longilineo, veloce, tecnico e scaltro”.
Ritorno ad Ascoli, nelle Marche lei ha vissuto anni stupendi. Le squadre che giocavano allo stadio Del Duca avevano vita dura…

“Una piazza importante nella mia carriera, ho avuto molte soddisfazioni tra serie A e B. Il pubblico mi voleva bene … mi chiamavano il Maradona del Piceno”.
Pino Greco indossò anche la casacca del Bologna in serie B e dopo un ventennio di carriera decise di attaccare gli scarpini al chiodo.















































































