Le LENR (Low Energy Nuclear Reactions), note in italiano come reazioni nucleari a bassa energia, rappresentano uno dei temi più controversi e affascinanti della ricerca energetica contemporanea. Alla base vi è una promessa straordinaria: la possibilità di ottenere grandi quantità di energia attraverso processi nucleari che avvengono a temperature e pressioni relativamente basse rispetto a quelle richieste dalla fusione nucleare convenzionale.
Noto dalla fine degli anni ’80

Il concetto di LENR è diventato noto alla fine degli anni Ottanta, quando i chimici Martin Fleischmann e Stanley Pons annunciarono di aver osservato un fenomeno anomalo durante esperimenti di elettrolisi con palladio e acqua pesante. Secondo i due ricercatori, nel loro sistema si verificava una produzione di calore superiore a quella spiegabile con normali reazioni chimiche e ipotizzarono che si trattasse di una forma di fusione fredda, ovvero di una reazione nucleare in grado di avvenire a temperatura ambiente.
L’annuncio suscitò immediatamente enorme interesse mediatico e scientifico

Se confermato, il fenomeno avrebbe potuto rivoluzionare il settore energetico mondiale, offrendo una fonte di energia quasi inesauribile, pulita e a basso costo. Tuttavia, numerosi laboratori tentarono di replicare i risultati, quasi sempre senza ottenere le stesse evidenze sperimentali. Nonostante lo scetticismo, la ricerca sulle LENR non si è mai completamente fermata. Negli anni successivi, diversi gruppi indipendenti, università e persino enti governativi hanno continuato a studiare il fenomeno; tuttavia, il problema principale resta la mancanza di un modello teorico universalmente accettato.
LENR e fisica nucleare

Dal punto di vista della fisica nucleare classica, le LENR pongono una sfida importante. Le reazioni nucleari, come la fusione tra nuclei leggeri, richiedono normalmente energie elevate; nelle stelle, per esempio, la fusione avviene grazie a temperature di milioni di gradi e che processi simili possano avvenire in condizioni ordinarie appare estremamente improbabile. Uno degli aspetti più interessanti delle LENR è il loro potenziale impatto sul futuro energetico.
I vantaggi del LENR

In teoria, una tecnologia basata su questo principio potrebbe offrire numerosi vantaggi, soprattutto in termini di emissioni inquinanti, che sarebbero praticamente nulle e la produzione di scorie radioattive potrebbe essere minima rispetto ai tradizionali reattori nucleari a fissione. Questo ha portato alcuni a considerare le LENR come una possibile soluzione ai problemi legati al cambiamento climatico e alla transizione energetica. In un mondo alla ricerca di fonti sostenibili, l’idea di un sistema capace di produrre calore ed elettricità senza emissioni di anidride carbonica è naturalmente molto attraente.
Lo sviluppo di dispositivi basati su LENR

Nel corso degli anni sono emerse diverse aziende e startup che hanno dichiarato di aver sviluppato dispositivi basati su LENR. Alcuni di questi progetti hanno attirato investimenti significativi e grande attenzione mediatica. Tuttavia, molti annunci non sono stati accompagnati da verifiche indipendenti sufficientemente rigorose. Questo ha contribuito a mantenere alta la diffidenza di gran parte della comunità scientifica e industriale.
Un elemento importante riguarda la comunicazione scientifica

La storia delle LENR mostra come il rapporto tra scienza, media e opinione pubblica possa essere complesso. L’entusiasmo iniziale generato dall’idea della fusione fredda fu enorme, ma la successiva ondata di critiche portò quasi a una stigmatizzazione dell’intero settore. Questo ha probabilmente rallentato la ricerca, scoraggiando finanziamenti e collaborazioni accademiche. Oggi, grazie a nuove tecniche di analisi dei materiali, simulazioni computazionali avanzate e strumenti di misura più sofisticati, alcuni ricercatori ritengono che sia possibile riesaminare il fenomeno con maggiore precisione.
Il progetto Prometheus per la caldaia nucleare

Nelle case italiane una caldaia a energia nucleare leggera entro il 2029, con ipotesi di incentivi. Come già detto, le LENR (Low Energy Nuclear Reactions) sono reazioni che avvengono a basse energie, senza necessità di combustibili radioattivi e senza le alte temperature dei reattori tradizionali. Il campo è oggetto di dibattito scientifico da oltre trent’anni e, negli ultimi anni, ha attirato finanziamenti istituzionali in Giappone, negli Stati Uniti e in Europa.
C’è però ancora un grosso “ma“: la comunità scientifica non dispone ancora di un modello condiviso che spieghi come reazioni nucleari possano produrre calore in eccesso senza i segnali tipici previsti dalla fisica standard. Il processo e il dispositivo messo a punto dalla start-up italiana Prometheus non utilizzano materiali fissili radioattivi, non produce scorie a lunga vita e si arresta automaticamente in assenza di alimentazione elettrica — un profilo di sicurezza radicalmente diverso da quello dei reattori convenzionali. La tecnologia è attualmente classificata a livello TRL 4 (validazione solo in laboratorio), con obiettivo TRL 6 (validazione operativa).
Prometheus e LENR

Nell’ottobre 2025 la società austriaca AVL, specializzata in testing e misurazione avanzata, ha certificato per Prometheus ripetibilità, riproducibilità e scalabilità della reazione — il trittico che nel linguaggio ingegneristico segna il confine tra esperimento e tecnologia industrializzabile. Successivamente, è stato formalizzato l’accordo di programma con ENEA. La partnership, che rientra nel quadro della strategia italiana sul nucleare sostenibile, consente a Prometheus di accedere alle strutture e alle competenze dell’agenzia per accelerare il percorso verso la fase preindustriale. A Bruxelles, davanti al Consiglio economico e sociale europeo, Prometheus è stata l’unica impresa privata audita nell’ambito del dibattito sull’autonomia energetica.
Tabella di marcia e applicazioni

Formalmente, le tecnologie Prometheus per la produzione di calore sono già pronte per la fase preindustriale. La tabella di marcia prevede caldaie domestiche entro il 2029 e applicazioni dual-use per la propulsione di mezzi civili e militari entro il 2031. Il modello di business punta alla concessione di licenze ai produttori industriali del settore del riscaldamento e della nautica, seguendo una logica simile all’«Intel Inside» applicata all’energia. Ma la domanda che interessa famiglie e imprese è se e quando la tecnologia LENR potrà essere agevolata in Italia.
Delega al Governo pro LENR
La delega al Governo sul nucleare sostenibile approvata dal Consiglio dei Ministri include esplicitamente le tecnologie nucleari innovative, potenzialmente rilevante anche per le LENR. Se il dispositivo UM raggiungerà la commercializzazione come sistema di riscaldamento per edifici, potrebbe rientrare nell’ambito del Conto Termico in una versione futura, o accedere agli incentivi per la sostituzione degli impianti termici. Oggi, in fase di ricerca e sviluppo, le imprese che collaborano al progetto possono già beneficiare del credito d’imposta per ricerca e sviluppo. Il percorso è lungo ma il quadro normativo si sta finalmente attrezzando per percorrerlo.








































































La Banca d’Italia ha pubblicato uno studio sul ritorno al nucleare (QEF n.947/2025). Leggetelo. Perchè l’informazione che conta molto spesso si perde per strada.
Ecco i fatti.
1. Prezzi in bolletta – quasi nessun effetto
Il prezzo dell’elettricità è fissato dall’impianto più caro tra quelli accesi: il gas. Il nucleare non sarà mai quello. Quindi non abbasserà il prezzo all’ingrosso. Al massimo ridurrà la volatilità per chi fa contratti a lungo termine. Ma il 75-80% della bolletta è già composto da oneri, tasse e componenti regolate. Se il nucleare avrà bisogno di sussidi (e ne avrà), finiranno in bolletta.
2. Dipendenza energetica – ne crei di nuove
Oggi importiamo gas. Domani importeremmo uranio, tecnologia e know-how. Il 43% dell’uranio viene dal Kazakistan (legato alla Russia). Il 38-45% dell’arricchimento è russo. Negli ultimi 25 anni i reattori li hanno costruiti Cina e Russia, non l’Occidente. L’Italia non ha miniere, non ha impianti di arricchimento, non ha esperienza. Cambieremmo solo fornitore.
3. Decarbonizzazione – ok, ma quando?
Qui il nucleare ha senso: emissioni basse, carico di base. Ma il Governo punta sui piccoli reattori modulari (SMR). Su 56 progetti al mondo, solo 3 sono operativi (Cina, Russia) – tutti con anni di ritardo e costi triplicati. Primi prototipi commerciali previsti tra il 2029 e il 2039. Nessuno sa se funzioneranno e a che costo. L’Italia non ha nemmeno un deposito nazionale per le scorie radioattive.
Cosa fare OGGI, da imprenditore
Il nucleare forse servirà un giorno. Non domani, non tra due anni, non tra cinque.
Nel frattempo:
Fotovoltaico (si installa in mesi, costa meno del gas)
Batterie di accumulo (sposti l’energia dove serve, tagli i picchi)
Efficienza sistemica (il miglior kWh è quello che non consumi)
I numeri li conoscete: IRR 20%, payback 3-5 anni, utile cumulativo a 10 anni di centinaia di migliaia di euro. Non è green. È economia.
La Banca d’Italia dice: “approccio cauto, che predisponga e promuova anche strategie alternative”. Le alternative esistono. Sono qui. Chi aspetta il nucleare resterà dipendente dal gas per altri dieci anni e poi dal resto.
Di seguito la pubblicazione
https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2025-0947/QEF_947_25.pdf