Poi è finito tutto come sempre: Sanremo è sempre Sanremo. Brutto o bello, avvincente o noioso, breve o interminabile, gli italiani non rinunciano al Festival di Sanremo. Magari impiegano un po’ più di prima ad affezionarsi e abituarsi alle novità (ammesso che ce ne siano state), fanno finta di spaventare i dati d’ascolto, poi esplodono nel far saltare lo share: 7 o 8 italiani su dieci davanti alla tv a guardare, criticare, commentare Sanremo. E tutte le altre reti, pubbliche e private, ripiegate su vecchi film, talvolta vecchissimi, programmi destinati all’insuccesso annunciato. La Rai, del resto, per una settimana è piegata, anzi chinata, su Sanremo: non c’è trasmissione che non ne parli, che non si colleghi coll’Ariston, che non faccia sfilare ospiti e cantanti. Non c’è nemmeno programma radio che non trasmette parole e canzoni.
Stefano De Martino per il prossimo Sanremo

Per dare certezza sul futuro è già stato annunciato il presentatore dell’edizione 2027: Sergio De Martino, dagli “Affari tuoi” agli affari di tutti. Ci avessero pensato prima lo avrebbero mandato a presentare la serata inaugurale dei Giochi Olimpici di Milano-Cortina. Fare peggio del presentatore ufficiale autonominatosi sarebbe stato difficile.
Rimpiangendo Pippo Baudo

Siamo al clou del nazionalpopolare, che non è una parolaccia e Pippo Baudo lo sapeva tanto bene da diventarne il maestro. Ma Baudo aveva professionalità e cultura, non trascurava un particolare prima di presentarsi al microfono: era, a guardarsi bene attorno, la grande eccezione. Lui e pochi altri. Da qualche tempo in tv, in qualsiasi tipo di programma, non conta quello che si sa, ma chi ti manda. Quel tale diceva di avere le spalle coperte e questo lo autorizzava a tutto.
Torniamo al festival

Non è stato il più bello degli ultimi anni e non ci sono state clamorose sorprese o canzoni destinate a restare, come una volta accadeva a chi vinceva il Festival. Alla fine ha avuto ragione Carlo Conti a mantenere un profilo basso, a non strafare, è stato quasi un burocrate ineccepibile di una macchina mostruosa che dura troppo e sembra non finire mai. Ha dovuto più di una volta far buon viso a cattivo gioco, persino attribuirsi la paternità della chiamata di Pucci dicendo che lo aveva visto in scena e che aveva trovato lo spettacolo adattissimo al pubblico sanremese.
Sanremo e il caso Pucci

Credo che non esista registrazione di uno spettacolo di Pucci trasmissibile in prima serata al grande pubblico di grandi e piccini di mamma Rai. Non che la gente si attenda programmi per educande, ma forse c’è un limite al buon gusto. Conti ha salvato la baracca, non è riuscito a conciliare i tempi dello spettacolo con quelli imposti dall’audience e dalla pubblicità e una volta di troppo il programma si è dilatato superando la mezzanotte e poi l’una e poi quasi le due di una notte troppo lunga per tutti. Forse è il caso di ripensarci anche se l’uomo degli Affari e dei pacchi quanto a ritardi non scherza.
Bocelli a cavallo
Non ha scherzato nemmeno Andrea Bocelli, ospite d’onore, che è entrato all’Ariston su un cavallo bianco e sulle note del “Gladiatore”. Poi si è esibito nel suo “Il mare calmo della sera”, canzone con la quale nel 1994 ha vinto nelle Nuove Proposte. Immancabile “Con te partirò”, naturalmente in sella al cavallo bianco.
I conduttori di Sanremo e l’appello alla pace

I tre conduttori (Carlo Conti-Laura Pausini-Giorgia Cardinaletti la giornalista del Tg1 prestata al festival) hanno aperto con un appello alla pace in un momento di gravissime tensioni: “I bambini hanno diritto di sognare”.
Poi i cantanti
In giacca bianca Sal Da Vinci accolto da un’ovazione: una canzone melodica, più all’italiana è difficile, inno al matrimonio. Patty Pravo non convince con “Opera” , ma il pubblico le tributa l’applauso più alla carriera che alla canzone.
Fa centro Serena Brancale con “Qui con me”, interpretazione da applausi. Si balla al ritmo di “Poesie clandestine” di LDA&Aka7even, sarà un tormentone estivo. J-Ax ironizza sui vizi italiani con “Italia starter pack” presentandosi con un cappellone da petroliere texano.
Sanremo per le mamme e per le mogli

Serata per le mamme in platea: Tommaso Paradiso la saluta dal palco, Seyf va a prenderla e la porta sul palco, poi la bacia commosso tra gli applausi. Come Samurai Jay che recupera la mamma tra il pubblico e l’accompagna sul palco. Serata anche per le mogli: Raf la chiama dal palco, a lei ha dedicato la sua “Ora per sempre”.
Dagli appelli alla pace a chi scatena il pubblico
Malika Ayane invita a volersi bene, Leo Gassmann grida “Abbasso la guerra e le tirannie, viva la pace”. Le Bambole di pezza scatenano il pubblico con la loro “Resta con me”, Renga è professionale ma poco convincente, Chiello conferma la qualità raccontando la fine di un amore. Elettra Lamborghini è poco più che orecchiabile, molto meglio Ermal Meta con “Stella stellina” specie quando dice che è “per tutti i bambini silenziati dalle bombe”. Nayt invece grida “Viva la cultura” sottolineando la quota rap del festival.
La voce di Arisa e Fedez&Masini
Altro tormentone estivo in vista con “Che fastidio” del Ditonellapiaga. E finalmente una grande voce, quella di Arisa, forse la sua canzone non è la più adatta, ma la sua voce è straordinaria. Un assolo mette in evidenza le doti canore di Levante e della sua “Sei tu”, strappano applausi anche Fedez&Masini con “Male necessario” che vincerà il premio come miglior testo e Michele Bravi con “Prima o poi”.
Silenzio per i femminicidi
Sale sul palco Gino Cecchettin, il padre di Giulia.
Poi lo spettacolo continua
Fulminacci (“Stupida fortuna”) colpisce ancora: canzone e cantante sembrano adattissimi a questo festival. Luchè con “Labirinto” porta sul palco sanremese rap e melodia con anima partenopea. Tredici Pietro, il figlio di Gianni Morandi, mostra una grinta che trascina Mara Sattei con “Le cose che non sai di me” mostra di possedere una grande voce, ma la canzone non è all’altezza.
C’è chi Sanremo lo prende scherzosamente
Dargen D’Amico con “Ai Ai” si conferma personaggio: sale scalzo sul palco, poi scende a cantare tra il pubblico in platea. A questo punto la tarda ora penalizza i cantanti: Enrico Nigiotti con “Ogni volta che non so valere” meriterebbe di più da un pubblico che avverte la stanchezza. Così pure Maria Antonietta&Colombre con “La felicità e basta” e , infine, Eddie Brock con la canzone “Avvoltoi”, arriva quando la platea non riesce più nemmeno ad applaudire. Il problema è vecchio di edizioni, ogni volta la Rai promette che taglierà i tempi, ogni volta al contrario li allunga.
La classifica finale di Sanremo

1) Sal Da Vinci (Per sempre si)

2) Sayf (Tu mi piaci tanto)
3) Ditonellapiaga (Che fastidio)
4) Arisa (Magica Favola)
5) Fedez&Masini (Male necessario)
6) Nayt (Prima che)
7) Fulminacci (“Stupida fortuna”)
8) Ermal Meta (“Stella stellina”)
9) Serena Brancale (“Qui con me”)
10) Tommaso Paradiso (I romantici)
11) LDA&Aka7even (Poesie clandestine)
12) Luchè (Labirinto)
13) Bambole di pezza (Resta con me)
14) Levante ( Sei tu)
15) J-Ax (Italia starter pack)
16) Tredici Pietro (Uomo che cade)
17) Samurai Jay (Ossessione)
18) Raf (Ora per sempre)
19) Malika Ayane (Animali notturni)
20) Enrico Nigiotti (Ogni volta che non so volare)
21) Maria Antonietta&Colombre (La felicità e basta)
22) Michele Bravi (Prima o poi)
23) Francesco Renga (Il meglio di me)
24) Patty Pravo (Opera)
25) Chiello (Ti penso sempre)
26) Elettra Lamborghini (Voilà)
27) Dargen D’Amico (Ai Ai)
28) Leo Gassmann (Naturale)
29) Mara Sattei (Le cose che non sai di me)
30) Eddie Brock (Avvoltoi)
















































































