Un nuovo anno che inizia fra tensioni e tragedie dentro e fuori l’Europa. Tuffarsi nello sport e nel calcio di casa nostra è un modo di esorcizzare la negatività del momento. La serie A è al giro di boa con la chiusura del girone d’andata anche se formalmente manca un recupero alle prime 3, ma le posizioni sono ormai consolidate dopo le imprese post-Befana di Hellas Verona e Genoa maramalde sui campi di Napoli e Milan: i due pareggi (con molte recriminazioni) permettono all’Inter di finire in testa. Il campionato 2025/26 è comunque il più equilibrato degli ultimi anni e sembra divertirsi a collezionare sorprese e situazioni paradossali.
I paradossi nerazzurri

Il primo paradosso di questa stagione è la capolista Inter che guida il gruppo pur avendo perso oltre il 20% delle partite e tutti gli scontri diretti: ben 4 gare su 18, tre delle quali appunto contro le rivali più accreditate per il titolo ovvero Milan, Napoli e Juve, la seconda, la terza e la quinta della classifica (poi anche contro la mina vagante Udinese!). Ma l’Inter ne ha anche vinte più di tutte, ovvero 14, e non ha mai pareggiato (come la Roma di Gasp). I nerazzurri affrontano dunque il big match di stasera a San Siro, contro i campioni in carica partenopei, per consolidare la testa, ma ancora non si può certo parlare di fuga. Tante le salite ancora da scalare e un calendario fittissimo di impegni.
Secondo paradosso nerazzurro

Il paradosso n. 2 è che dell’intero gruppo di testa – quindi comprese Roma e Juve – i nerazzurri sono gli unici ad avere il tecnico più giovane e addirittura esordiente: Christian Chivu, 45 anni, prima di questa stagione aveva allenato in A solo 13 partite, a Parma. Per il resto solo le giovanili. Eppure la sua gestione del gruppo, al momento, sembra quella più efficace e anche la campagna acquisti che lui ha approvato (con gli innesti di Akanji, Bonny, Esposito e Susic) sembra finora positiva anche se restano un paio di dubbi e situazioni da risolvere, prima di tutte il ruolo di Frattesi, titolare per l’Italia di Gattuso, ma ai margini del progetto nerazzurro.
Al giro di boa subito Inter vs Napoli

Il calendario si diverte a mettere di fronte Inter e Napoli già alla prima del girone di ritorno, il risultato sarà senz’altro importantissimo per Conte: scivolare a – 7 dai nerazzurri sarebbe un brutto colpo anche per un duro come Antonio che finora ha fatto di necessità virtù rinunciando via via a titolari come Lukaku, De Bruyne, Anguissa, Gilmour e Beukema. Col Verona anche a Neres. E incombono impegni a raffica fra Coppe e Nazionale.
Con il giro di boa potrebbe approfittarne il Milan

Si profila invece una fine inverno molto più tranquilla per il Milan: la squadra di Allegri non avrà né le partite di Champions né quelle di Coppa Italia, ma neppure azzurri impegnati nelle sfide per i playoff mondiali di fine marzo al contrario di Chivu (certi Bastoni, Barella, Dimarco ed Esposito) e di Conte (Di Lorenzo, Politano, Buongiorno e, forse, Spinazzola). Qui sta a mio giudizio il nocciolo della questione scudetto: la frequenza, l’intensità e l’importanza delle partite nei prossimi due mesi.
Allegri terzo paradosso

Max Allegri è il terzo paradosso di questa serie A: è un tecnico navigato ed esperto, sa come gestire ed è il re indiscusso del “corto muso”, ma sta seminando nervosismo fra i suoi come aveva fatto nel finale di gestione di “casa Juve” anche se aveva messo in bacheca una Coppa Italia prima della memorabile scenata all’Olimpico che costrinse Elkann a licenziarlo.
Ma il Milan “allegriano” ha la le garanzie dell’esperienza e della leadership di Modric, Rabiot e Pulisic, ha un Leao nel motore e dovesse far bottino pieno nelle prossime due trasferte – a Firenze e Como – avrebbe poi un calendario più soft delle rivali e soprattutto molto meno intenso. Arriverebbe al derby di ritorno (8 marzo) con la possibilità di fare l’ennesimo sgarro ai cugini e poi vivere di rendita un po’ come fece Pioli 4 anni fa con Giraud-Leao devastanti e la difesa – imperniata su Kjaer-Tomori-Kalulu – che non subì reti nelle ultime 9 partite fino all’apoteosi del 22 maggio con il Sassuolo.
Giro di boa: quarto posto e il paradosso attaccanti

Resta da capire chi sarà la squadra rivelazione o meglio la quarta del gruppo Champions ferme restando le prime tre. Al momento la Juve di Spalletti sembra essere in pole position per il 4. posto specialmente dopo il rientro di Bremer e quando riavrà Vlahovic davanti. Proprio i centravanti sono però il 4. paradosso di stagione: di solito è il primo ruolo a cui si mette mano in sede di costruzione della rosa per far sognare i tifosi.
Invece da qualche anno non è più così: molti – a cominciare dal Milan – devono correre ancora una volta ai ripari in sede di mercato invernale. Se la Roma dovesse assicurarsi sia Raspadori che Zirkzee avrebbe un attacco completo, molto più del Bologna in crisi di risultati e della risalente Atalanta griffata Palladino. Più dubbi suscita l’eventuale rientro dell’ex bomber e talento azzurro Federico Chiesa alla Continassa: il primo a non esserne convinto appare proprio Spalletti.
Fenomeno o paradosso Como?
Rimane da capire – ce lo dirà il girone di ritorno – quanto potrà tenere il Como a questi livelli: la squadra di Cesc Fabregas ha 15 punti più dello scorso anno, è giovane e piena di soluzioni tattiche innovative. Dovesse vincere il recupero col Milan sarebbe al 4. posto come “nuova Atalanta”, ovvero quarto incomodo in una corsa Champions davvero incerta. Unico aspetto poco positivo – ma per i colori azzurri – è la mancanza di talenti italiani nel progetto lariano: in rosa gli spagnoli sono 7 (più l’allenatore), poi 3 tedeschi e 3 francesi, 2 croati e 2 argentini, quindi uno ciacuno da Olanda, Belgio, Brasile, Grecia, Kosovo e Senegal. Gli italiani Dossena, Goldaniga e Cerri sono panchinari utilizzati pochissimo. E, per finire, al momento è infortunato Alvaro Morata che potrà essere un’arma in più in primavera per l’arco di Cesc.
Giro di boa; lotta retrocessione: sprofondo viola
Ultimo paradosso è la situazione della Viola: chi avrebbe mai immaginato la Fiorentina terz’ultima e più che mai invischiata nella lotta retrocessione? Il flop dello strapagato Stefano Pioli ha lasciato il segno, la gestione Vanoli sembra dare qualche segnale di ripresa, ma è senz’altro una squadra non abituata a giocare per salvarsi. Il Pisa sembra inferiore, ma Kean e compagni dovranno lottare per rimontare almeno due fra Verona, Genoa, Lecce, Parma o Cagliari. Fuori portata appaiono, salvo sorprese e crolli primaverili, Cremonese e Sassuolo. Tutte squadre che finiscono comunque dietro la lavagna.
Promossi e bocciati al giro di boa

Il girone di andata promuove quindi 7 squadre (quelle potenzialmente ancora in grado di vincere il titolo), lascia sospeso invece il giudizio per Bologna, Torino, Lazio, e Udinese per ora con un 6 in pagella. Fra i friulani va però citato il redivivo Niccolò Zaniolo: il 26enne talento ex Inter, Roma, Fiorentina, Atalanta e “Gala” sembra aver ritrovato entusiasmo fors’anche in chiave azzurra. Al di là dei gol partecipa attivamente alla fase offensiva e pare aver limitato intemperanze e sbandate: forza ragazzo, Gattuso ha bisogno di te.
L’ultima trovata di Balotelli

Mercato arabo e l’ultima balotellata. Gli mancava giusto l’Arabia, ma fa davvero una grande tristezza vedere il più grande talento inespresso del nostro calcio – Mario Balotelli – scaricato anche dal Genoa (dopo 6 spezzoni di partite, 0 gol e 2 ammonizioni

















































































Concordo con l analisi di Bignotti. Penso però che questo campionato sarà deciso dall’Europa e cioè dalla permanenza o meno delle nostre squadre nelle competizioni europee