A 82 anni suonati, Paolo Costa veneziano di Castello e ora fiorentino per incroci familiari, non si rassegna. Diventa un leone…ma marciano. Quando risuona la sigla magica, quasi olandese di Amsterdam, VOOPS, (ovvero Venice off shore on shore port system), il sistema per rivoluzionare il porto di Venezia, presentato ufficialmente oltre 10 anni fa, si inalbera e riaffiorano tante cose alla memoria. Lui da veneziano doc lo può fare.
Il curriculum di Paolo Costa

Il suo curriculum parla da solo e lo rende tra i protagonisti della storia contemporanea veneziana tra ‘900 e anni Duemila. Riassumiamo: docente di economia a Ca’Foscari, poi rettore dell’importante ateneo. Dal 1996 al 1998, governo Prodi, ministro dei Lavori Pubblici. Sindaco di Venezia dal 2000 al 2005, dove ha lasciato un buon ricordo, europarlamentare fino al 2008 e presidente della commissione trasporti al Parlamento Europeo e per concludere presidente dell’autorità portuale dal 2008 al 2017.
Paolo Costa e il porto off shore

“L’off shore prevedeva una piattaforma in mare aperto a circa 8 chilometri da Malamocco, il futuro annunciava le maxi navi porta-container dopo l’aumento a 24 metri di profondità del Canale di Suez. Si parlava di una spesa di circa 2 miliardi di euro, in parte finanziata dall’Ue. Bisognava superare i limiti di pescaggio in laguna. Ovvero guardare al futuro. Se penso che con il Mose si fissava il pescaggio a 12 metri e finora è stato chiuso 133 volte, limitando e danneggiando il transito a Porto Marghera…
Trieste, Genova e Ravenna contro

“Poi ci sono state resistenze e ostacoli tra Trieste, Genova, perfino Ravenna. Ci fu il decreto legge del 2021, la sentenza è arrivata nel 2026…. per un concorso di idee. Nel frattempo il porto di Genova farà una mega diga foranea, con bando immediato. Noi, 5 anni solo per scegliere un progetto, ma dai! L’Unesco parlava di ricaduta ambientale. Se penso che la conca di navigazione agli Alberoni, per consentire il traffico navale a Porto Marghera, è stata costruita troppo piccola ed è costata 380 milioni! Nel 2017, lo testimonierà poi il primo convegno all’ordine degli ingegneri, dove fu annunciato l’interesse di un potente gruppo finanziario cinese per Venezia, grazie alla storica via della seta. Il ministro Gentiloni, all’epoca, asserì che la via della seta, cara al nostro Marco Polo, passava per Trieste e Genova…” .
Dura da digerire, professor Costa?

“Ora che ricordo, il progetto VOOPS era nato da UniCredit a Monfalcone. Claudio Boniciolli, già presidente di Lloyd Triestino, Adriatica di Navigazione e successivamente dell’autorità portuale, scrisse che l’opera era dannosa per Venezia, ma anche per il Triveneto e l’Italia. Disse, testuale: ‘che il progetto e la sua enormità sono fuori di ogni tipo di logica e regola, anche perché si sta contraendo il mondo dei container…’ Capito?”
Ma disse anche che Trieste e Venezia era due porti complementari?

“Sì, sì, a Trieste fondali e niente spazi, a Venezia grandi spazi e niente fondali! Ora il gigantismo navale è il futuro. I triestini non capiscono che senza Venezia vince…Capodistria!” Ora basta rivedere gli atti del convegno del 2021, con immagini e progetti. L’impressione è che a livello nazionale ed europeo, Venezia sia stata messa da parte.







































































