Un tempo si andava a scuola per imparare a leggere e a scrivere e anche a diventare cittadini forniti e patentati di educazione civica, come si diceva, prima dell’epoca digitale. Oggi, i tempi sono tanto cambiati, si dovrebbe andare a scuola “per “disimparare” a usare ossessivamente il telefonino, ad essere schiavizzati dai video dei computer, all’atteggiamento chiaramente bipolare, come sostiene il sociologo Paolo Crepet, che fa trasformare i nostri adolescenti (ma non solo…) in creature compulsive. Vi basta l’introduzione? Trovo molto interessante il progetto di un docente del Liceo Marco Foscarini di Venezia. Il primo classico italiano, grazie all’occupante francese Napoleone, che all’inizio dell’800, creò nella vecchia Serenissima, la prima scuola laica non legata alla Chiesa. Dunque parliamone. Il prof. Angelo Callipo, vice-preside del Foscarini, 59 anni, docente di latino e greco, sogna che il teatro, ovvero la recitazione, l’uso in pubblico della voce, la comunicazione visiva, diventi materia obbligatoria nelle scuole italiane.
Lui, lo può dire

Nel 2014, arrivato da Napoli a Venezia come docente, con il dirigente scolastico Rocco Fiano (l’inventore del liceo europeo e dell’introduzione della lingua cinese nei licei classici, tanto per capire…) vinse un premio del Ministero della Pubblica Istruzione, assegnato a Roma per le nuove idee didattiche. Titolo: “Teatroèscuola”.
Teatro a scuola

Angelo Callipo, da vesuviano trapiantato a Venezia, inizia subito con una citazione del mitico Giorgio Strehler: ‘Le lingue del teatro italiano sono solo due: il veneziano e il napoletano’. Callipo, approdato in laguna “perché c’era lei” (tradotto: per amore) una quindicina di anni fa, è ora attore e organizzatore della Scuola di Teatro Avogaria Giovanni Poli. Ovvero del mitico fondatore, nel 1949, del Teatro di Ca’ Foscari e della riscoperta e valorizzazione internazionale della commedia dell’arte, o commedia degli Zanni, e del quasi dimenticato Angelo Beolco detto Ruzante, il padovano che nel ‘500 rivoluzionò la commedia, dedicando con la forza del dialetto, le sue opere al mondo contadino e ai poveri.
Cosa ha fatto

Angelo Callipo, ha lavorato per Rai Educational, prodotto sceneggiature e testi per diverse compagnie teatrali, collaborato con attori come Alessandro Haber, Rocco Papaleo, Michele Placido, Isabella Ferrari, Stefania e Amanda Sandrelli, tanto per citarne alcuni.
Ma il teatro può diventare materia obbligatoria nelle scuole? Chiediamo

“È un argomento molto complicato. Inserire la recitazione nelle ore scolastiche la vedo dura. Oggi con l’autonomia prevista nelle scuole, si possono aprire degli spiragli, soprattutto nei licei sperimentali”.
Lei è ottimista

“In Campania, attorno al Vesuvio, si dice: ‘ciò che non è può sempre diventare! Giovanni Poli, inaugurò il teatro universitario di Ca Foscari, addirittura assieme al grande artista Emilio Vedova. Un fatto rivoluzionario all’epoca con il rettore Gino Luzzatto. Il progetto divenne un punto di riferimento per il teatro sperimentale italiano. Poi visto che a Venezia c’era la tradizione goldoniana, prese forma, con il teatro all’Avogaria, la riscoperta della commedia dell’arte, ovvero degli Zanni. Molti studenti cafoscarini girarono nei maggiori teatri europei portando queste novità”.
Lei continua a fare teatro, oltre ad essere vice-preside del Liceo Classico Foscarini

“Proprio in questi giorni al Teatro all’Avogaria di San Sebastiano c’è il mio spettacolo ‘Adda passà ‘a nuttata’ – imprese e ragionevoli dubbi di Sancio Pancia, fido scudiero’. Se oggi ricordiamo Cervantes e Don Chisciotte contro i mulini a vento, è perché è esistito un rovescio della medaglia come il palafreniere Sancio Pancia: generoso, onesto, paziente, anche se analfabeta. Perché per imparare a sognare a volte può volerci la vita tutta intera e l’incontro con la realtà. E l’immaginazione è l’unica vera mappa che possiamo sempre augurarci”.
Professor Callipo, chiediamo al ministro dell’Istruzione e del Merito, docente come lei, Giuseppe Valditara se vuole assistere allo spettacolo. E magari inserire il teatro e la recitazione nelle scuole d’obbligo?

“Magari, noi siamo qua e subito pronti, agli studenti 6 minimo garantito!, come si diceva una volta ai tempi della contestazione studentesca. Il teatro educa alla vita, ovviamente non digitale”.








































































Bellissima intervista che dimostra che un giornalista degno di questa qualifica come Maurizio può passare tranquillamente dalla cronaca cronaca all’intrattenimento alla riflessione sia sul radiotelevisione che su altri mezzi la bravura prescinde dal medium