Una carrellata sui Giochi di Milano-Cortina 2026 che si concludono stasera con la cerimonia in Arena a Verona: sono stati 15 giorni di grandi emozioni con medaglie arrivate fino alle ultime ore anche se in extremis è sfuggito il podio nel medagliere dietro Norvegia, Usa e Olanda. Il bottino di atleti e soprattutto atlete azzurre rimane comunque ottimo. Bilancio positivo anche per l’organizzazione che sfata lo stereotipo dell’inaffidabilità italiana.
Ecco il nostro “Alfabeto a Cinque cerchi” di Milano-Cortina 2026


A come Arianna: ovviamente Fontana, l’intramontabile. Sono sei le Olimpiadi invernali in cui è andata a medaglia totalizzando 14 podi con 3 ori, 6 argenti e 5 bronzi superando, dopo ben 66 anni, il record dello schermitore Mangiarotti (13 podi, ma con la parentesi della guerra che lo ha penalizzato quando era un ventenne ed era già il più forte in pedana). La 35enne valtellinese ha centrato 5 finali e vinto un oro e due argenti. Il quinto posto di venerdì sera nei 1500 – dopo una rovinosa caduta in batteria – non sminuisce il valore della sua impresa. E lei non esclude di essere al via anche fra 4 anni in Francia. Arianna è la seconda atleta più medagliata del mondo dietro alla fondista norvegese Bjoergen.

B come Brignone: la donna copertina di questa Olimpiade con i due ori in SuperG e in Gigante a soli dieci mesi dall’infortunio che le aveva distrutto la gamba sinistra. Federica è stata la grande protagonista a Cortina per i colori azzurri con il Presidente Mattarella in prima fila ad applaudirla. E la carriera della 35enne “Tigre di La Salle” potrebbe anche continuare. Intanto, ha commosso fino alle lacrime la sua tifosa e amica Deborah Compagnoni, vincitrice di 3 ori olimpici in 3 diverse edizioni.
C come Cortina

C come Cortina: la Regina delle Dolomiti ha mostrato al mondo tutta la sua straordinaria bellezza, ma anche i suoi limiti (viabilità in primis). Gli impianti e le piste hanno superato la prova dimostrandosi all’altezza dell’evento, anche la discussa pista di bob – realizzata in meno di un anno – ha convinto tutti. Le presenze turistiche secondo i primi dati sono state soddisfacenti. Dopo 70 anni la Conca d’Ampezzo è tornata sul palcoscenico mondiale: gli effetti dell’investimento si vedranno nei prossimi anni, ma come immagine Cortina esce senz’altro promossa. Il New York Times ora potrebbe evitare di citarla sempre come “small alpine town in northern Italy” (piccola città alpina nel nord dell’Italia).
Continuiamo con l’Alfabeto di Milano-Cortina


D come Donne: le nostre atlete anche stavolta superano i colleghi maschi in modo ancor più netto che a Parigi 2024. Questi Giochi certificano che a livello d’eccellenza lo sport italiano è al femminile come avevamo scritto la scorsa settimana (https://short-url.org/1k8Nk). Gli ultimi sei giorni di gare hanno confermato il trend rosa pur con la doppietta in extremis di Deromedis e Tomasoni nel freestyle. Grazie Ragazze.

E come Economia: l’indotto complessivo stimato da Ifis Banca è di 5,3 miliardi di euro, distribuito tra investimenti in opere infrastrutturali, turismo e impatti sull’occupazione. Gli sponsor hanno garantito 550 milioni. Nel capitolo spese ci sono i 2 miliardi di euro per l’organizzazione (gestita dalla Fondazione Milano-Cortina presieduta dall’onnipresente Giovanni Malagò) e altri 4,5 miliardi per le opere pubbliche: il totale supera i 7 miliardi di euro. Le presenze turistiche con soggiorni di almeno 3 notti sono state circa 2,5 milioni fra Lombardia, Veneto e Trentino.

F come Fair play: fra i tanti esempi di sportività e correttezza – dovrebbe essere la norma al contrario di quanto avviene nel calcio – va ricordato il gesto delle due medaglie d’argento ex aequo del Gigante femminile: le sciatrici svedesi Sara Hector e la norvegese Thea Louise Stjernesund si sono inchinate di fronte all’azzurra Federica Brignone subito dopo la conclusione della gara in un siparietto davvero splendido. Ma in generale il fair play è stato sempre rispettato tranne nell’hockey.
Arriviamo alla G, sempre al femminile

G come Goggia: Sofia non è stata primadonna, ma ha comunque vinto un bronzo in discesa anche se lei si aspettava senz’altro di più. Era stata l’ultima tedofora a Cortina accendendo il braciere olimpico sotto il campanile degli Scoiattoli ed era l’atleta che i social e il marketing proponevano in tutte le salse: era la favorita nel SuperG – dove aveva il miglior tempo a metà gara – ma è saltata per troppa foga. Compirà 34 anni nel novembre prossimo e difficilmente ci sarà ai prossimi Giochi, ma resta un’icona per lo sci alpino italiano. Lo era anche Kristian Ghedina che nella sua Cortina è stato un po’ snobbato, ma per noi “il Broco” resta un mito tanto quanto la Goggia.

H come Hockey: lo sport di squadra per eccellenza ha animato le serate milanesi e porta con sè la novità dell’ultima ora. Milano riavrà una squadra con soci americani che finanzieranno un nuovo team in un impianto a Rho Fiera, sede anche del torneo olimpico. Nelle gare a cinque cerchi si confermano più forti gli americani ( Donald Trump voleva addirittura essere presente alla finale) tallonati dal Canada. Maluccio le squadre azzurre.
I come Infortuni: ultimo in ordine di tempo è stato quello di Tommaso Giacomel nella Mass start di biathlon quando era in testa, ma è quello di Lindsey Vonn nella libera di Cortina a rimanere fra le immagini più forti a livello emotivo di tutta l’edizione 2026 dei Giochi. La sofferenza della 41enne campionessa americana e poi la sua degenza a Treviso sono diventati virali. Anche la sorella Karin Kildow ha contribuito a rendere tutto ancora più social postando un video che rimarca l’avvenenza dei sanitari italiani. Da segnalare anche l’infortunio di Michela Moioli poi andata comunque a medaglia nello snowboard.
Milano-Cortina tra Norvegia e Lollobrigida

K come Klaebo: il trentenne Johannes ha letteralmente trascinato la sua Norvegia con 6 ori in 6 gare. Dopo la skiathlon (10 km tecnica classica+10 libera) ha vinto la sprint individuale in tecnica classica, la 10 km in tecnica libera, la staffetta, la team sprint in tecnica libera e infine pure la 50 km. Già aveva vinto 3 ori a Pyeongchang 2018 e due a Pechino 2022. In Italia si è migliorato più che raddoppiando il suo palmares olimpico e ha cannibalizzato le gare di sci di fondo come Pogacar nel ciclismo! Dominatore assoluto.


L come Lollobrigida: la pattinatrice Francesca è l’altra grande donna da copertina insieme ad Arianna e a Federica peraltro sue coetanee. Lei, romana e poco montanara (soffre il freddo!), ha regalato emozioni e medaglie ai colori azzurri oltre a far conoscere a tutti il suo piccolo Tommaso: una mamma volante e dorata. Curioso il destino di vertice dei Lollobrigida: al suo parente Marco, anche lui pronipote della mitica Gina, in questi stessi giorni è stata affidata la direzione di Raisport al posto del gaffeur Petrecca, l’autore della stravagante telecronaca alla cerimonia d’apertura del 6 febbraio.
Nell’Alfabeto di Milano-Cortina non poteva mancare Milano
M come Milano: il capoluogo lombardo non ha registrato il tutto esaurito negli impianti (solo nel Villaggio Olimpico visti gli oltre 1700 atleti ospiti), ma non ha demeritato per le gare sul ghiaccio e gli eventi mondani. A margine la città si è segnalata per le vendite record di preservativi e – pare – per le richieste di sesso a pagamento. I milanesi hanno vissuto insomma due settimane molto intense che ricorderanno a lungo. Il pattinatore americano Malinin doveva essere il “re di Milano”: la sua caduta e il padre-padrone allenatore restano fra le immagini meno edificanti di questi Giochi.

N come Norvegia: Nazione che primeggia nel medagliere grazie soprattutto allo sci di fondo e alla sestina d’oro dell’imprendibile Klaebo (vedi lettera K). Il trionfo degli atleti scandinavi è frutto della preparazione meticolosa ottimizzata sul campo ovvero nell’accogliente Val di Fiemme, la sede delle gare nordiche, dove la nazionale norvegese è arrivata oltre un mese fa per l’adattamento climatico e per testare impianti e materiali. Il segreto degli atleti – dicono gli esperti – sarebbe l’attività all’aria aperta nonostante il clima non certo mite. Il termine Friluftsliv (vita all’aria aperta) è il mantra degli sportivi “sudditi” di re Harald V: nello sci e pure nel calcio ha effetti molto positivi visti gli ultimi risultati.
O come ori!

O come Ori: le medaglie che determinano la classica finale. E’ appunto la Norvegia ad averne collezionati di più, l’Italia slitta in quarta posizione proprio in extremis a scapito dell’Olanda, ma sale sul podio 30 volte come mai accaduto nei Giochi invernali. E per 10 volte si è cantato l’Inno di Mameli dal gradino più alto in ben 6 diverse discipline: 2 nello sci alpino (Brignone), 3 nel pattinaggio di velocità (2 Lollobrigida, più la staffetta Ghiotto-Malfatti-Giovannini), 2 nello slittino (Voetter-Oberhofer e Rieder-Kainzwaldner), 1 nel Biathlon (la grande Lisa Vittozzi), 1 nella staffetta mista di Short track (Fontana-Betti-Confortola-Nadalini-Sighel) e appunto l’ultimo di sabato nel Freestyle (Deromedis).

P come Paralimpiadi: prenderanno il testimone animando ancora le sedi di gara di Milano, Cortina e del Trentino dal 6 al 15 marzo prossimi. Sono 665 gli atleti iscritti che si cimenteranno in 6 diverse discipline sportive ovvero sci alpino, biathlon, sci di fondo, snowboard, para ice hockey e curling in carrozzina.

Q come Quario: Ninna, la mamma di Federica Brignone, si è stagliata fra tutti per la grande compostezza con cui ha assistito ai due trionfi della figlia: “A me basta che stia bene. Lei era tranquilla, quindi ha sciato come sa fare e per questo ha vinto”. E pronunciate a caldo da un’ex grande atleta e sciatrice queste parole sono ancora più importanti.
Milano-Cortina e i record

R come Record: tanti o forse troppi quelli segnalati dai media sportivi. Quello delle medaglie conquistate dall’Italia, ad esempio, è d’impatto emozionale, ma va “pesato” considerando che le discipline in gara continuano ad aumentare ad ogni edizione dei Giochi. A Lillehammer 1994 erano 61 e a Milano-Cortina sono salite a 115, quasi il doppio. Francamente troppe.

S come Sci: un po’ come l’Atletica per i Giochi estivi è la disciplina principe delle rassegne olimpiche. Oltre a quello Alpino, al Nordico e al Freestyle si è aggiunto il questa edizione anche lo Sci Alpinismo con attrezzature quali le pelle di foca. Della serie: tutto quanto fa spettacolo.
Piccole curiosità tra Trentino e Uomini

T come Trentino: Milano e soprattutto Cortina sono state le sedi ufficiali, ma negli impianti trentini è stato assegnato il 40% delle medaglie. Predazzo ha ospitato le gare di salto con gli sci, Tesero lo sci di fondo e la combinata nordica, mentre Baselga di Piné ha visto l’Ice Rink per il pattinaggio di velocità. Da segnalare poi che nella classifica geografica la Regione – quindi insieme alla provincia di Bolzano – è quella che ha dato più medaglie all’Italia davanti a Lombardia e Veneto. L’ultimo hurrà maschile del 25enne Deromedis è stata ieri la conferma più bella.
U come Uomini: i nostri atleti dopo l’ottimo inizio con lo sci alpino nella libera di Bormio (Franzoni e Paris sul podio) si sono presi la scena con la doppietta in extremis nello ski cross: oro Deromedis e argento Tomasoni (che sul casco aveva l’immagine della fidanzata, l’azzurra dello sci Matilde Lorenzi, morta un anno fa in allenamento). Bene anche i pattinatori e i fondisti Pellegrino e Barp. Peccato per lo sfortunato Giacomel nel biathlon. Per gli azzurri il voto finale è un 7+ che va a far media con il 9 pieno che si meritano le ragazze per un 8 complessivo in una ideale pagella a cinque cerchi.
Milano-Cortina. Chiudiamo in bellezza

V come Verona: la città che oggi, domenica 22, ospiterà la cerimonia di chiusura nello scenario dell’Arena prendendo idealmente il testimone dallo stadio di San Siro che ha ospitato invece la spettacolare apertura. Il testimone passerà quindi all’Alta Savoia e a Nizza che ospiteranno i prossimi Giochi invernali nel 2030.
Z come Zaia: l’ex governatore veneto onnipresente e sorridente. Queste Olimpiadi sono una sua grande vittoria, più ancora dell’omologo lombardo Attilio Fontana. Si era impegnato nel percorso di candidatura culminato con l’assegnazione decisa dal CIO il 24 giugno 2019 e lo stesso CIO ha riconosciuto il successo organizzativo. Sei anni di lavori (rallentati dalla pandemia) e anche di polemiche, ma alla fine il risultato è soddisfacente. Lui gongola e addirittura raddoppia e rilancia candidando Venezia per le Olimpiadi estive in coppia con Roma. I sogni son desideri…

















































































Concordo su tutto. Aggiungerei alla lettera İ l’argomento İMPOSTAZİONE. Giochi diffusi su un ampio territorio, è stata questa la sfida maggiore, vinta alla grande. Certo, durante i 15 giorni di competizioni si creano problemi logistici. Ma quale è l’eredità?
1) non di sventrano territori con una bolla edilizia destinata al declino 2) non di droga il territorio con immissioni di visitatori in massa 3) i benefici si distribuiscono su un territorio più ampio, tenendo conto anche della peculiarità e delicatezza dell’ambiente montano 4) nel lungo periodo gli impianti sportivi possono diventare centro di attrazione per i praticanti della disciplina, creando un volano economico per lx amministrazioni locali. 5) gli aspetti “negativi” di una presenza elevata di visitatori molto concentrata nel tempo vengono evitati e quindi sono riassorbibili con maggiore facilità dalle realtà locali.
Queste olimpiadi hanno aperto una strada nuova e promettente.