Per un veneziano abituato all’overtourism di Rialto, Murano, Burano e isole, l’effetto del turismo di massa in Egitto potrebbe avere un impatto minore. Invece un viaggio di alcuni giorni tra Il Cairo, Luxor e dintorni è stato shoccante.
Da Rialto al Cairo

Assistere alla visita del mercato di Rialto, pardon souk (o suk) del Cairo, ovvero Khan el Khalili, proposto dalle guide, è stato stupefacente. Rialto in confronto è un piccolo esempio rionale, dove turisti mescolati a residenti fotografano il pesce, ovviamente senza comprare nulla. A Rialto come al Cairo, purtroppo, i turisti superano gli acquirenti. Sporcizia e immondizie dappertutto, con oggetti turistici e paccottiglia mescolati ad agnelli macellati e galline vive in vendita.
Overtourism egiziano

L’Egitto conta ora su circa trenta milioni di turisti all’anno, e dopo l’agricoltura, sta diventando la prima economia del paese. Paese? Di più. Nel 1945 l’Egitto contava 20 milioni di abitanti, nel 1975, circa 30, e ora sono semplicemente oltre 110 milioni, con tanti giovani, tutti assiepati attorno al Nilo. Il Cairo raggiunge 25 milioni di residenti, Alessandria d’Egitto, seconda, circa 10 milioni.
Nilo e Canal Grande

L’impressione più evidente, pensando al traffico e al moto ondoso del Canal Grande, è assistere alle mini-crociere del Nilo, con la presenza di centinaia di navi ormeggiate e assiepate alle rive dei centri archeologici. Un ingorgo continuo. In fondo in Veneto, prima regione turistica d’Italia, abbiamo 80 milioni di turisti, solo a Venezia superiamo i 30.
Il momento dell’overtourism museale

Il momento più esaltante in Egitto, è stato l’ingresso al GME, grande museo egizio, inaugurato l’anno scorso, con oltre 100 mila reperti dell’antichità faraonica, è un museo (magnifico) di otto ettari. Non basta un mese per vedere tutto. La guida ci avverte subito: per evitare il traffico e le code bisogna svegliarsi alle 4 del mattino (sì, avete capito bene). Alle sette c’era già la coda di giapponesi, coreani, cinesi, americani, europei. Impressionante.
Se l’overtourism porta solo confusione


Il parcheggio dei pullman era un immenso parcheggio con migliaia di mezzi in sosta, ma ordinato. Per capire il nostro punto di raccolta c’era un enorme numero identificativo nel parabrezza. La coda al tempio di Horus, a Edfu, dove ci sono bassorilievi e altorilievi dei faraoni, ancora colorati nonostante i 30 secoli di vita, la coda era imbarazzante. Serviva un semaforo, con le guide ad avvertirci a non sbagliare i gruppi. Mescolarci con decine di asiatici poteva essere divertente, un po’ meno con gli europei. In quale albergo andavi a finire?
Davanti alla diga

Ad Assuan, per vedere la grande diga e il lago Nasser, nulla di archeologico per carità, la coda era uguale. A Menphis, patrimonio Unesco dal 1979, nella passeggiata tra le sfingi, ti pareva di essere alle Mercerie di San Marco all’ora di punta. A Luxor, l’antica Tebe, a Larnak, nella Valle dei Re e nella Valle delle Regine, bisognava mettersi in coda per una foto ricordo decente. Ma è così tutto l’anno? Chiedo alla guida. Sì, mi risponde, se vuole meno assembramento deve venire a luglio o agosto, con oltre 40 gradi all’ombra.
Overtourim egiziano? Copiate il ticket



Poi le visite a pagamento. Andiamo al museo del papiro? Dice la guida. Sì prego. Era un supermercato con tanto di percentuali per le guide turistiche. In confronto per i vetri di Murano, era una bazzecola. Un consiglio spassionato al governo egiziano? Mettete il ticket.







































































