Venezia modello di resilienza climatica esportabile a livello internazionale, grazie anche al MOSE e al sistema adottato che integra infrastrutture innovative e soluzioni basate sulla natura.
Il modello adottato da Venezia – città che fa parte del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO ed è riconosciuta Resilience Hub nell’ambito della rete globale “Making Cities Resilient 2030 (MCR2030)” promossa da UNDRR (Ufficio delle Nazioni Unite per la Riduzione del Rischio di Disastri) – sarà al centro di un evento dedicato al tema all’interno della quinta edizione di Duezerocinquezero, Forum nazionale sull’energia e sulla sostenibilità di Padova.
“Resilienza urbana ai cambiamenti climatici: il caso di Venezia” è il titolo dell’incontro – organizzato da Venice Sustainability Foundation (VSF), in programma il 22 aprile (dalle 13,15 alle 15,00) al Centro Culturale Altinate / San Gaetano di Padova.
Oliva (VSF): “il modello Venezia, sinergia tra istituzioni ed enti di ricerca per strategie e risposte efficaci alle sfide climatiche”

“Il modello Venezia, grazie al sistema MOSE, all’attenzione al dato, alle analisi continue di enti di ricerca a livello locale e internazionale, riesce a dare risposte coerenti con l’aumento dei rischi climatici e a sviluppare strategie favorevoli a processi di decarbonizzazione e di trasformazione della mobilità in chiave sostenibile – racconta Silvia Oliva, coordinatrice dei progetti di ricerca di VSF. – Si tratta di un modello, che riunisce diversi enti istituzionali e organismi tecnici e scientifici, e a partire da investimenti e progetti infrastrutturali per la salvaguardia, coniugando ricerca e dati, offre la possibilità di sviluppare efficaci strategie di sostenibilità con un approccio integrato.”
Campostrini (Corila): “la salvaguardia è sfida continua, il Mose ci permette di valutare anche le migliori soluzioni future”

“Il MOSE si inserisce nella storia millenaria della resilienza di Venezia ed è dunque parte di una lunga relazione società-ambiente in un luogo peculiare, già di per sé poco adatto ad ospitare una città – evidenzia Pierpaolo Campostrini, direttore generale Corila. – Grazie al MOSE, la storia di Venezia continua: la città è comunque salva dall’ingiuria degli allagamenti subiti negli ultimi 50 anni, ma non c’è una formulazione definitiva, poiché i requisiti sottostanti la soluzione sono in continuo cambiamento.
Ciò che chiamiamo “salvaguardia” è la risposta alla domanda vitale di persistenza di una città, del suo patrimonio culturale e del suo contributo alla società odierna. Oggi il MOSE è una soluzione efficace che ci permette inoltre di interrogarci, fuori da ogni necessità emergenziale, sui possibili scenari futuri, quando il livello del mare sarà 60-70 cm più alto rispetto ad ora, rendendo necessario abbandonare l’attuale paradigma di difesa mobile esteso all’intero specchio lagunare.”
Spinoni (CMCC Foundation): “nella seconda metà del 21esimo secolo i modelli indicano maggiori rischi climatici: precipitazioni sempre più intense, ondate di calore più severe e siccità prolungate”

Gli scenari per i prossimi decenni mostrano che gli effetti dei cambiamenti climatici a Venezia, già tangibili negli ultimi decenni, potranno causare impatti ancor più rilevanti nella seconda metà del 21esimo secolo. Venezia è sottoposta ad un rischio complessivo più elevato rispetto ad altre città costiere italiane, poiché il fenomeno della subsidenza si combina con l’innalzamento del livello del mare ed episodi di alta marea.
Saranno dunque necessarie lungimiranti strategie di adattamento per salvaguardare, in particolare, il patrimonio artistico – afferma Jonathan Spinoni, Ricercatore CMCC Foundation – Centro Euro Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici. L’elevata esposizione ed eccezionale vulnerabilità dei contesti urbano e lagunare richiedono analisi e servizi climatici territorializzati, capaci di supportare pianificazione ed attuazione di misure di adattamento a scala locale.”
Assessore De Martin (Comune di Venezia): “decarbonizzazione e mobilità sostenibile, in arrivo a maggio 90 nuovi bus alimentati a idrogeno”


La sfida climatica richiede l’implementazione di molteplici strategie e tutela dell’ambiente. “Venezia ha già raggiunto l’obiettivo Kyoto con 4 anni di anticipo il 31 dicembre 2016 e al 2030 è prevista una riduzione del 72% delle emissioni di CO2, per arrivare poi nel 2050 alla decarbonizzazione completa – sottolinea Massimiliano De Martin, assessore all’ambiente del Comune di Venezia. – Di recente abbiamo approvato ilPiano d’azione per l’energia sostenibile e il clima (PAESC), che indica strategie e interventi per lariduzione della CO2 nel periodo 2030-2050 e all’interno del quale sono previste 33 azioni di mitigazione e 46 di adattamento per aumentare la resilienza al cambiamento climatico.
È cruciale l’investimento sulle energie rinnovabili e la mobilità sostenibile. – Agiugno entrerà in funzionel’impianto per la produzione di idrogeno che servirà adalimentare 90 nuovi autobus (in arrivo a maggio), che si aggiungeranno ai 4 già in servizio. In aggiunta all’elettrificazione del parco bus, già realizzata per i mezzi in servizio nelle isole di Lido e Pellestrina, si punta, entro il 2032, a rendere ibridi o a energia rinnovabile anche i mezzi della flotta di navigazione. Notevole, inoltre, l’aumento del bilancio arboreo: sono oltre 40 mila le nuove piantumazioni già effettuate dall’Amministrazione.”
Papa (Comune di Venezia): “strategica la gestione dei dati (meteo, marini, ambientali ecc) operata dalla smart control room”

In un contesto di sfide continue, che intrecciano mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici in corso, la raccolta di tutti i dati utili diventa strategica.
“Il dato non è di per sé conoscenza, questo è un assunto fondamentale per chi analizza dati osservativi, specialmente in campo meteo-marino –illustra Alvise Papa, dirigente Smart Control Room del Comune di Venezia.- Ci sono tanti fattori che intervengono e che possono caratterizzare una misura specifica in un luogo specifico. La soluzione che spesso si vuole adottare è allora quella di aumentare a dismisura i punti osservativi, arrivando anche a fenomeni di infodemia. Ogni informazione deve essere validata, elaborata, ragionata.
La Smart Control Room di Venezia ha quindi lo scopo di selezionare le informazioni utili e di pre-elaborarle per fornire al decisore gli elementi necessari per agire o per richiedere a enti di alta specializzazione approfondimenti specifici. Per quanto riguarda idati meteo-marini, questo lavoro viene svolto da circa 45 anni dal Centro Maree, infatti per prevedere il futuro, anche prossimo, bisogna conoscere bene il passato. La SCR, inoltre, proprio per la sua capacità di convogliare informazioni e dati, ha anche la funzione di Centro Operativo Comunale di Protezione Civile. ”
Menegazzo (Porto di Venezia): “necessario un equilibrio tra funzionalità della navigazione e tutela della laguna”

Nel contesto delle trasformazioni indotte dal cambiamento climatico, il Porto di Venezia è destinato a convivere in modo sempre più stretto con il sistema MOSE, la cui attivazione diventerà progressivamente più frequente a causa dell’innalzamento del livello medio del mare. “Attualmente le chiusure del MOSE sono limitate nel tempo e compatibili con la continuità delle attività portuali -specifica Paolo Menegazzo, responsabile Area Pianificazione Strategica Trasportistica Autorità Portuale di Venezia. –
La sfida principale è garantire che, nei periodi di apertura, i canali di accesso siano pienamente navigabili in ogni condizione meteomarina e di visibilità; è quindi fondamentale l’adeguamento dei canali di accesso, attraverso un approccio integrato che combini soluzioni gestionali – come l’impiego di tecnologie avanzate per la localizzazione e il supporto alle manovre – e interventi infrastrutturali mirati. Stiamo già sviluppando un progetto che coniuga funzionalità di navigazione e tutela della laguna: non un semplice dragaggio, ma un intervento che include anche la ricostruzione di morfologie lagunari, come le barene, per mitigare gli effetti erosivi e favorire la creazione di nuovi habitat.”
Andreoli (Thetis): “dalle esperienze internazionali un approccio sistemico per la pluralità dei rischi climatico

Venezia rappresenta un caso peculiare: il sistema MOSE costituisce un’infrastruttura unica a livello internazionale per la gestione del rischio delle acque alte e degli eventi mareali estremi, ma occorre affiancare, a questa capacità di difesa, un approccio più ampio e sistemico per rispondere a una pluralità di rischi climatici. “È interessante guardare anche ad esperienze internazionali di resilienza urbana, da cui emerge come città diverse, non solo costiere, si stiano confrontando con rischi climatici molteplici, dalla scarsità idrica alle ondate di calore – conclude Elisa Andreoli, Responsabile Unità Studi e Progetti Ambiente e Territorio di Thetis -. Come Berlino, Amburgo e Barcellona mostrano, la resilienza si costruisce attraverso soluzioni basate sulla natura, la pianificazione adattiva e l’integrazione tra politiche urbane, infrastrutture e comunità. La complessità dei cambiamenti climatici in corso evidenzia la necessità di adottare soluzioni innovative che alcune tra le città più importanti del mondo stanno già mettendo in campo.”
Dal 21 al 23 aprile a Padova Duezerocinquezero, il forum nazionale su energia e sostenibilità

Gli scenari presenti e futuri richiedono dunque scelte capaci di indirizzare e accelerare la transizione energetica ed ecologica, in un contesto geopolitico, tra l’altro, sempre più instabile e complesso. Questi sono i temi che saranno al centro del confronto della quinta edizione di Duezerocinquezero, il Forum nazionale sull’energia e sulla sostenibilità, di cui VSF è co-organizzatrice, e che il 21, 22 e 23 aprile riunirà al Centro Culturale Altinate / San Gaetano di Padova un centinaio di relatori esperti provenienti da tutta Italia.
Patrocinata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dalla Regione del Veneto, da Rai Veneto, dal Comune di Padova, dall’Università degli Studi di Padova e da AssoESCo, l’iniziativa è organizzata dall’Associazione culturale Duezerocinquezero e realizzata con il sostegno, tra gli altri, di HSE – Hera Servizi Energia (Gruppo Hera) e Harley&Dikkinson.







































































