“80 anni di agricoltura veneziana che cresce, resiste, si rinnova: una storia fatta di persone, scelte coraggiose, lavoro quotidiano nei campi. E poi ci sono le nuove sfide che riguardano l’applicazione delle sempre più rigide normative europee a fronte di un mercato globale sempre più competitivo e che risente oggi delle ripercussioni pesantissime delle guerre in atto”, Stefano Tromboni, presidente di Confagricoltura Venezia, ha salutato così la platea gremitissima di imprenditori associati riuniti il 20 marzo scorso, al centro Cardinal Urbani di Zelarino, per celebrare gli 80 anni dell’associazione nella nostra provincia.
Dal 1951 al 2020, perse 20mila aziende (negli ultimi 20 anni flessione del 43%) ma raddoppiano produzione e valore aggiunto

Nella provincia di Venezia, grave la perdita di aziende: dal 1951 al 2020, si è passati da 34.666 a 10.097, con una flessione che dal 2005 al 2025 è del 43%. A fronte di questo fenomeno negativo però dati confortanti: dal 1951 al 2020 sono più che raddoppiate superficie media delle imprese, produzione e valore aggiunto.
Dimezzate le stalle negli ultimi 10 anni, crisi delle bietole e dei seminativi; successo delle uve bianche (glera e pinot grigio)

In un decennio (dal 2010 al 2020) il numero di stalle in provincia di Venezia si è dimezzato e gli allevamenti rimasti hanno mantenuto inalterato il numero di capi allevati: segno del notevole livello di investimenti sostenuti dalle aziende rimaste che si trovano oggi, però, ad affrontare una crisi dei prezzi assolutamente grave. Tra i settori in maggiore difficoltà: i produttori di cereali e delle grandi commodities (mais, grano tenero, soia), nonché di colture industriali come la barbabietola da zucchero.
Continua invece a dare particolari soddisfazioni il settore viticolo (Venezia è al terzo posto in Veneto, dopo Treviso e Verona) che fa riferimento alle uve a bacca bianca (Glera e Pinot Grigio in testa), mentre stentano quelle a bacca nera.
Confagricoltura Venezia; 1500 associati (età media 60 anni), 450 donne; un fatturato di 120 milioni di euro all’anno

Chi sono i soci di Confagricoltura Venezia? L’associazione conta quasi 1500 associati in un territorio variegato sia per caratteristiche geografiche che per tipologia di attività svolte e caratteristiche delle aziende. L’età media si aggira sui 60 anni, un dato che segue un trend consolidato a livello nazionale ed è uno degli aspetti che caratterizza il comparto agricolo che continua ad avere un basso ricambio generazionale, anche in relazione a tutte le problematiche sia economiche che strutturali apparse negli ultimi anni.
Oggi l’associazione nel veneziano conta 450 donne associate e un’ottantina di giovani (under 40). Il volume di affari delle aziende associate a Confagricoltura Venezia si aggira attorno ai 120 milioni di euro.
Giansanti (presidente nazionale): “preoccupano aumento dei prezzi del carburante e dei prodotti agricoli”

“Oggi le sfide sono sempre più impegnative e l’unica risposta è proprio l’associazionismo per poterle analizzare, condividere ed affrontare insieme”. E’ questa l’opinione di Massimiliano Giansanti, presidente nazionale di Confagricoltura, che ha parteicpato all’evento a Mestre, per celebrare la festa. “Dal 2019 ad oggi è successo l’impensabile e lo dimostra anche la nuova guerra che avrà ripercussioni gravi per l’aumento dei prezzi dell’energia e dei prodotti agricoli a fronte di un mercato globale che non tiene conto delle difficoltà delle imprese locali – ha detto Giansanti. – Essere uniti allora è l’unica possibilità che abbiamo per superare gli ostacoli puntando sempre più all’innovazione, anche per quanto riguarda le tecnologie di evoluzione assistita (TEA), di cui siamo paladini”.
Bond (assessore regionale): “saremo sempre dalla parte degli agricoltori”

Grande preoccupazione per la guerra tra Usa, Israele e Iran è stata espressa anche dall’assessore regionale all’Agricoltura Dario Bond, presente insieme a Federico Caner, direttore di Veneto Agricoltura e alla consigliera Rosanna Conte. “Sono fortemente preoccupato per le conseguenze della guerra che porteranno a un pesante rincaro dei carburanti – ha affermato Bond – ma a questa si aggiungono anche le problematiche che riguardano l’applicazione delle direttive europee, in particolare la Nature Restoration Law” e alcune circolari AGEA, che non tengono conto delle reali necessità degli agricoltori. Su questo posso assicurare che ci sarà il massimo impegno della Regione che si pone dalla parte degli imprenditori”.
Confagricoltura Venezia: fondamentale lo sviluppo di tecniche di evoluzione assistita (TEA) contro nuove malattie e parassiti

“Tra le nuove sfide, Confagricoltura Venezia cerca di evidenziare le questioni correlate innanzitutto alla necessità di sostenere ricerca e innovazione, in particolare per lo sviluppo di Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA) che portino alla selezione di piante resistenti alle fitopatie – ha commentato Emanuele Boetto, direttore di Confagricoltura Venezia.- Si tratta di ottenere la possibilità di utilizzo di molecole per contrastare le nuove patologie delle colture e le malattie da parassiti derivantiprevalentemente dal cambiamento climatico.”
Difficoltà di reperimento manodopera, regole più chiare nei mercati e necessità di adattare le direttive ue alle imprese agricole

“Le questioni sul tappeto sono molteplici a partire dalla difficoltà di reperimento della manodopera, anche stagionale, per le operazioni in campo, che attualmente è uno dei problemi più sentiti dagli agricoltori – ha concluso il presidente Tromboni. – A ciò si aggiunge la necessità di definire regole chiare e uguali nei mercati (MERCOSUR), attenuando normative sempre più complesse dettate da una visione estremista della tutela dell’ambiente come quella del Green Deal. Si tratta di sensibilizzare il settore agricolo alle nuove norme all’interno della riforma della politica agricola comunitaria. Per gli agricoltori molti sono anche i vincoli ambientali che limitano l’attività quali il divieto utilizzo urea nel bacino padano dal 2028.”
Tra gli obiettivi anche favorire il ricambio generazionale e sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica al grave problema della fauna selvatica, vettore di molte delle malattie negli allevamenti.







































































