A volte siamo un paese strano. Se a Venezia pronunciate il nome di Pietro Querini, vi risponderanno: boh? Pietro Querini chi? Se andate oltre il circolo polare artico, per la precisione alle isole Lofoten, in Norvegia, a 2800 chilometri dalla Laguna, vi risponderanno subito: Pietro Querini? Sì certo! È il capitano veneziano naufragato nell’isoletta di Röst nel 1432 e che ci ha fatto diventare famosi per il baccalà!
Querini e lo stoccafisso

Quasi 10 anni fa i circa 300 abitanti dell’isola norvegese, hanno istituito il Parco letterario Pietro Querini, la Querinifest e l’opera lirica Querini, nel corso dello scambio culturale e diplomatico tra lo stoccafisso, principale fonte economica delle isolette e la tradizione veneta, rappresentata dall’Accademia vicentina del baccalà di Sandrigo. Attuale presidente Tiziana Agostini, ricercatrice ed ex assessore alla Cultura del comune di Venezia.
A Röst c’è un monumento che ricorda l’arrivo del patrizio veneziano con i suoi dieci superstiti, naufragati, dopo aver tentato di portare 800 botti di vino Malvasia, da Candia, per venderli, con altre spezie preziose, ai ricchi mercanti di Bruges e di Londra. Partiti in 68 marinai, affrontato l’oceano, dopo lo Stretto di Gibilterra, 57 morirono annegati o di stenti. Nel 1932, a cinque secoli esatti dal naufragio, l’ambasciatore italiano Alberto de Marzanich, fece erigere un monumento a ricordo di Pietro Querini.
A Venezia manco una calle intestata

Il Comitato Rialto Novo, presieduto da Gabriella Giaretta, lo ha voluto ricordare alla Pescheria di Rialto, che si affaccia proprio a fianco di un palazzo Querini, per promuovere due progetti: la creazione di una stele per ricordare il veneziano che quasi 6 secoli fa fece conoscere al doge e ai veneziani, i vantaggi e la bontà delle baccalà. Secondo la leggenda, scritta e documentata nel libro della Marsilio del 2008 “Alla larga da Venezia” di Franco Giliberto e Giuliano Piovan, Pietro Querini, venne accolto dai poveri pescatori norvegesi di Röst e nutrito proprio con lo stoccafisso, cibo che non mancava certo nell’isoletta. Dopo 4 mesi di permanenza alle Lofoten, documentati dai manoscritti dei sopravvissuti, Nicolò de Michieli, veneziano, e da Cristoforo Fioravante, scribano fiorentino, custoditi in Vaticano e all’archivio di Stato di Venezia (oltre al diario in dialetto veneziano di Pietro Querini) rappresentano gli unici documenti scritti medioevali della storia norvegese, all’epoca una specie di colonia germanica e poi danese. Questi manoscritti in Italia passarono attraverso la censura cattolica, purché testimoniavano cose imbarazzanti. Come l’abitudine igienica, una volta alla settimana, il sabato, prima della messa domenicale, di uomini e donne nudi che facevano la sauna assieme, senza inibizioni. Non c’era malizia e nemmeno il peccato di libidine alle Lofoten. Dirò di più, ancora oggi i pochi abitanti di Röst sono orgogliosi di esibire occhi scuri e capelli neri latini di molti suoi abitanti. Insomma i superstiti veneziani avevano lasciato un buon segno…
La tradizione

Secondo la tradizione storica, dopo un anno di assenza dalla sua città e per giustificare il naufragio e la perdita del corposo capitale, attraversata a piedi e a cavallo tutta la Germania, esibì al doge Francesco Foscari, il baccalà essiccato, come cibo ultraleggero e strategico, adatto ai soldati serenissimi in guerra. Bastava immergerlo un giorno nell’acqua salata e non si moriva di fame. Vitamine e proteine erano assicurate. Ne sapeva qualcosa l’equipaggio degli undici dispersi miracolosamente sopravvissuti alle Lofoten.
Eccoci dunque ai nostri giorni con l’omaggio a Querini

L’Accademia dei baccalà di Sandrigo è sorta proprio perché questo cibo, fin dal medioevo, ha fatto la fortuna dei veneti poveri, ed evitata la fame assieme alla polenta. Non a caso uno dei piatti più conosciuti è il baccalà alla vicentina, oggi per la prima volta presieduto da una donna, Tiziana Agostini.








































































mi permetto di segnalare la storia da me scritta di Pietro Querini, del naufragio e dell’introduzione del bacalà (con una C sola) nella Serenissima:
Quando a Venezia fu inventato il “bacalà” – https://www.ilsignoredinotte.it/baccala.html
compendio al libro Il Signore di Notte, un giallo nella Venezia del 1605
Cordialmente