E’ considerata non a caso una delle “patrie” del Prosecco ovvero le bollicine di casa nostra. I numeri dei fatturati delle aziende produttrici con export da record sono una chiara testimonianza. E’ diventata da circa un decennio la “capitale” del volley femminile con, guarda caso, la Prosecco Doc Imoco Volley Conegliano che ha letteralmente “cannibalizzato” la pallavolo, conquistando trofei in ogni parte del mondo. Questa l’attualità. Ma tornando indietro di quarantacinque anni questa splendida cittadina che comprende molti tesori artistici, circondata dalle verdi colline della Marca Trevigiana, aveva una sua “cantera”. La squadra che militava in serie C2 guidata nell’ordine dai mister Soldan, Ferrari e Fongaro nel giro di breve tempo sfornò cinque ragazzotti che approdarono alla massima serie. Parliamo di Loris Pradella, Manuel Gerolin, Marco Billia, Mauro Boccafresca e Giorgio Papais capitanati dal “Baffo” Luciano Savian all’epoca lo “zio” di quei giovani che era verso fine carriera avendo già praticato la serie B.
Pradella si ricorda quegli anni

Anni di vacche grasse per la società coneglianese. E quegli anni se li ricorda bene Loris Pradella, classe 1960, di Polcenigo in Friuli comune situato a pochi chilometri dal confine con la Marca Trevigiana. Centravanti vecchia maniera, un’altezza che supera i 180 cm, fisico possente e bravissimo a proteggere la palla.
Udine non è poi così lontana e Loris a vent’anni si trova in serie A con la maglia bianconera. Dopo un anno lo mandano a farsi le ossa in serie C a Monza dove contribuirà subito alla conquista della B con i brianzoli. Quindi ritorno nella sua terra friulana, sempre Udine, dove nel frattempo è arrivato dal Brasile il Galinho o meglio Zico. Ma complice un infortunio in quel momento la sua carriera fu caratterizzata da qualche ostacolo. A spiegarcelo è lo stesso bomber friulano

“Ebbi un problema di pubalgia era l’anno che dovevo esplodere e sono dovuto ripartire di nuovo dalla B con il Padova”.
Dopo un anno nella Città del Santo ad attenderlo c’è una nobile decaduta sempre nella serie cadetta: il Bologna che vuole tornare nella massima serie. Che triennio è stato per lei?

“Stupendo. Campionato 1987-88 centrammo la serie A. Dei 62 gol realizzati la metà portano la firma del sottoscritto (che non tirava i calci di rigore, ndr!) e di Lorenzo Marronaro, eravamo una coppia d’attacco che si trovava a perfezione e assieme abbiamo realizzato caterve di gol”.
Come mai c’era questo feeling con Marronaro ancora oggi un idolo della tifoseria bolognese?
“Mi trovavo bene con lui. Io ero il centravanti boa, bravo nelle sponde, lui veloce sugli spazi ed in grado di attaccare la profondità. Caratteristiche opposte dalle mie, tanto che nel campionato che ci porta in serie A, Lorenzo sarà in capocannoniere con 21 centri”.
Si torna nella massima serie. Destinazione Genova, sponda sampdoriana. La squadra dell’allora presidente Paolo Mantovani ha già iniziato un ciclo con due trofei in bacheca.
Campionato 1988-89 quella Samp arriva in finale della Coppa delle Coppe contro il Barcellona e conquisterà la Coppa Italia contro il Napoli di Maradona e Careca. Che ricordi ha?
“Ai quarti di finale Coppa delle Coppe giocai a Cremona contro la Dinamo Bucarest. Poi fui titolare nella semifinale di ritorno con i belgi del Malines al posto di Vialli. Nella finale contro il Barcellona eravamo malandati, Luca non stava bene…tutto girò storto e vinsero i catalani”
A proposito della semifinale contro la squadra belga cosa ci vuole raccontare?
“Premetto che all’andata avevamo perso per 2-1. Nella gara di ritorno sarebbe mancato Vialli perché squalificato. Tre giorni prima di affrontare il Mechelen in campionato si va a Roma stadio Olimpico e subiamo una sconfitta, fui sostituito ad un quarto d’ora dalla fine. Il presidente Mantovani dice che giocherò io titolare. Si torna a casa. Al mattino allenamento, l’allenatore è Vujadin Bosckov che mi chiama: “Pradella venga lo mio spogliatoio”. Ho pensato che non mi farà giocare al mercoledì ed ero pronto al colpo. Sorpresa: “tu giochi e vinciamo se fai un metro più di Roma”. Lui aveva capito tutto, allo stadio Olimpico mi ero risparmiato.
Però lei in quella edizione della Coppa Italia collezionò ben nove presenze, lasciando il segno.

“Doppia finale contro il Napoli, la partita allo stadio Zini di Cremona resta da incorniciare. Pensavamo di non farcela dopo la sconfitta di misura allo stadio San Paolo. Al ritorno li abbiamo asfaltati 4 a 0. i nostri avversari avevano Maradona e Careca….sono stato chiaro?”.
Lei fu la prima scelta di una delle coppie d’attacco più prolifiche e forti della storia del nostro calcio Gianluca Vialli e Roberto Mancini. Ce li può descrivere?

“Caratterialmente diversi, parliamo di due gran campioni. Vialli molto più potente fisicamente, Mancio più tecnico. Avevano grandi personalità e creavano gruppo. Senza dimenticare che in quella formazione c’erano calciatori del calibro di Cerezo, Victor, Pagliuca. Dossena, Pellegrini, Carboni, Vierchwood e Mannini . Ero in prestito perché di proprietà del Bologna. Vialli carismatico scherzoso e guascone. Avrei pensato che sarebbe diventato allenatore, anche se Mancio era uno molto mirato e serio”.
Dopo il successo a Genova si torna in serie B. Ma cosa è accaduto?

“Ero in prestito perché di proprietà del Bologna . Premetto che nel primo anno nella società felsinea mi scelse Carletto Mazzone e fu un anno strepitoso. In campionato con la maglia della Samp feci un gol al Lecce squadra allenata dal mister romano. Alla fine del torneo Mazzone mi voleva a Lecce, c’erano anche altre squadre, ma per riconoscenza sono andato a Padova in B con Enzo Ferrari”.
Il nome di Pradella ben si “sposa” con promozioni: Monza, Bologna, Ravenna e un triplo salto con la casacca del Treviso.
“A Treviso con in panchina Bepi Pillon dall’Interregionale siamo arrivati in serie B in tre anni. Da quello che so questa impresa è rimasta nella storia. Nessuna squadra mai ci è riuscita”.
Ha poi proseguito a lavorare nel mondo del calcio?

“Ho fatto il talent scout per il Milan con Silvio Berlusconi presidente per dodici anni. Ho poi lavorato con Adriano Galliani come osservatore zona Triveneto anche per il Monza dal 2022 al 2025”.
















































































