Lo hanno definito entrambi come “un padre”. Dalle frequenze di Radio Sportiva l’ex difensore Cristiano Bergodi e Mauro Zironelli ex centrocampista hanno chiamato proprio un “padre” Giovanni Galeone, l’ex allenatore appena scomparso a Udine a 84 anni. Napoletano cresciuto a Trieste, vanta da allenatore 4 promozioni in serie A: due col Pescara, una coll’Udinese e una col Perugia). Era stato anche un buon calciatore a livello giovanile, aveva vestito la maglia azzurra della Nazionale Juniores accanto ad Albertosi, Salvadore, Facchetti, Rosato e Cera. Uomo di grande cultura, amante della letteratura, capace di citazioni di Brecht e Sartre mai fuori luogo, aveva iniziato la sua attività di allenatore a Nordest col Pordenone e con l’Adriese, sino alla notorietà col Pescara negli Anni ’80.
Galeone e il calcio d’attacco

Un allenatore innovativo già quattro decenni fa: amava il calcio d’attacco, preferiva il 4-3-3 . E’ stato considerato a lungo un intellettuale, forse uno chansonnier del calcio, intelligente e pacato. Una sera nel corso di una trasmissione sportiva attese con pazienza il suo turno. Dopo aver ascoltato di tutto e di più (gossip inutile), una volta presa la parola con garbo disse: “Mi fate intervenire dopo un’ora in cui mai si è parlato di calcio”. Sotto di lui si sono formati due calciatori divenuti entrambi tra i migliori allenatori della nostra serie A: Max Allegri e Gian Piero Gasperini.
Prima di recarsi al funerale, “Ziro” che fu allenato per due stagioni, una in serie A ed una in B dal Galo, ha voluto ricordare il suo Mister.

“Stiamo parlando di una brava persona, aveva un ottimo rapporto con i giocatori, soprattutto a livello di gestione. Era severo sì durante gli allenamenti, ma non ci massacrava e sapeva sdrammatizzare. Grazie a queste qualità i giocatori in campo rendevano molto”.
Dire che Galeone era innovativo sembra ormai scontato….
“Giocava a zona con il 4-3-3. Lo aveva già sperimentato nell’anno della prima conquista della serie A con il Pescara 39 anni fa. Era un precursore di un modo nuovo di proporre il calcio, all’epoca si erano messe in luce squadre rivoluzionarie come il Foggia di Zeman ed il Milan di Sacchi”.
Qualche ricordo …

“A Pescara abitavamo a pochi metri di distanza. Mi chiamava “Ziro, dai vieni con me”. Lui era molto appassionato di mare. Gli reggevo il gommone sugli scogli poiché non c’era l’ancora e si immergeva in apnea per prendere i granchi”.
Qualche sfida in particolare…
“Campionato di serie A 1992-93. Mi mise al posto del danese John Sivebaek che pochi mesi prima aveva vinto il campionato europeo con la sua nazionale. Vincemmo 2-0 contro una bella Atalanta, il mister aveva riposto la sua fiducia su di me. Purtroppo a San Siro contro il Milan mi ruppi il crociato e quella stagione si rivelò dannata. Come se non bastasse avevo un appuntamento con Nevio Scala all’epoca allenatore del Parma che già mi conosceva…non se ne fece nulla. Era il Parma di Callisto Tanzi …”
Oggi in giro tra gli allenatori c’è un Galeone?
“Tipi “strani” come lui non ne vedo. Nemmeno innovativi come lui. Ormai tutto il calcio è come un “film già visto”, non si inventa più nulla. Tra un po’ si tornerà a giocare con la difesa a 4”.
Perchè lo ha definito un padre?

“Perchè l’ho conosciuto che ero ventenne e ti sapeva ascoltare. Ricordo la sua bellissima Mercedes Pagoda del 1967 bianca con la cappotta nera, le nostre chiacchierate…la sua semplicità ..”

















































































