In un mondo arbitrale attraversato da venti di burrasca va riconosciuto (almeno) un merito: fra i migliori in campo di un big match di campionato c’è stato il direttore di gara: stiamo parlando di Daniele Doveri da Volterra, citandolo come si faceva una volta a “Tutto il calcio minuto per minuto”: nome, cognome e provenienza. Il 48enne direttore di gara toscano – peraltro iscritto alla sezione di Roma 1 – ha arbitrato la super sfida Inter-Napoli di domenica scorsa con grande autorità e, in un certo senso, “all’inglese”: il suo voto medio nelle pagelle dei principali siti sportivi del Belpaese è stato 7. Una vera rarità per l’italico folber che merita di essere sottolineata.
Ritmo e intensità da Premier
In sede di commento ci si è soffermati a considerare la sfida al vertice – terminata 2-2 – come una delle poche partite della nostra serie A giocata ai ritmi e con l’intensità dei match nella Perfida Albione, la tanto decantata Premier league. Ebbene sì, è stata senz’altro una buona partita, ma gran parte del merito va ascritto appunto al “Signor Doveri da Volterra”.
Chi è Doveri

Internazionale dal 2018 il nostro migliore arbitro ha diretto con equilibrio fischiando soltanto 5 falli di gioco nei primi 45 minuti e 23 in totale nei 96’ totali. Poche anche le perdite di tempo, merito però soprattutto delle due squadre che hanno pensato più a costruire gioco che a distruggerlo. Lo sforzo fisico è stato notevole da parte di entrambe, prova ne sia che 3 giorni dopo – nei due recuperi infrasettimanali – sia Inter, ma soprattutto Napoli ne hanno risentito con partite alquanto sottotono con Lecce e Parma ovvero avversarie non certo trascendentali ed affrontate entrambe fra le mura amiche.
Il “dagli all’arbitro!” come sport nazionale
Non è mai scontato parlare bene di un direttore di gara, anzi, in Italia il “dagli all’arbitro!” unisce tutte le tifoserie ovunque disperse. Proprio per questo va sottolineato il caso Doveri. Qualche errore gli è stato riconosciuto nella gestione dei cartellini gialli, ma nel complesso davvero una direzione ben sopra la sufficienza: l’episodio del rigore fischiato all’Inter è stato rivisto al Var subito dopo il termine dell’azione e – applicando il regolamento – assegnato scatenando le contumelie del “solito” Antonio Conte con urla e scenate. Lo “step on foot” (solito inglesismo, ma molto semplicemente piede schiacciato senza toccare il pallone) non andava ignorato e in questo caso anche l’intensità dell’intervento era sanzionabile.
L’indagine sui vertici della categoria. Rischia anche Doveri?
Una brutta storia sta scuotendo l’Associazione Arbitri. 13 mesi di inibizione è la condanna che il Tribunale Federale ha inflitto al Presidente dell’Aia Antonio Zappi, 60enne viterbese, ex arbitro iscritto alla sezione di Bassano che fu regno del grande Luigi Agnolin. Le accuse portate avanti dal Procuratore Giuseppe Chiné e riconosciute dal Tribunale riguardano le pressioni che Zappi avrebbe esercitato sugli ex designatori della Serie C e della Serie D – Ciampi e Pizzi – in occasione dell’ultima tornata di nomine degli Organi Tecnici.
L’esposto

Chiné ha raccolto l’esposto di un associato AIA – che poi ha smentito di averlo fatto denunciando un furto di identità (sic!) – ma contenente elementi che hanno trovato riscontri. E che la Procura ha ritenuto sufficienti a procedere. Chat e mail che riguardavano appunto il turnover nel nuovo Comitato per le guide tecniche degli arbitri. Cosicché Ciampi da designatore della C sarebbe entrato a far parte della Commissione di A e B lasciando il posto a Orsato. Mentre Pizzi avrebbe lasciato il vertice della D a Braschi per essere promosso nella nuova commissione della C. Giochetti di potere che Zappi invece continua a negare. Ora ha presentato ricorso, ma c’è il forte rischio che l’Aia venga commissariata.
Doveri esempio di un mestiere difficile, soprattutto dopo l’avvento del Var
Non certo un ambiente sereno. Proprio per questo va rimarcato quello che di buono la classe arbitrale riesce comunque a fare fra le mille difficoltà del mestiere o della missione. Un mestiere che l’avvento del Var sembra proprio aver aumentato per gli arbitri ormai sotto l’occhio di decine di telecamere. Poste in ogni punto cardinale mentre la visione del direttore di gara è sempre e solo una. E in quanto tale fallibile: ma quanti errori commettono I giocatori in una partita? Quelli degli arbitri sono senz’altro meno e, come ha ribadito il designatore Rocchi, “non sono mai sbagli in malafede” (fino a prova contraria!).
Doveri e la passione e la vocazione dei fischietti

Per fare l’arbitro serve molta passione per il calcio – quello vero – e un poco di vocazione al martirio. Di solito la direzione di gara è bocciata a prescindere senza mai approfondire le svariate difficoltà che un direttore di gara incontra nel corso di una partita. Prime fra tutte le simulazioni dei protagonisti. L’arbitro è davvero l’unico alunno – per dirla come il collega Luigi Garlando della Rosea – che alla scuola del calcio è visto male e bacchettato da tutti i maestrini in una classe di compagni coccolati, ovvero gli strapagati calciatori. Ma certamente non è l’alunno peggiore, anzi! Le giacchette nere (che in verità di nero ormai hanno soltanto l’umore) sono molto spesso i migliori in campo per numero di errori commessi.
Doveri e quell bel voto meritato
Del tutto meritato, quindi, il bel voto in pagella e l’omaggio al Signor Doveri per essere stato il più bravo della classe nel big match Inter-Napoli. Al pari – giusto rimarcarlo – dello scozzese Mc Tominay autore di 2 gol. Questa dovrebbe essere la normalità nel calcio: arbitro sullo stesso piano dei giocatori.
Una provocazione – o forse un’utopia – che ci piace ipotizzare: forza Arbitri!
















































































