Chissà se il calcio si è portato via un potenziale musicista. A Fagagna nelle colline moreniche del Friuli VG a soli quindici chilometri da Udine Gianfranco Cinello suonava nella banda del paese. Precisamente il “flicornino” strumento a fiato appartenente alla famiglia degli ottoni. Stiamo parlando di un territorio che fa parte del club dei Borghi più belli d’Italia, località nota anche per il “formaggio di Fagagna”. Venti minuti appunto di distanza dal capoluogo friulano, il classico “tiro di schioppo”.
La cantera di Udine

A Udine era attiva una vera e propria “cantera”, con “succursale” a Conegliano messe in piedi da un uomo che nel calcio ha saputo creare e progettare: Franco Dal Cin che nel 1983 porterà direttamente da Rio de Janeiro il “Galinho” ovvero Zico all’epoca il calciatore più forte del mondo. Ma quella cantera friulana sfornerà una squadra di giovanotti che faranno più o meno la fortuna di prestigiose squadre di serie A. Gigi De Agostini, Paolo Miano, Borin, Papais, Gerolin, Cossaro, Trombetta (oggi assistente di Allegri) quasi tutti friulani lo stesso Loris Pradella. Da qui dopo tutta la trafila uscirà anche Gianfranco Cinello, classe 1962, centravanti forte di testa a volte impiegato anche come regista avanzato in grado di partecipare alla costruzione dell’azione.
Gli esordi di Cinello

Aveva iniziato da mezz’ala e sapeva giocare fuori dall’era di rigore. Si parte dell’Us Pro Fagagna, arrivo a Udine nel 1976 anno del terremoto a soli quattordici anni. Quindi tutta la trafila ed esordio in serie A con l’Udinese. Nel 1980-81 la prima gioia: vittoria del campionato Primavera, niente male come trampolino di lancio.
Cinello ci racconti il suo esordio nel massimo campionato
“A Catanzaro. Mi procurai il rigore del momentaneo pareggio. Fummo sconfitti per 2-1. A Catanzaro era dura passare, squadra ostica e bene impostata dove militavano Claudio Ranieri e Massimo Palanca che nel piede aveva la dinamite”.
Due anni a Udine. Nel 1980-81 salvezza all’ultima giornata, con uno di quei gol coast to coast che ancora oggi vanno rivisti contro il Napoli nei minuti finali…Lei era in campo in quel giorno..
“Me lo ricordo, eccome! Presi un palo interno prima del gol vittoria di Manuel Gerolin. Impossibile dimenticare quell’incontro, penso sia rimasto impresso ancora oggi nella memoria dei tifosi friulani”.
L’anno dopo invece arrivano i rinforzi con il nuovo presidente Lamberto Mazza che prese il posto di Teofilo Sanson. Una salvezza tranquilla con gli arrivi di un maturo ed esperto campione come Franco Causio, Carletto Muraro, il brasiliano Luis Pereira Orlando (ancora oggi un giallo la sua età) e il forte difensore Cesare Cattaneo..

“Fu una salvezza tranquilla. Squadra ampiamente rinforzata disputammo un campionato senza particolari patemi d’animo. Il Barone era un fuoriclasse la più grande ala destra in quel momento al mondo. Fece un campionato brillante e Enzo Bearzot lo portò ai mondiali di Spagna. Elegante sempre da esempio per tutti i ragazzi, in allentamento non mollava. Era un modello anche per noi che lo avevamo visto sulle figurine. Ci ha fatto crescere nel rendimento”.
Cinello, tre anni di serie A e dodici di B, altri in C. In pratica un ventennio a lottare nei rettangoli verdi. Tante esperienze e molti all’epoca ragazzi che ben si affermarono. Cosa ne pensa?

“Basta solo pensare che a Como stagione 1982-83 avevo compagni del calibro di Gianfranco Matteoli, Fontolan, Roberto Galia, Stefano Borgonovo, Marco Nicoletti, Luca Fusi. Mi spiace dimenticarne qualcuno ma alcuni di questi citati hanno poi vinto scudetti, Coppe Italia o trofei europei nelle big della serie A e non solo. Sfiorammo la promozione…peccato!”
A Cremona fine anni ‘80 promozione in massima serie dove lei lasciò il segno con dieci gol realizzati sui 40 totali fatti dalla squadra

“Un torneo molto duro e combattuto. Alla fine ce l’abbiamo fatta. Ho un ricordo sul ritorno in serie A dopo la partita giocata contro il Napoli.
Cinello, provi a raccontarcelo…
“Si giocava sul campo neutro di Monza. La partita finì in parità 1-1. A fine gara torniamo in spogliatoio. Ad un certo punto qualcuno bussa alla nostra porta. Apriamo e chi entra? Diego Maradona che venne a congratularsi con noi per l’incontro disputato. Una grande persona”.
Parliamo un po’ dei suoi allenatori. Ne ricorda qualcuno in particolare?
“Enzo Ferrari mancato da poco mi fece esordire in serie A. Per gli anni 80 era modernissimo con concetti di zona attualissimi. Bruno Mazzia con cui abbiamo vinto il campionato un vero signore che riusciva a trasmettere serenità e tranquillità per farti uscire dalle difficoltà. Tarcisio Burgnich uomo dai valori morali, eccezionale un friulano vero di poche parole che tramite il comportamento ti trasmetteva il buon esempio”
Il giocatore di quegli anni che più ti ha colpito?

“Ero impressionato da Paulo Roberto Falcao, giocava a testa alata ed era elegante. E’ chiaro che se dico Maradona….”
Oggi però siamo di fronte ad una crisi dei numeri nove. Perchè?

“Non ci sono grandissimi profili in attacco di attaccanti viviamo un momento con una scarsità in questo ruolo. Ci sono però ragazzi validi che hanno bisogno di giocare come Scamacca e Colombo che stanno facendo bene e devono imporsi, per imporsi devono giocare. Pio Esposito è forte ma ripeto, deve giocare”.
Cosa fa Cinello oggi

Cinello dopo un ventennio in campo ha proseguito intraprendendo la carriera come allenatore, vice e collaboratore tecnico con allenatori famosi nella massima serie: a Salerno con Colantuono, quindi con di Stramaccioni, Del Neri, Iachini e Igor Tudor
Oggi è Responsabile tecnico del settore giovanile a Tolmezzo (capitale della Carnia) dove cerca di trasmettere, grazie alla sua quarantennale esperienza, valori ed insegnamenti ai giovani che vogliono intraprendere la carriera calcistica.















































































