«Di mio sarei un po’ pessimista … ma poi – e gli occhi di Luigi Voltolina s’illuminano d’un guizzo, come quelli di un bambino – c’è la pittura. E la pittura cambia tutto». La pittura come un’eterna scommessa, da sessant’anni, senza storicizzare, (come gli consigliano invece i colleghi di una vita), sempre alla ricerca.
Voltolina e la voglia di sperimentare tutto

Così non c’è nulla che non si possa provare: dal vetro (conosciuto ed amato fin da ragazzo, quando faceva apprendistato alle vetrerie dei Fratelli Toso a Murano) alle grandi sculture monumentali in acciaio corten come Numquam in bello (2015), dedicata alla pace e collocata davanti alle nove bocche da fuoco del Monte Fortin a Villanova di Farra d’Isonzo, in provincia di Gorizia. L’anno scorso, la Giunta del Comune di Venezia ha ufficialmente approvato la donazione di un’altra sua opera monumentale dedicata al Maestro e direttore d’orchestra Giuseppe Sinopoli: una scultura in bronzo alta circa due metri, che verrà collocata a Mestre nei prossimi mesi.
Sessant’anni di storia culturale




Perché l’artista Voltolina, nel corso del tempo, non è cambiato; espressione creativa e vita reale sono sempre andate insieme, con una valenza civile, potremmo dire anche politica, nel senso più puro del termine. Con gli occhi lucenti, la curiosità inesausta, sempre giovane nonostante il trascorrere degli anni, Luigi Voltolina ha attraversato sessant’anni di storia culturale, proiettando la propria ricerca anche in ambito internazionale, da Madrid a Parigi a New York, ma senza dimenticare le radici.
Chi è Voltolina

Lui, nato a Valona in Albania nel 1942, si trasferisce a due anni con la famiglia nel veneziano. Si diploma all’Istituto d’Arte di Venezia in Arti Grafiche, ma da sempre vive in un contesto fortemente legato alla cultura artistica del Novecento: il cugino Nello è stato uno degli esponenti del Futurismo veneto; un altro cugino, Pino Ponti, fa parte dell’ambiente milanese di Corrente.
Gli incontri Veneziani




Poi, gli incontri veneziani che tanto influenzeranno il suo percorso: da Armando Pizzinato a Emilio Vedova, da Vittorio Basaglia a Virgilio Guidi. Eppure, sin dalla prima personale a Venezia nel 1963, Luigi Voltolina si rivela un outsider, tanto da essere incluso nella collettiva 12 Artisti italiani alla Worness Gallery di New York nel 1967: è subito amore, atto di preveggenza, destino.
Voltolina e le sue passioni



Perché Voltolina sa cogliere i fermenti più innovativi del secolo, con una raffinatezza innata: ama la fotografia, dalle performance con l’amico Diego Landi alla superba collaborazione con Fulvio Roiter; si farà ritrarre in immagini iconiche dal grande Francesco Barasciutti. Ama il jazz, fino a coltivare il rapporto con Miles Davis, che diventerà suo collezionista e per cui realizzerà ritratti che scavano l’anima.
Pittura, fotografia, poesia. Nulla gli è estraneo



Comprende, senza preconcetti, l’arte di Francis Bacon e Frank Auerbach, cogliendone l’aspetto di trascorrenza continua, l’espressività celata nell’apparenza mutevole. La sua visione è imprescindibile dalla poesia, frequenta l’editore Rebellato, per cui realizza la copertina del libro di Ismail Kadarè, A cosa pensano queste montagne; si mette alla prova direttamente, pubblicando con il CIDAC (Centro Italiano Diffusione Arte e Cultura) due poesie e due incisioni che intitola Relitti e Vita. Lo insegue (e non poteva essere altrimenti, per la sua acuta sensibilità) l’ombra di Pasolini, a cui dedica opere di straordinaria penetrazione psicologica.
Il resto lo fa il mondo

Voltolina si trasferisce nel 1972 a Roma, condividendo la nuova esperienza con la moglie Serena. Il suo lavoro, partito da una solida valutazione delle masse di ambito cézanniano e dalla condivisione delle istanze di Picasso, arricchito via via da ascendenze del nuovo Realismo (per intenderci da Guttuso, a Zigaina a Vespignani) si trasforma. L’esecuzione si fa più rapida, affilata, persino inquietante. L’artista non abbandona la figurazione, ma ne muta il concetto stesso. Depura il dinamismo dalle scorie ideologiche del Futurismo, configura la velocità in bagliori fugaci, in sdoppiamenti di visione. Il basso continuo vira in acuto di grafìa.
Voltolina a Mestre



Quella romana è una parentesi: nel 1977 Voltolina lascia Roma e rientra definitivamente a Mestre, dove ha studio in Calle della Testa. Tuttavia, i contatti acquisiti gli consentono di proseguire su una via tutt’altro che provinciale: nel 1979 costituisce il gruppo Situazione a Milano, con Tiziano Bertacco, Aurel Ionescu, Airval, Massimo Marchesotti, Michele Damiani, Enzo Sacheli. Un’esperienza breve, solo tre anni, ma è il segno di un’attenzione al mondo, agli eventi, il desiderio, ancora una volta, di interagire.
Se poi ci si innamora di Venezia…

Altrettanto di livello, con una gioia fanciullesca che traspare da ogni foto, da ogni video dedicati alle nuove esperienze, la trasposizione di alcune tematiche pittoriche in manufatti in vetro, che Voltolina realizza avvalendosi di grandi maestri muranesi, da Loredano Rosin a Pino Signoretto, da Walter e poi Mario Furlan a Mario Dei Rossi: «Come fa a non piacerti il vetro, se sei un artista veneziano? – commenta spesso – Ma ricordiamoci: si dice che con il vetro puoi fare quello che vuoi, ma … solo lasciando che faccia quello che vuole lui!»
Ride di gusto, Voltolina, ma certi ornamenti, gli sbrindoli come ama definirli lui delle sue danzatrici di flamenco, alcuni ibridi strani tra divinità femminili e meccanismi in movimento acquistano nella terza dimensione solida, ma trasparente, del vetro una forza semovente autonoma.
Per Voltolina l’immagine è musica e movimento





Il movimento, non imposto, ma connaturato alla materia: ecco che il connotato saliente dell’estetica voltoliniana si libera di ogni imposizione. L’immagine, dalla gouache alla grande tela, dal monumento in corten al manufatto vitreo, si rivela come un’improvvisazione jazzistica: sismografi emotivi, i grandi corpi di donna, gli occhi e i profili delle sue Muse; flussi di coscienza nell’andare delle folle nelle mattine newyorkesi. È del 1994 il suo incontro con la metropoli statunitense: un autentico corto circuito di senso, in cui l’artista si ritrova affascinato e turbato allo stesso tempo. Le sagome si compenetrano con lo spazio circostante, in un’ascesa verticale dove il ritmo segue lo skyline dei grattacieli. Voltolina assorbe quel procedere concitato, lo ingloba in fulminazioni improvvise che determinano altrettanto improvvisi cambi di passo.
L’omaggio della Fondazione Bevilacqua La Masa al maestro Voltolina

Per questo, mai titolo potrebbe risultare più coerente ed azzeccato per questa sua nuova mostra che sta per essere inaugurata alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, negli spazi di Palazzetto Tito, dal 17 gennaio al prossimo 15 febbraio 2026: s’intitola Epifanie, e costituisce un omaggio a Luigi Voltolina del tutto originale.
Epifanie

Nella lettura critica di Ernesto Francalanci risiede forse una delle chiavi per comprendere il percorso variegato dell’artista, la sua sete di sperimentazione e, assieme, la sua empatia con l’umano. Tra tensione espressiva e raffigurazione, attraverso un’ampia selezione di opere dagli anni Novanta a quelle più recenti, ripercorriamo il pensiero di una vita: storie che si modificano senza ritmi canonici, visioni che abbracciano l’esistenza così com’è. Aritmie fantastiche. Come sostiene il critico «un gesto che non mira alla perfezione, ma alla rivelazione».
Quei doni improvvisi di Voltolina


Quella rivelazione, nel corso del tempo, si depura da ogni convenzione, mira all’essenziale. Tuttavia, come nello scintillio goloso di vita dell’artista, accoglie tutto, soprattutto quello che ancora non si sa. Epifanie appunto, come doni improvvisi: «Ogni opera di Voltolina – chiarisce Francalanci – non è che una stupefatta rappresentazione dell’attimo che rompe il tempo e lo spazio, nel momento irripetibile dell’incontro tra le cose e gli uomini». Nel contatto, ogni volta, avvengono miracoli (e il pessimista Voltolina, sotto sotto, lo sa).
Epifanie. Opere di Luigi Voltolina
Palazzetto Tito, Dorsoduro 2826, Venezia
Dal 17 gennaio 2026 al 15 febbraio 2026
Orari: dal mercoledì alla domenica, dalle 10:30 alle 17:30
Ingresso libero
Tel. 041 274 7570
@bevilacqualamasa
















































































Bellissima recensione, Francesca!