È morto a 88 anni, a Desenzano sul Garda, il grande giornalista veneto Luciano Ravagnani. Polesano, ha vissuto a lungo al Lido di Venezia e si è trasferito sul Garda. La Federazione Italiana Rugby ha deciso per ricordarlo un minuto di silenzio su tutti i campi d’Italia.
Luciano Ravagnani era il rugby

Era l’antologia, la memoria, la scienza di uno sport che più di ogni altro è il vero e forse il solo sport veneto. Questo polesano di Costa di Rovigo sapeva proprio tutto del rugby e non soltanto italiano. Dicevano che fosse la Treccani nel rugby. “Perdiamo la memoria storica”, ha scritto la Fir. E sapeva tanto anche di ciclismo, era un cultore di Fausto Coppi; e di atletica. È stato un inviato speciale del Gazzettino per molti anni, ha seguito Giri d’Italia e Tour, Olimpiadi, mondiali di vari sport. Era stato il primo giornalista italiano ammesso alla tournèe della nazionale italiana di rugby nel Sud Africa nel 1973, il primo a seguire gli azzurri in Sud Pacifico nel 1980, il primo a spiegarci bene il Cinque Nazioni, l’emisfero meridionale dello sport, a incominciare dal Sud Pacifico, l’Est europeo. Il tutto anche nel raccogliere miti e leggende. Ha raccontato tutto in due libri fondamentali: “Azzurro nel Sud Pacifico” e, soprattutto, “Storia del rugby dalle origini a oggi” scritto in collaborazione con Pierluigi Fadda.
L’eredità di Luciano Ravagnani

Generazioni di giornalisti gli devono preparazione e passione a incominciare da un periodo in cui il rugby in Italia aveva un campione del video come Paolo Rosi, uno della radio come Mirko Peternella e un asso della carta stampata come Luciano Ravagnani. Scriveva senza epica, analitico come pochissimi, mai superficiale. Raccontava di uomini, di partite, di campionati immergendoli nella società in cui si muovevano, nelle città che rappresentavano. Non era mai solo un fatto sportivo. Allo stesso tempo aveva un modo nuovissimo di raccontare il rugby, inventava neologismi che venivano presto adottati nell’ambiente e dalla stampa, intrecciava storie, aveva il talento nello scoprire i futuri campioni e non sbagliava mai. Era capace di citare a memoria tabellini e risultati, formazioni e persino gli arbitri.
Gli inizi

Aveva incominciato a scrivere di sport sul Gazzettino nel 1966, ha continuato a farlo ininterrottamente fino al 1994, aveva seguito per il giornale le Olimpiadi di Barcellona nel 1992. Ma era anche un cronista eccellente, pronto sempre a partire per i posti più diversi. Come la volta che di notte fu spedito in Irpinia per il devastante terremoto di fine novembre 1980 e scrisse articoli straordinari. Applicava ala cronaca lo stesso metodo analitico che dedicava allo sport, non trascriveva niente che non fosse stato documentato sul campo, più che una cronaca era la registrazione della realtà che vedeva. Un testimone perfetto e per questo credibile. Era il suo mestiere.
La coppia Ravagnani e Borsatto

Per anni ha fatto il capo delle Province al Gazzettino, coordinava ogni giorno il lavoro delle redazioni e controllava l’impaginazione, affiancato nel lavoro da Erasto Borsatto, padovano, un altro esperto di rugby, padre di un giovane del Petrarca e futuro azzurro. Insieme Ravagnani e Borsatto facevano il mensile “All Rugby”, giornale della Federazione, uno degli esempi migliori di stampa sportiva. Ero un giovane cronista del Gazzettino, lavoravo con Ravagnani, venivo da un’isola dove il grande rugby doveva ancora sbarcare, non sapevo quasi niente di mete e di mischie.
Il mio ricordo

Luciano e Erasto mi portarono al Plebiscito il campo del Petrarca nel cuore di Padova, giocavano un derby vero, col Rovigo, mi spiegarono tutto senza tralasciare nemmeno una zolla del campo. La volta successiva mi mandarono a Treviso a seguire i Giochi della Gioventù di rugby ai quali partecipava per la prima volta una squadra di ragazzini della mia isola. Persero con dignità e Ravagnani titolò così l’articolo: “Anche la Sardegna ha un cuore ovale”. E fu una lezione di giornalismo, di umiltà, di amicizia. Luciano in questo era un signore, non l’ho mai sentito alzare la voce, il “giornalista gentlemen” lo chiamava la stampa specializzata anglosassone.
Tra i suoi allievi più attenti Ivan Malfatto e Toni Liviero, tra i migliori e più preparati oggi nel raccontare il rugby

Da lui hanno appreso l’amore per questo sport e il modo di raccontarlo, soprattutto l’attaccamento del rugby a una terra speciale come il Veneto e in particolare a una città come Rovigo dove, in fondo, è nato il rugby veneto. Non a caso un suo libro è intitolato “Una città in mischia”. Proprio Malfatto nel ricordare ai lettori del Gazzettino la figura di Ravagnani, ha citato un articolo del giornalista: “Non è nemmeno un merito per un rodigino aver visto rugby fin da bambino perché a Rovigo il rugby ha sempre avuto un impagabile pregio: se non vai da lui è lui che viene a scovarti, a sollecitarti, perché è l’anima di una città e non ti puoi sottrarre…”. Come non ci si può sottrarre al magnetismo della figura di Maci Battaglini. C’è tutto in queste parole, è davvero la Treccani di un Veneto, di una città e di uno sport. Impossibile spiegarlo meglio.
Luciano Ravagnani e il mondo del rugby

Come è difficile spiegare meglio di lui il momento attuale di questo sport: “Un gioco di squadra che non fa squadra. È questa la sintesi del rugby italiano, politicamente (cioè del governare), fra i primi del mondo, praticamente di seconda fascia per valore sul campo? E quali sono i motivi storici di questa ormai chiara incapacità di agglutinare quanto meno il potenziale, se non – e sarebbe meglio – di “fare gruppo”? Penso che la risposta sia molto complessa, dato che implica la storia sportiva (quindi culturale) di un Paese molto complicato, anche geograficamente, come è il nostro”.
Siamo, purtroppo, rimasti fermi a quella domanda

Negli ultimi anni Luciano Ravagnani, rimasto vedovo, aveva lasciato il Lido per il Garda. Non aveva lasciato il suo mestiere. Si era accentuato il tremito alle mani per il Parkinson, mai però ha tremato la memoria. Per il rugby era meglio della Treccani. Lui sì, davvero, aveva un cuore ovale.















































































