Nelle settimane precedenti il Natale, il presidente del Senato ha lanciato una proposta “buonista” che ha fatto dilagare la polemica su un argomento delicato e grave: il sovraffollamento delle carceri in Italia. Secondo quel politico si sarebbero potute svuotare, in parte, le carceri con un atto di clemenza che è stato definito “mini indulto”. Non è casuale che l’idea sia maturata nel pieno del clima di Natale, che dovrebbe indurre tutti alla pratica di buoni sentimenti. Anche il Papa ha fatto eco al progetto che prevedeva la liberazione di detenuti con pena in via di estinzione. Questi avrebbero potuto tornare a casa in anticipo. L’iniziativa umanitaria ha sollevato qualche dubbio, per esempio: tutti gli ex detenuti troveranno una casa o un asilo che li accolga? Noi conosciamo una risposta che comincia con il famoso “E se…” di Gianni Rodari.
E se ne ospitassimo uno a Natale?

E se ci fosse chi è disponibile ad accogliere e ospitare per il periodo delle feste uno di quei detenuti/liberati? Una rivoluzione, un’utopia, diranno in molti: la presenza di un ospite “difficile” nella propria casa e alla tavola della grande festa non è certamente nell’ordine delle idee. Eppure, per quanto sembri utopico questo è accaduto e quindi potrebbe accadere ancora, come raccontiamo di seguito. È stato un Natale speciale per chi lo ha vissuto. Il fatto, a ripensarlo, sembra ispirato a Dickens.
Un giorno, proprio in questo periodo di alcuni anni fa, una signora veneta impegnata nel sociale, riceve una telefonata con una proposta sconcertante. Era la voce della superiora di un carcere che la conosceva come volontaria e le chiedeva, senza tanti preamboli, se era disponile ad accogliere a casa sua, per il periodo delle Feste una reclusa che avrebbe potuto usufruire del suo primo permesso dopo dodici anni di detezione. Se non avesse trovato un alloggio – spiegò la suora – la donna in questione, che chiameremo Maria, non avrebbe goduto del permesso. Anche perché i parenti interpellati dai responsabili istituzionali l’avevano rifiutata.
E se il Natale potesse regalare emozioni diverse?

Pur essendo sinceramente attratta dalla proposta, oggi la signora ricorda di avere pensato alla situazione oggettiva in cui si trovava: non era sola a decidere, doveva coinvolgere la propria famiglia e, in più, doveva scompaginare tutti i progetti preparati per le feste. Tutto questo la inquietava fino al momento in cui ha affrontato i famigliari. Diciamo subito che il meditato sì è stato subito condiviso nel suo profondo significato e ha spazzato via tutti i dubbi e le possibili resistenze. L’arrivo di Maria, per quella famiglia, è stato un evento straordinario, e lei aveva trovato una casa. Sono stati giorni di tensione emotiva, di riorganizzazione della vita famigliare e di reciproca scoperta. Due mondi diversi si sono avvicinati con il loro carico di umanità: uno aperto sulla vita quotidiana, l’altro schiacciato sotto il peso di una colpa mai nominata ma presente come una nuvola nera che oscura il sole.
E se Natale non fosse una favola

L’insolita ospite ha potuto riassaporare, seppure per un tempo limitato, la libertà del vivere quotidiano in casa, in città e nel territorio consentito. Faceva parte di quella famiglia un cagnolino, scorbutico e abbaiatore con gli estranei ma non con Maria, che ha adottato in quei giorni senza mai allontanarsi da lei giorno e notte, come se volesse proteggerla: forse la sua sensibilità gli permetteva di capirne la fragilità. Lei riconoscente aveva portato con sé in carcere la sua fotografia. Poiché questa storia non è una fiaba, si può sperare che altri siano disponibili all’accoglienza di sconosciuti con il loro vissuto drammatico. Quella famiglia ha saputo trasformare il tempo consacrato ai regali in un gesto semplice e grande: il dono.
Presepio

(poesia)
Nella notte del Presepio ardono
i fuochi dei pastori, le fiamme riscaldano
l’aria, e il gregge sogna prati verdi.
C’è una trepida attesa: la pecorella
più giovane sta per partorire l’agnello,
il suo primo, l’atteso. E sarà festa
grande per questo germoglio di vita.
Grande notte e feconda è questa
sotto il firmamento dove è
regina una stella misteriosa
che traccia sentieri inediti fra le costellazioni.
Poco lontano una giovane donna,
la ragazza Myriam di Nazareth ha dato
alla luce il suo primo figlio, il frutto
dell’impossibile: ora il cielo e la terra,
canta l’Angelo messaggero,
l’umana natalità e la divina Natività
si stringono nella stalla del presepio
e ogni parola ha un suono nuovo.
Anonimo ‘25


















































































Grazie carissimi Ivo e Nadia!
Quella bella Testimonianza di Fede ci interpella, ci turba e ci scuote.
Cosa ci fa bloccare di fronte ad una tale proposta? Eppure sappiamo, per aver più volte sentito proclamare il Vangelo, che Gesù ha detto:
«Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40).
Siamo lontani dal Suo invito? È la PAURA che stringe il nostro cuore. Eppure Egli ha detto: “NON temete ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Ancora non basta, almeno per me
Perdonami Gesù.
Fisserò ancora più lungamente i miei occhi nei Tuoi che, appena piccolo, già apri le Tue braccia per accogliere le mie piccolezze, per nutrirmi di Coraggio … e fare il pieno di AMORE .