A Mestre, e più precisamente all’M9 – Museo del ‘900, si torna a parlare di Dino Boscarato e del suo famoso ristorante dall’Amelia. A settembre nell’Aula Magna era stato presentato il libro Sior Dino. L’avventura di un montanaro che guardava oltre e della Trattoria dall’Amelia di Mestre (Lecce, Youcanprint, 2025) scritto dal figlio Marco Boscarato (la nostra recensione qui: https://www.enordest.it/2025/09/21/sior-dino-e-lavventura-dellamelia/). Ora quella storia, molto significativa per la città, riprende vita in una mostra, allestita nella Sala Radici al piano terra del museo, intitolata “La trattoria della cultura. Dino Boscarato e l’Amelia”. L’esposizione sarà aperta al pubblico dal 6 dicembre 2025 al 6 gennaio 2026 e ricostruisce un articolato ritratto della storica trattoria e del suo titolare: una realtà che non si limitava alla ristorazione, ma che rappresentava un varo e proprio luogo di socialità, di cultura, di arte e di gusto.
Un simbolo di Mestre

«Siamo felici di inaugurare questa mostra, che risponde alla missione di M9 di raccontare quelle storie del territorio che rimangono vive nella memoria collettiva per la loro capacità di ispirarci e fornirci spunti di riflessione sempre nuovi», ha commentato Serena Bertolucci, Direttrice di M9 – Museo del ’900. «In questo caso, la storia dell’Amelia ci riporta alla gioia del fare cultura: una gioia spontanea, contagiosa e partecipata che ci ricorda come la cultura risieda ovunque e in tutti luoghi, ma cresce e si alimenta, nelle forme più autentiche, dove c’è impegno e cura per la comunità.».
I curatori

Curata da Marco Boscarato stesso in collaborazione con il Comitato Progetto Comune attraverso la solerzia di Maria Laura Faccini e realizzata con M9, attraverso anche la collaborazione di Giuseppe Saccà, la mostra ricostruisce, attraverso fotografie, opere, voci, libri e oggetti di famiglia, l’avventura di un’osteria di campagna che diventa riferimento nazionale e internazionale. Il progetto espositivo, firmato da Filippo Caprioglio e dallo Studio Caprioglio Architects, accoglie il pubblico in uno spazio luminoso e raffinato che si articola in un percorso diviso in quattro aree tematiche: biografica, socio-culturale, artistica e gastronomica per restituire il clima di quegli anni e l’impatto che il suo proprietario, Dino Boscarato, ha avuto sul tessuto civile di Mestre grazie alla sua riconosciuta lungimiranza e al suo carisma.
Marco Boscarato

«Questa esposizione è un viaggio nella storia di un uomo e del ristorante che ha gestito per lunghi anni, divenuto crocevia di cultura, arte e gusto. Un luogo ha contribuito alla costruzione dell’identità di Mestre in un’epoca di grande trasformazione, diventando molto più di un ristorante, ma uno spazio dove la comunità si riconosceva, dove si incontravano le personalità più diverse, e dove si costruiva, pasto dopo pasto, incontro dopo incontro, un pezzo del carattere mestrino», ha dichiarato il curatore Marco Boscarato. «L’obiettivo è far rivivere, attraverso immagini, voci, opere e ricordi, quello che è stato più di un semplice locale: un cenacolo di idee, un laboratorio di identità e un pezzo di storia veneta e italiana.».
Il ricordo di Dino Boscarato



Il percorso espositivo si apre con la figura di Boscarato e la sua esperienza di vita: nato a Conegliano, dopo le prime attività lavorative in Cadore, approdando a Mestre riesce a trasformare una semplice trattoria di campagna in un punto di rifermento nazionale della ristorazione e in un polo culturale vivo e originale che ebbe nell’arte un ruolo centrale nel forgiare la sua l’identità. le opere non assolvevano al mero compito di decorare le pareti, ma costituivano il tessuto connettivo di una fitta trama di scambi umani e culturali che Dino Boscarato seppe tessere per tutta l’arco di vita del locale.
Ogni opera esposta in mostra racconta una storia di incontri, come l’acquarello di Folon, nato in cambio di un rinfresco, e i quadri di Guttuso – ma anche dei gusti e delle precise scelte artistiche del proprietario: l’Amelia non si limitava ad accogliere l’arte, ma la commissionava. Dai centrotavola disegnati da Giorgio Celiberti ai piatti dipinti da Riccardo Licata, fino alla litografia di Tono Zancanaro che celebra il Premio Amelia, ogni oggetto testimonia una visione imprenditoriale che faceva della commistione tra i linguaggi la sua cifra distintiva.
I piatti tipici

Molto spazio, com’è giusto che sia, dedica la mostra ai sapori distintivi dell’Amelia, al processo di ricerca che elevò la cucina popolare e tradizionale rendendola degna dell’alta ristorazione senza tradirne l’anima: piatti iconici come i Bigoli in cassopipa, le Sepoline alla veneziana o il Bisato su l’ara sono l’espressione della filosofia culinaria del locale, che valse all’Amelia la stima dei critici e delle guide gastronomiche fino al massimo riconoscimento, la Stella Michelin.
L’Amelia come centro di cultura per Mestre



L’ara cosiddetta socio-culturale testimonia la reputazione di prestigio raggiunta dal ristorante a livello nazionale e internazionale, dalle frequentazioni di innumerevoli celebrità fino ai servizi per la riunione del G7 a Venezia, per il Presidente Sandro Pertini e per Papa Giovanni Paolo II, che va di pari passo con la crescente capacità del ristorante di rappresentare il perno di una fervida comunità di artisti e intellettuali locali. In una saletta del ristorante, si formò infatti un vero e proprio cenacolo che riuniva diverse personalità.
Da questo humus germogliò il “Premio Amelia”, un riconoscimento annuale che celebrava figure che si erano distinte nella cultura, figure immortalate nel grande ritratto collettivo dipinto da Luigi Gardenal che tutti ricorderanno appeso nella sala ristorante, ora esposto all’M9. Così come la rassegna “A Tavola con l’autore”, un appuntamento fisso che portò, nel corso degli anni, alla realizzazione di oltre un centinaio di incontri, trasformando la sala da pranzo in un salotto letterario dove si dialogava con autori di fama. Lo testimoniano le dediche lasciate nei “libri dell’Amelia” esposti in mostra che contengono firme e disegni, tra gli altri di Altan e Buzzati e anche alcuni libri prodotti durante il corso di scrittura creativa “Cucina di storie” che per alcuni anni venne ospitato all’Amelia.
La voce di Dino Boscarato

Sarà anche possibile ascoltare la storia dell’Amelia dalla viva voce di Dino Boscarato che negli ultimi anni della sua vita volle registrare in diverse cassette i suoi ricordi: una documentazione preziosa custodita dalla famiglia e ora messa a disposizione di tutti i visitatori della mostra.
L’ingresso alla mostra La trattoria della cultura. Dino Boscarato e l’Amelia è gratuito: richiedendo il biglietto, inoltre, si ha diritto alla riduzione per l’esposizione permanente e per la mostra Pertini. L’arte della democrazia, un’occasione da non perdere.
M9 – MUSEO DEL ‘900
Via Giovanni Pascoli 11
30171 Venezia Mestre

















































































Come sempre le recensioni di Annalisa Bruni sono fedeli a quanto si legge, visita, osserva.
La mostra sulla Trattoria dall’Amelia è stata ben descritta e invita senz’altro a recarsi in M9 e ricordare esperienze lontane e uniche sotto molti profili.
Grazie per l’apprezzamento!
Un tuffo nel passato. Grazie.
Grazie di cuore cara Annalisa per queste belle parole! Sono davvero felice che il nostro impegno e il nostro sforzo, che è stato notevole, sia stato apprezzato 🙂