C’è una strana combinazione storica che unisce il Lions Club e Porto Marghera. Nacquero infatti tutti e due nel 1917. Il primo negli Stati Uniti e più precisamente a Chicago per merito di Melvin Jones, il secondo grazie al genio di Giuseppe Volpi per far sorgere in mezzo alle barene lagunari il primo polo della chimica e dell’energia elettrica italiano.
Un convegno per ricordare il sodalizio

Ora un convegno è stato organizzato dai soci del Lions Club di Marghera per ricordare i 30 anni del sodalizio. “Porto Marghera tra passato, presente e futuro”. Una bella occasione per analizzare il “come eravamo” e il “come saremo” ai tempi dell’intelligenza artificiale.
Quando i visionari veneziani dell’inizio del secolo scorso, ovvero Piero Foscari, il citato Giuseppe Volpi, Achille Gaggia, Vittorio Cini misero sù un complesso industriale che nel periodo di massimo splendore, dava lavoro a circa 40 mila operai, sembrava fantascienza. E infatti il principale quotidiano locale, per anni dedicò una rubrica giornaliera dal titolo “Il Gazzettino dei quarantamila”.
La Torre di Marghera

Mi piace giocare sulle analogie storiche. La torre di Marghera (in realtà di San Giuliano del Buonalbergo) è stata immortalata dal Canaletto nel 1741. Poi distrutta per colpa dei dominatori francesi, e ora esiste la “torre del raffreddamento”, enorme costruzione di 40 metri del 1938 della Vetrocoke e salvata dalla demolizione proprio nel 1995 (che coincidenze storiche…), non per merito dei francesi, ma dell’architetto Gianni Cibin. Su espresse indicazioni del comune di Venezia e della Soprintendenza, la salvò dall’abbattimento e oggi è un patrimonio artistico. Due torri storiche, due date. E continuando con le coincidenze, proprio un secolo fa, nel 1925, venne inaugurato il canale Vittorio Emanuele, per far arrivare direttamente le navi dal bacino di San Marco a Porto Marghera. Il pluri-secolare fronte portuale della Serenissima a mare veniva ribaltato verso la terraferma. Gli ambientalisti non saranno d’accordo, ma le date sono date.
Porto Marghera negli anni ’60

Durante le prima guerra mondiale, Venezia, quasi in prima linea al fronte nella laguna nord, aveva perso un terzo degli abitanti e la popolazione veniva assistita da sussidi statali. L’industria allora veniva concepita come uno strumento di successo e di benessere. Altri tempi. “Nel 1962 – scrive Gianluca Palma, direttore Ente Zona Industriale – é che a Porto Marghera troveranno posto prevalentemente quegli impianti che diffondono nell’aria fumo, polvere o esalazioni dannose alla vita umana, che scaricano nell’acqua sostanze velenose, che producono vibrazioni e rumori”. La Marghera prima di Marghera, era allora alla Giudecca, giusto di fronte la basilica di San Marco.
Non si parlava all’epoca dei pericoli eternit e di tumori ai polmoni

Nel 1925, e sempre giusto cento anni fa, si completò il progetto della “grande Venezia”, aggregando Mestre, Favaro, Zelarino, Murano e Burano. I lavoratori a Marghera erano circa tremila, con 33 aziende presenti, per arrivare negli anni Settanta ai quasi 40 mila con oltre 250 aziende. Fu creata addirittura una “città giardino” per i nuovi lavoratori, oggi è un grande e unico esempio nella storia dell’architettura, con villette liberty e case popolari dignitose finalmente con bagni, servizi e garage. Opera del visionario Pietro Emilio Emmer, poi messo in disparte dal regime fascista.
Passano velocemente gli anni. Nel 1974 arriva la grande crisi petrolifera causata dalle guerre in medio oriente. Bisogna andare a piedi o in bicicletta ed esplodono i temi ambientali e della salute nelle fabbriche. Il lavoro, tra proteste e tensioni sociali, non garantisce più il benessere per tutti.
Il cambiamento degli anni ’90

“Negli anni Novanta – annota sempre Gianluca Palma – nasce la collaborazione tra istituzioni e industrie. È del 1998 il primo “Accordo di programma per la chimica di Porto Marghera”, sindaco filosofo Massimo Cacciari. Gli obiettivi sono cambiati. Si parla di quasi un miliardo di euro per ridurre le emissioni velenose, fare le bonifiche e investire sulla sicurezza. L’argomento principale si chiama sostenibilità. Oggi si scommette sulla scomparsa del carbone e sullo sviluppo dell’idrogeno, oltre che sull’energia solare.
A Porto Marghera lo sviluppo dell’idrogeno

Nei prossimi anni il fabbisogno energetico – secondo gli esperti- triplicherà. Ma forse oggi mancano i nuovi coraggiosi e visionari Volpi e Foscari. Certo che i 2 mila ettari di Porto Marghera saranno nel prossimo futuro destinati ad essere ancora più interessanti. L’assessore all’Urbanistica del Comune di Venezia, Massimiliano De Martin ne è convinto, a cominciare proprio dallo sviluppo dell’idrogeno. Prima centrale italiana costruita proprio a Marghera. Il Consiglio comunale ha appena approvato il progetto all’unanimità.
Gli studi della Cgia di Mestre

Renato Mason e Andrea Vavolo del Centro studi della Cgia di Mestre, con una corposa documentazione, e proprio in occasione del trentennale del Lions Club di Marghera, sono ottimisti su quella che definiscono, senza mezzi termini la “città autonoma di Marghera” che oggi conta circa 30 mila abitanti. Quasi metà stranieri. Nell’interessante studio “Marghera: dinamiche demografiche, sociali ed economiche – la Città Giardino”, come la sognava proprio Pietro Emilio Emmer, si può continuare ad essere ottimisti, per portualitá, nuove residenze e sviluppo industriale sostenibile.
Lorenzo Crepaldi ci crede
Per Giovanni Samistrari, presidente dell’Ance, a Marghera si deve scommettere sul Piano casa. C’è un disperato bisogno e non é un caso che il convegno sia stato organizzato alla Cittadella dell’edilizia. Rivoluzionario progetto dello scomparso architetto Giovanni Capriolo, ricavato da una fabbrica dismessa, ex Agrimont dell’azoto.
Infine il presidente del Lions Club di Marghera, arch. Lorenzo Crepaldi si dice convinto: il futuro é ancora qui.

















































































