Venezia simbolo di resilienza, dalla capacità della Serenissima di farne un gioiello unico di bellezza e patrimonio culturale, ma anche di tradizioni, comunità, potenza e conquista di luoghi e territori, fino alla storia degli ultimi due secoli spesso associata all’idea di un continuo declino e di una morte prossima, ma sempre, fortunatamente e immancabilmente, rimandata. Nella contemporaneità Venezia rappresenta un modello per lo sviluppo di processi di rigenerazione urbana e sostenibilità economica, sociale e ambientale in un approccio che intreccia innovazione e resilienza.
Gli autori: Oliva e De Marchi (VSF), Campostrini (CORILA) e Urbani (Istituto Veneto di Scienze Lettere e Arti)

“Storia della resilienza a Venezia. Sfide e trasformazioni economiche, sociali e urbanistiche degli ultimi due secoli”, è il titolo della nuova ricerca (Quaderno 3 del 2025) pubblicata da Venice Sustainability Foundation (VSF) e curata da Silvia Oliva e Damiano De Marchi (ricercatori VSF), Pierpaolo Campostrini (direttore CORILA) e Carlo Urbani (Istituto Veneto di Scienze Lettere e Arti).
100 pagine e otto capitoli nella prospettiva di uno scenario di sostenibilità urbana integrata
Lo studio è stato presentato al pubblico, il 17 novembre scorso, all’Arsenale di Venezia, nell’ambito dell’evento conclusivo della Mostra “Intelligent Venice”, progetto speciale di VSF allestito all’interno della Biennale Architettura 2025 (sito dedicato https://intelligentvenice.it/ e in diffusione anche il catalogo cartaceo), che ha visto oltre 100mila visitatori e che, grazie a laboratori didattici specifici, ha coinvolto inoltre 2200 studenti e 800 docenti delle scuole del territorio.
La ricerca, cento pagine divise in otto capitoli (scaricabile dalla pagina https://vsf.foundation/attivita/progetti/), tratta i temi salienti intercettati dal concetto di resilienza: gli interventi fisici in laguna; infrastrutture e trasporti; istruzione e sanità; attività economiche e dell’industria, da Porto Marghera fino a oggi; piani regolatori e legge speciale,; salvaguardia e MOSE; turismo. Obiettivo: delineare una scenario di sostenibilità urbana integrata per Venezia e il suo territorio.”
Oliva (VSF): “resilienza basata su dinamicità dei diversi ambiti e legame tra la città e la sua laguna”

“Dalla storia degli ultimi due secoli emergono elementi che sono l’essenza stessa della resilienza di Venezia” – spiega Silvia Oliva, coordinatrice dei progetti di ricerca VSF –. In primo luogo, la dinamicità che attraversa tutti gli ambiti considerati: economia, lavoro, infrastrutture, contesto urbano, turismo; poi il legame imprescindibile tra il destino della città e quello della sua laguna che include la necessità di una visione del futuro, in grado di salvaguardare sia il patrimonio fisico della città sia la comunità che la vive oggi e la vivrà in futuro.”
Anche la Venezia funzionale nello scenario sostenibile: 15 comuni e un milione di utenti

“Rileggere gli ultimi due secoli con l’ottica della resilienza è un esercizio che consente di comprendere che la Venezia contemporanea è frutto di una storia, da cui emergono successi e limiti, scelte ponderate, contraddizioni ed errori, da cui apprendere per focalizzare l’attenzione sugli elementi con cui costruire il futuro – prosegue Silvia Oliva -. Tenendo conto anche di elementi di scala: la dimensione territoriale per uno scenario sostenibile non può che essere quella della Venezia funzionale, che comprende, oltre al comune lagunare, anche altri 15 comuni, è definita dai flussi quotidiani di pendolarismo ed è composta da almeno un milione di utenti. Così come la dimensione della comunità coinvolta non può che essere quella che insieme ai residenti conta anche chi a Venezia nel suo insieme vive, studia, lavora.”
La riconversione di Porto Marghera elemento di trasformazione in chiave sostenibile
Lo scenario attuale, che guarda al futuro, è caratterizzato da progetti che confermano il carattere di Venezia come città resiliente – continua Silvia Oliva -. Ne è dimostrazione, ad esempio, l’impegno di attori pubblici e privati ad investire in ricerca, innovazione e produzione di energia sostenibile (idrogeno, ma non solo), trasformando Porto Marghera nel luogo in cui sperimentare e realizzare un processo concreto di decarbonizzazione, a favore di un territorio vasto e avviando al contempo le indispensabili bonifiche di un’area che sconta ancora gli effetti di un’industria non attenta alla sostenibilità.”
I progetti di VSF: “scenario obiettivo di sostenibilità integrata urbana” e “osservatorio sulla sostenibilità”
Il progetto “Scenario Obiettivo di Sostenibilità Integrata Urbana di Venezia e il suo Territorio” di Fondazione VSF include anche un “Osservatorio sulla Sostenibilità” e in prospettiva la redazione di un documento di scenario strategico. Elemento caratterizzante sarà un approccio data-informed, in cui opinioni e stereotipi saranno sostituiti da argomentazioni sorrette da basi solide di dati, applicandole al contesto di riferimento.
Urbani (Istituto Veneto): “negli ultimi due secoli, la connessione dirompente con la terraferma”

Uno dei primi stereotipi da superare è l’idea che il governo della Serenissima non sia intervenuto nell’ambiente naturale.
“La Serenissima ha saputo mantenere una sorta di “equilibrio” tra l’unicità del sito e l’ordinarietà delle questioni: palazzi da costruire, collegamenti da pianificare, manutenzioni e ristrutturazioni, spazi da occupare e spazi da liberare – sottolinea Carlo Urbani, ricercatore dell’Istituto Veneto di Scienze Lettere e Arti -. Gli interventi realizzati nel contesto lagunare hanno richiesto da sempre una gestione particolarmente sapiente, ma una questione che mi sembra interessante rilevare è come sia stato possibile che le trasformazioni urbane operate fin dal primo insediamento antropico, nell’immaginario comune abbiano perso il carattere manomissivo per assumere quello di un’esemplare capacità conservativa da parte di un governo della Serenissima che tende ad assumere un profilo più leggendario che reale.
La storia di Venezia negli ultimi due secoli dimostra la volontà di non rassegnarsi all’ineluttabile, di non cedere alla tentazione di guardare nostalgicamente a un pur glorioso passato, ma di saper mettere in essere azioni capaci di aprire nuovi scenari, anche a prezzo di apparire dirompenti: si pensi alla rottura dell’isolamento con la costruzione del ponte ferroviario, a metà Ottocento, fino alla costruzione delle dighe mobili per la difesa dagli eventi di alta marea in tempi più recenti.”
Campostrini (CORILA): “Venezia mai immutabile, una storia ricca di cambiamenti strutturali e d’uso”

“Venezia è una città viva e proprio per questo in continua evoluzione, mai eguale a se stessa e non certo intoccabile, come dimostra la sua storia nel succedersi dei secoli. “Ogni epoca ha prodotto dei mutamenti e la nostra ricerca punta a ripercorrere alcuni elementi storici salienti di questi cambiamenti strutturali e d’uso, per trovare ispirazione per una visione di prospettiva futura – afferma Pierpaolo Campostrini, direttore di CORILA (Consorzio per il coordinamento delle attività di ricerca sul sistema lagunare di Venezia) –. Dobbiamo ricordare che “cambiamento” non vuol dire necessariamente “stravolgimento”, ma si tratta di un processo che a Venezia, come altrove, è avvenuto in risposta alle necessità espresse dalla società, considerati i vincoli ambientali, economici e tecnologici diversi in ogni epoca.”
Anche le dighe mobili del Mose figlie delle necessità emergenti nel lungo rapporto con il mare

“La Repubblica di Venezia aveva difeso la città ed in particolare le isole litoranee con la costruzione dei Murazzi, ma non era stata in grado di garantire l’accesso alle navi attraverso le bocche di porto, che si andavano interrando – riporta ancora Campostrini -. Fu il regno d’Austria che realizzò i primi moli foranei a Malamocco, opera completata a Lido ed a Chioggia dal regno d’Italia. Da 180 anni il nucleo centrale della città storica ha superato l’isolamento insulare, con la costruzione del ponte translagunare ferroviario nel 1846, affiancato poi, poco più di 90 anni fa, da quello automobilistico. La Venezia del primo Novecento ha visto notevoli trasformazioni urbane. Sono state costruite nuove case ed interi nuovi quartieri.
Bisogna ricordare che attorno al 1950 uno di principali problemi cittadini era il sovraffollamento del centro storico, dotato di numerose abitazioni fatiscenti, ma al contempo minacciato da una pletora di sopraelevazioni abusive. A Venezia si è sempre continuato e si continua ancora a costruire. Sono più note le trasformazioni nelle aree dell’entroterra, Mestre, Marghera e negli anni 60. Complessivamente, per il sistema urbano della “grande Venezia” si possono tirare i fili di una storia di resilienza, che è adattamento progressivo alle necessità, come accadde in altre città, qui condizionato tuttavia dal rapporto originale con l’acqua e la laguna. Le attuali opere di difesa, MOSE incluso, sono figlie un lungo rapporto tra il mare e la città e per comprenderle fino in fondo bisogna conoscere e sapere immergersi in questa storia.”
De Marchi (VSF): “turistica per vocazione e dall’immagine cristallizzata fortemente attrattiva”

Infine, l’altra questione strategica per lo sviluppo futuro della città riguarda l’evoluzione del fenomeno turistico strettamente legato anche all’immagine della città amplificata a dismisura nella società contemporanea.
“Il rapporto indissolubile tra Venezia e il turismo trova le sue ragioni fondanti nella sua storia secolare – evidenzia Damiano De Marchi, project manager di VSF per il progetto trasversale di scenarista e per l’area Turismo Sostenibile -. L’apertura ai foresti, temporanei e stabili, in relazione alla natura commerciale della città; la coesistenza delle principali motivazioni di visita e una forma e spazio urbani che diventano funzionali all’incontro e alla accoglienza dei visitatori, si intrecciano in una maniera unica al mondo.
L’immagine della città, inoltre, ha una doppia forza attrattiva: da un lato c’è un brand identitario come il leone marciano, diffusissimo a tal punto da diventare anche la base per l’attuale marchio turistico regionale, Land of Venice. Dall’altro, l’immagine nata dopo la caduta della Serenissima di una Venezia decadente, che sta per morire (e che in realtà non muore mai). Una “morte ti fa bella” che crea fino ai giorni nostri una leva di marketing irresistibile per la domanda turistica mondiale dell’urgenza di visitarla, almeno per l’ultima volta.”
Da Venezia all’entroterra, un laboratorio permanente per la gestione smart del turismo

Eppure, Venezia, lungi dall’essere in punto di morte, rappresenta oggi anche un laboratorio permanente dei rapporti tra luoghi e turismo.
“L’obiettivo del capitolo, che unisce ricerca storica e fonti di dati anche innovative, come quelli delle locazioni turistiche, è quello di far emergere quegli elementi di Venezia, paradigma dell’overtourism nella banalizzazione narrativa, utili a farla percepire come laboratorio permanente del rapporto tra luoghi e turismo, e a introdurre elementi correttivi, dinamici e funzionali al miglioramento della qualità della vita, oltre che della visita – conclude Damiano De Marchi -.
Sostenibilità e misurazione vanno di pari passo per una comprensione adeguata alle sfide del turismo odierno, un e-tourism dove le tecnologie diventano pervasive e influenti nei comportamenti di consumo. Un punto di partenza per la strutturazione di scenari di sostenibilità urbana integrata per la gestione smart del turismo a Venezia, con implicazioni sia in città storica, magnete turistico e città viva, sia su tutto l’entroterra dove si estende il fenomeno del pernottamento e dell’escursionismo, che comprende la terraferma veneziana e si estende ben al di fuori dei confini comunali.”
Per maggiori informazioni
https://vsf.foundation/portfolio/storia-della-resilienza-di-venezia

















































































