Un libro ha riaperto il dibattito: “Cento idee per Venezia”, un’analisi della realtà di Venezia e Mestre, ma anche in fondo della stessa Città Metropolitana, condotta dalla Fondazione Pellicani per capire cosa è accaduto adesso che il Duemila ha già 25 anni. Soprattutto per chiedersi cosa succederà? Cosa sarà della Venezia col centro storico intasato dall’over tourism e per contro la Mestre con i negozi chiusi in centro, Porto Marghera ridimensionato persino brutalmente rispetto al recente passato, la salvezza della città appesa al Mose che reggerà ancora qualche decennio.
Il calo di abitanti a Venezia e Mestre

E poi? Gli abitanti sono sempre di meno, ma pur sempre abbastanza per fare di Venezia e Mestre la città più grande del Veneto con una popolazione di oltre 250 mila persone. Un abitante su quattro ha più di 65 anni, uno su quattro è immigrato e lavora soprattutto nel turismo o a Porto Marghera. Ma devono vedersela con 30 milioni di visitatori, con 150 mila pendolari giornalieri. Numeri che fanno della sola Mestre la seconda città per presenze turistiche nella regione dopo Venezia!
Il dibattito su Venezia e Mestre

Ce n’è a sufficienza per aprire un dibattito sul futuro di Venezia e Mestre, per cercare di capire come diventerà la città e cosa ne sarà dei suoi abitanti. Dopo l’intervento di Nicola Pellicani, presidente della Fondazione che ha promosso il libro che ha dato il via al dibattito, e dopo Antonio Trampus, professore di Storia di Ca’ Foscari, ora è il turno di Maurizio Crovato, veneziano, giornalista, conosciuto volto della Rai, storico delle isole della Laguna.
Venezia e Mestre; il cambiamento attraverso l’occhio della macchina fotografica di Sergio Gambato

Un dibattito fatto non soltanto di parole. Ad affiancare i vari interventi ci sono anche le fotografie sulla trasformazione di Mestre scattate nel corso degli anni da un noto fotografo speciale, Sergio Gambato, famoso avvocato.
Venezia fino a quanto e fino a quando?
Di Maurizio Crovato, veneziano, giornalista, conosciuto volto della Rai, storico delle isole della Laguna

Scherzo tristemente sul titolo: fino a quanto potremo sopportare noi residenti (ridotti a 47 mila e qualcosa), fino a quando potremo ammirare tutti questa fantastica storia lagunare? Da bambino mi sono rimaste impresse due grandi tragedie. Il 9 ottobre 1963, disastro del Vajont. Il 4 novembre 1966, alluvione con 194 cm di “Aqua Granda”. Segni indelebili nella memoria infantile.
La prima tragedia che ricordo
Nel primo: mia mamma Norma Claut, originaria della Valcellina, ci sveglia al mattino presto del 10 ottobre, era un giovedì. “Ragazzi, dobbiamo recitare il rosario, è successo un disastro nella diga del Vajont, tantissimi morti!”. Le immagini serali dell’unico telegiornale tv esistente all’epoca, con l’inviato Nino Vascon, giunto eroicamente in moto, ci fanno vedere che Longarone non esiste più. Colpiti i comuni friulani di Erto e Casso. Quasi duemila morti. Choc.
La seconda
Nel secondo: 3 novembre 1966, mattino, tutti a casa da scuola per l’acqua alta! Mia mamma, provvidenzialmente fa la spesa, modello ricordi seconda guerra mondiale, per assicurarsi viveri e sussistenza. Ma il 4 sera l’acqua, già alta, non cala e arriva l’alluvione. Gli stivali, usati anche per giocare, non servivano più. Giorni e giorni, senza corrente elettrica, al lume di candela e senza telefono. Negozi chiusi. Mia mamma, previdente, aveva avuto ragione.
Tutta questa premessa infantile per comprendere oggi lo stato d’animo e ambientale sul futuro di Venezia


Basta fare un confronto fotografico sulle rive veneziane, a cominciare da quelle di San Marco, di Rialto, di San Giovanni e Paolo, dal Novecento ai nostri giorni. Nelle foto vecchie: rive bianche, accessibili, non scivolose. Dalle foto di oggi, praticamente scomparse, nere e e piene di alghe. In fondo sono passati solo pochi decenni. Riscontri possibili a occhio nudo per un residente di mezza età.
La questione della legge speciale per Venezia
Nel 1973 (73!) una legge speciale sanciva che Venezia era un “problema di preminente interesse nazionale” e ne stabiliva congrui finanziamenti e opere di salvaguardia. I lavori del Mose sono stati inaugurati da un Silvio Berlusconi sorridente e ottimista nel maggio 2003. La grande opera di salvaguardia è stata inaugurata solo venti anni dopo, nel 2023. Costo 7 miliardi circa, scandali compresi. Da allora le 78 paratoie mobili sono state alzate 108 volte per una spesa media di 200 mila euro a sollevamento. La manutenzione ordinaria è di circa 50 milioni di euro all’anno, ma con il tempo potrebbe arrivare a 100, dicono gli esperti.
La questione Mose

L’ingegner Andrea Rinaldo, veneziano, già docente di idraulica all’Università di Padova e vincitore nel 2023 del prestigioso “Premio Nobel dell’acqua”, non è per niente tranquillo. “Il Mose appare già come un’opera provvisoria entro questo secolo, ma siamo ottimisti, Venezia per subsidenza e marea, calerà purtroppo ancora di un metro”.
Se dall’alto ignorano la legge speciale per Venezia e Mestre

Oggi, anno del Signore 2025, i finanziamenti previsti per la neonata Autorità per la laguna, arrivano a singhiozzo da Roma, dimenticandosi spesso il “preminente interesse nazionale” della legge speciale di oltre mezzo secolo fa. Eppure, questa disgraziata città, con sempre meno residenti e tanti vecchi, é invasa da oltre 40 milioni di turisti all’anno. Ovvero ricchezza pura. Ma tanti soldi (anche per via di lavoratori stranieri, bengalesi e cinesi in primis) arricchiscono beatamente il Pil di paesi all’estero.
Speriamo che gli artisti “visionari” si sbaglino su Venezia e Mestre

Come immaginare il futuro? Gli artisti spesso sono dei veggenti.
Caro Ludovico De Luigi, veneziano, pittore visionario, morto quest’anno a 92 anni. Spero tanto tu ti sia sbagliato.

















































































