Giuseppe Pietrobelli, ex inviato speciale del Gazzettino, collabora con “Il Fatto Quotidiano” e con ilfattoquotidiano.it dal Nordest. Per le due testate giornalistiche ha seguito la genesi delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi invernali Milano Cortina 2026 che inizieranno il 6 febbraio del prossimo anno. Partendo dalle inchieste, Pietrobelli ha scritto un libro: “Una montagna di soldi. Sprechi, incompiute e affari: lo scandalo delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026”. Racconta i grandi interessi economici, politici e infrastrutturali dell’evento sportivo, la quarta Olimpiade che si svolge in Italia dopo Cortina 1956, Roma 1960 e Torino 2006.
Pietrobelli, cosa mette insieme nel suo libro?

“Si tratta di un viaggio negli sprechi, negli affari, negli scandali e nella retorica nazionalista che contraddistinguono questi Giochi. È uno slalom tra bugie, contraddizioni e promesse non mantenute, che hanno come protagonisti politici, manager pubblici, aziende private e uomini dello sport. Si è detto che sono Giochi “a costo zero” per gli italiani, mentre il contribuente pagherà almeno 5 miliardi di euro per impianti sportivi, strade e ferrovie.
È stato detto che saranno i Giochi meno costosi di sempre, mentre si spenderanno due miliardi di euro solo per organizzarli, con un bilancio già in rosso che ha ricevuto quasi mezzo miliardo di euro di aiuti pubblici. È stato detto che saranno le Olimpiadi “più sostenibili di sempre”, perché diffuse sul territorio e con la quasi totalità di infrastrutture già pronte. Bugie. In realtà gli impianti sono stati rifatti da nuovo e una colata di cemento si abbatterà sulle Dolomiti tutelate dall’Unesco e sulle Alpi, a servizio della monocultura del turismo degli sport invernali”.
Cosa ricostruite nel libro?

“La ragnatela di società, poltrone occupate dai signori del “circo bianco”, ma anche i “flop” di Simico, la società statale che si occupa delle infrastrutture, l’assalto alla diligenza da parte delle amministrazioni locali. È anche un viaggio nell’opacità di Fondazione Milano Cortina 2026, costituita da enti pubblici e con soldi pubblici, eppure ostinatamente arroccata a difendere la propria natura privatistica. Addirittura il governo Meloni è sceso in campo per proteggerne i segreti, con un decreto interpretativo che la Procura di Milano ha definito “uno sgambetto” per bloccare un’inchiesta in corso per corruzione e contro il quale ha chiesto il ricorso alla Consulta. Pesano sui bilanci di Fondazione anche i diktat del Cio, che impone al Paese ospitante regole vessatorie in materia di sponsor e forniture di servizi, come testimonia il coinvolgimento del gruppo Deloitte, uno dei Partner Globali, che ha elaborato una piattaforma gestionale da un miliardo di euro”.
Da dove nasce la decisione di scrivere un libro che non risparmia critiche e accuse?

“Dall’esigenza che ho avvertito, soprattutto a partire dalla pista da bob di Cortina, di una narrazione diversa rispetto a quella ufficiale. La pista costerà 125 milioni di euro. E ha causato l’abbattimento di un bosco incantato ai piedi delle Tofane, per poche decine di praticanti di uno sport di nicchia. “Una montagna di soldi” è anche un viaggio nell’opacità di Fondazione. Le Olimpiadi sono un grande evento di sport. Ma in questo caso sono costosissime e hanno pesanti ricadute ambientali dalla Valtellina al Cadore, dal Trentino alla Val Pusteria, dove si svolgeranno le gare. Raccontare le contraddizioni non è negare valore allo sport, ma riflettere sull’opportunità di organizzare manifestazioni sportive di così grande impatto in ambienti fragili delle Alpi e delle Dolomiti. È il modello di approccio alla montagna che andrebbe ripensato, altrimenti per un pugno di soldi, a beneficio di pochi, si distrugge un patrimonio unico”.
Pietrobelli, nel libro ci sono anche inchieste giudiziarie?

“Tre filoni delle inchieste condotte dalla Procura della Repubblica di Milano. La più recente riguarda lo sviluppo urbanistico della città con tre opere (Palasport Santa Giulia, Villaggio Olimpico di Milano e Stadio di San Siro) che fanno parte dei dossier aperti dai pubblici ministeri. Ci sono anche gli appalti per la piattaforma tecnologica delle Olimpiadi. Con indagati sia in Fondazione Milano Cortina 2026, il comitato organizzatore dei Giochi, che in Deloitte, uno delle più importante aziende globali fornitrici di servizio.
Questo filone ha scatenato un duro contrasto tra i magistrati e il governo, che con un decreto ha cercato di bloccare le inchieste. Sostenendo che Fondazione è un ente di natura privatistica. A cui non si possono contestare i reati tipici dei pubblici ufficiali, come la corruzione o la turbativa d’asta. C’è anche un filone che riguarda i raccomandati, figli o parenti di politici che hanno ottenuto contratti di lavoro per le Olimpiadi. Questo fascicolo è però finito in archivio perché il reato di abuso d’ufficio è stato eliminato”.
Chi pagherà i costi delle Olimpiadi?
“I contribuenti italiani. Visto che le opere pubbliche sono finanziate dal governo o da enti pubblici come Regioni Lombardia e Veneto, Province autonome di Trento e Bolzano. C’è una spesa pubblica anche per sanare il deficit già previsto per l’organizzazione. Fondazione Milano Cortina aveva previsto un costo di 1,5 miliardi, grazie a sponsor, diritti televisivi, Cio, merchandising e biglietti. Saranno spesi 2 miliardi e la differenza verrà ripianata dal governo italiano che ha già stanziato 330 milioni di euro non previsti”.







































































