Partiamo dai numeri che non mentono mai: lo svizzero Roger Federer nella sua straordinaria carriera ha giocato 40 singolari di Coppa Davis su un totale di 1.526 partite disputate. Rafa Nadal ha fatto anche peggio: per la sua Spagna è sceso in campo 29 volte su oltre 1.300 incontri giocati. Del fuoriclasse americano Pete Sampras si contano appena 28 apparizioni nel team Usa di Davis. E fu proprio la disaffezione dei big a portare la Federazione internazionale a rivedere le regole della Coppa: non più match al meglio dei 5 set, ma tutto condensato in un mini-torneo finale con partite al meglio dei 3. Questa è storia e non la si può negare. Veniamo all’oggi: “Jannik Sinner non ha dato la disponibilità per le Finali di Davis dal 19 al 23 novembre a Bologna” comunica la FederTennis.
Tutti contro Sinner

Apriti cielo. Si scatenano a criticare tutti gli opinionisti dei media nazionali, a ruota sociologi, filosofi, blogger, influencer, ecc.. Mancano solo i virologi che però non sono più di moda. E si sprecano gli appelli accorati a ripensarci in nome della Patria. Ma Jannik di mestiere fa – con un innegabile successo – il tennista professionista, proprio come Federer, Nadal e Sampras per citarne solo 3 fra i più forti e senz’altro i più amati nei loro Paesi dove mai sono stati bersagliati e subissati di critiche per le (tante) defezioni in Davis. In Italia, invece, ci si affanna a criticare soprattutto da parte di chi – come Bruno Vespa – del tennis non si è mai occupato.
Chi si sente tradito

Anche fra gli addetti ai lavori, in verità, c’è chi si sente tradito dalla decisione di Sinner a cominciare dai due grandi Pietrangeli e Panatta, 92 anni il primo, 76 il secondo. In tutto questo discettare sono purtroppo mancate le voci di tre icone del tennis come la compianta Lea Pericoli e il mitico duo Tommasi-Clerici, tre grandi professionisti che avrebbero certamente messo quasi tutti d’accordo.
Dalla parte di Jannik Sinner

Mi iscrivo senza riserve fra chi sta dalla parte di Jannik, il campione che tutto il mondo sportivo ci invidia e che ci ha fatto vincere due Davis dopo ben mezzo secolo di digiuno. Sto insomma dalla parte di un ragazzo altoatesino che trascina i giovani a praticare il tennis, un campione uscito di casa a 14 anni per seguire il sogno. Un atleta dalla faccia pulita, educato e legato a un valore fondamentale come la famiglia. Ma lui non paga le tasse in Italia… attaccano i benpensanti: bisogna ricordare loro che decine di sportivi e molti nostri tennisti hanno la residenza a Montecarlo.
E comunque sul piano sportivo Sinner è un ragazzo che sa vincere, ma anche perdere e cerca sempre di migliorarsi
Lui non si cura degli invidiosi e dell’odio social e non ha paura delle scelte impopolari specialmente quando sono finalizzate a perseguire i suoi obiettivi. Come ogni professionista del circuito Pro Jannik mira a vincere i 4 slam e le Atp finals, tutta la sua preparazione è impostata su quei traguardi: la Davis rappresenta un appuntamento extra che potrebbe deviare l’attenzione e la concentrazione in vista dei torneo di inizio anno, gli Australian Open. Punto.
Ho calcato per una decina d’anni i campi di gioco anche a livello agonistico seppur solo in giovane età e ricordo l’allenatore che focalizzava l’attenzione su alcuni appuntamenti stagionali lasciando i tornei a squadre (quelli per i colori sociali del Tennis Pavia) a margine: fatte le debite proporzioni è così anche ad alti livelli, non c’è nulla di cui sorprendersi nè tantomeno scandalizzarsi. Anzi.
La lezione di Paolo
Illuminante per finire è quello che ha detto Paolo Bertolucci con grande realismo: “Jannik non è un calciatore legato a una società, è un libero professionista. La sua è una decisione già scritta. Mi sarei stra-meravigliato se avesse giocato in Davis. Il tennis oggi sono gli Slam, quei 4 tornei top. Poi ci sono i Masters 1000, che si giocano ovviamente per vincere, ma spesso vengono disputati in proiezione dello Slam successivo.

Il resto non esiste, la Davis è un evento vecchio di anni, quando non c’erano tutti questi tornei e la Coppa era il modo migliore per difendere i propri colori. Ma adesso, per come l’hanno ridotta… E poi avete visto cosa è successo complici i troppi impegni al talento danese Holger Rune (rottura del tendine, ndr)? Non è un calciatore che ha 4 anni di contratto e che, se si fa male, i soldi li prende lo stesso. Se un tennista s’infortuna, non guadagna per un anno. E allora è chiaro: uno deve pensare alla propria carriera, che può essere breve”.
Italtennis comunque forte anche senza Sinner

Ora come potrà reagire il gruppo azzurro di Coppa Davis? Semplice: Musetti, Berrettini, Cobolli e i due doppisti (Bolelli-Vavassori) dovranno dimostrare di non essere “Sinner-dipendenti”, può sembrare un paradosso, ma l’assenza di Jannik può diventare uno stimolo in più che i compagni possono e devono capitalizzare. E senz’altro Jannik tiferà per il suo Paese, l’Italia, e per i suoi compagni come ha ribadito poche ore fa dopo aver battuto Cobollino (il suo amico Flavio) nel torneo di Vienna in una partita bellissima. Abbiamo un tesoro di ragazzi, grandi talenti della racchetta e splendidi atleti: cerchiamo di non rovinare questo incantesimo con inutili e sterili polemiche.
E mentre in Italia ci si schiera tra i pro e i contro, Sinner vince anche a Vienna.








































































