Giù il sipario. Quando i giochi sembravano ormai fatti o meglio quando il Leone d’oro dell’ottantaduesima edizione della Mostra del Cinema di Venezia sembrava essere già assegnato alla regista tunisina Kaouther Ben Hania per il suo film “The voice of Hind Rajab” (tutti tra gli addetti ai lavori lo chiamavano semplicemente “The voice”), ecco che dal “cilindro magico” della giuria guidata dal presidente Alezander Payne, regista e sceneggiatore statunitense, è uscito il nome di un altro regista statunitense, Jim Jarmush, che ha visto premiare con il Leone d’oro per il miglior film il suo “Father, Mother, Sister, Brother”. Per il film della regista tunisina Khaouter Ben Hania, pur sempre la soddisfazione di aver ottenuto il Leone d’argento – Gran Premio della giuria.
Giù il sipario. Il migliore e Jim Jarmush

Il settantaduenne Jim Jarmush, è salito sul palco con gli occhiali scuri ed ha ricevuto il premio dalle mani di Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Mostra del Cinema. “Sono veramente emozionato, ma soprattutto meravigliato e sorpreso” – ha esordito – “non pensavo assolutamente di vincere il Leone d’oro e non mi pareva di poter essere nemmeno tra i candidati. Akira Kurosawa quando ritirò il premio alla carriera disse che forse doveva ancora imparare molto. Ecco io mi sento come lui, ogni esperienza m’insegna qualcosa. Grazie per questo premio”.
Giù il sipario: Jarmush non era tra i favoriti

In effetti Jarmush non rientrava tra i favori del pronostico, anche se va detto che alle spalle vanta una serie di film che l’hanno proiettato ai vertici della cinematografia mondiale, seppur senza mai vincere un premio importante. Più volte è stato candidato (in particolare alla Palma d’oro di Cannes), ma mai era riuscito a stringere tra le mani quello che viene considerato “l’oggetto del desiderio” da parte di tutti i registi. Tra i suoi film vale la pena di ricordare “Coffee and cigarettes”, “Broken Flowers”, “Deadman” e quel famoso “Daunbailò (Down by law), dove oltre al grande Tom Waits tra gli attori c’era anche il nostro Roberto Benigni, grande amico di Jarmush.
Il Leone d’Oro
“Father, Mother, Sister, Brother” narra a tre riprese la storia o meglio le relazioni tra figli adulti, tra fratelli e i genitori distanti. La “strategia” è quella della commedia molto aperta dove quasi non si è portati a dare un giudizio, ma ci si sente ugualmente coinvolti emotivamente. E’ ambientato tra New York, Dublino e Parigi in tempi odierni. Il regista riesce a produrre una giusta dose malinconica che lo rende importante, facendoci riflettere sulla vita passata e su quella che potrà o dovrà essere in futuro.
Giù il sipario. Per il Leone d’argento un po’ di rammarico

Contenta ugualmente per il premio ricevuto, anche se nel volto della tunisina Kaouther Ben Hania si poteva leggere una punta d’insoddisfazione. Nel leggere il lungo testo di ringraziamento finale ha dato una lucida spiegazione del suo film con la speranza che possa servire per il futuro della Palestina. La drammatica vicenda di Hind Raijab, la bambina di cinque anni intrappolata sotto un auto a Gaza che implorava aiuto dovrà essere una sorta di manifesto per la pace e la fine di questa orrenda guerra. Il 30 agosto il corteo pro Gaza, tante le manifestazioni a favore del popolo palestinese durante la Mostra con prese di posizione di attori e registi, ma poi la Giuria ha scelto altro.
Leone d’Argento premio speciale per la regia

Il Leone d’argento – Premio speciale per la regia è andato al film “The smashing machine” di Benny Safdie.
Giù il spiario. Coppa Volpi a Servillo

Grande soddisfazione per l’Italia è arrivata dall’assegnazione della Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile a Toni Servillo, protagonista del film “La grazia” di Paolo Sorrentino. Servillo, interpreta il ruolo di un Presidente della Repubblica italiana arrivato quasi alla fine del suo mandato, quando si trova a dover prendere due importanti decisioni. Un premio meritato dopo aver ottenuto diversi Nastri d’argento e David di Donatello.
Miglior attrice la cinese Xin Zhilei

La Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile è andata alla cinese Xin Zhilei protagonista del film “Ri Gua Zhong Thian – The sun Rises on Us All” di Bahram Bayzaie. Il Premio Osella per la miglior sceneggiatura è andato a Valerie Donzelli e Gilles Marchand per “A pied d’oeuvre”.
Per l’Italia un altro riconoscimento

Spazio ancora per l’Italia con il premio speciale della giuria assegnato al film documentario “Sotto le nuvole” di Gianfranco Rosi. Nel 2013 aveva vinto (ultimo italiano) il Leone d’oro con “Sacro Gra”. Ultimo premio tra i film in concorso quello dedicato a Marcello Mastroianni che è stato assegnato a Luna Wedler per “Silent Friend”.
Giù il sipario anche nella sezione Orizzonti. Premio a David Pablos

Nella sezione Orizzonti come miglior film è stato premiato “ En el camino” di David Pablos. Miglior regia a Anuparma Roy per “Song of the Forgotten Trees”, premio speciale della giuria a “Harà Watan – Last Land” di Akio Fujimoto
Benedetta Porcaroli miglior interprete femminile nella sezione Orizzonti

Miglior interpretazione femminile per la nostra Benedetta Porcaroli protagonista del film “Il rapimento di Arabella” di Carolina Cavalli. Miglior interpretazione maschile Giacomo Covi per “Un anno di scuola” di Laura Samani. Miglior sceneggiature “Hiedra” di Ana Cristina Barragan e infine premio al miglior cortometraggio a “Utan Kelly – Without Kelly di Lovisa Siren.
Giù il sipario anche per Venezia classici e gli altri premi

Per la sezione Venezia classici è stato assegnato il premio al miglior film restaurato a “Bashù, Il piccolo straniero” di Bahram Beyzaie. Il miglior documentario sul cinema a “Mata Hari” di Joe Beshenkovsky e James Smith. Premi alla carriera assegnati durante lo svolgimento della mostra sono andati al regista Werner Herzog e all’attrice Kim Novak.







































































