Il mercato di Rialto era il simbolo della città viva e pulsante. Oggi a guardarlo bene è la dimostrazione visiva di come è ridotta una città che meno di mezzo secolo fa contava il triplo degli abitanti. Banchi di pesce vuoti, frutta e verdura, dove un tempo bisognava arrivare all’alba per non perdere i prodotti migliori, desolatamente abbandonati. Oggi a guardare il pesce sono più i fotografi turisti che i residenti, tanto che un commerciante buontempone aveva messo un cartello: una foto, un euro!
La storica Naranzaria, a ridosso del tribunale (anche questo praticamente vuoto) con i banchi ultimamente occupati dai commercianti bengalesi, abbandonati da anni. Campo Bella Vienna, un tempo il cuore pulsante del mercato, imbonito con una decina di banchetti con souvenir di pessimo gusto.
La rivoluzione del mercato di Rialto

Ora la Fondazione Musei Civici di Venezia ha deciso di investire qualche milione di euro, a partire dalla storica pescheria del primo Novecento dell’architetto Domenico Rupolo e dello scultore Cesare Laurenti. Al primo piano, già sede di uffici comunali, poi ufficio leva, infine sede provvisoria della Procura della Repubblica, da una quindicina d’anni desolatamente vuoti. Circa mille metri quadrati con loggione-terrazza in Canal Grande, giusto di fronte alla Ca’ D’oro, attendono il sospirato utilizzo. Un tentativo di delibera di iniziativa comunale nel 2016 aveva ipotizzato il recupero. Ristorante didattico affidato agli allievi dell’istituto alberghiero di Venezia, Andrea Barbarigo, esibizioni e mostre sulla cultura del cibo locale, che proprio in laguna non manca. Dalla storia delle moeche, i morbidi granchi fritti, al baccalà, alle sardine in saor, fino al successo mondiale dello spritz, invenzione veneziana ottocentesca che oggi mezza Europa si arroga l’invenzione.
Il Comitato Rialto Novo, con le promotrici Gabriella Giaretta e Donatella Calabi aveva raccolto ben 6 mila firme. Poi il silenzio.
Al momento segreta la rivoluzione

L’intenzione della Fondazione musei civici, proprietaria dell’immobile, è quella di creare uno spazio polifunzionale con mostre concerti, incontri, eventi e una caffetteria sul loggione in Canal Grande. Nell’occasione verrà costruito un ascensore e sistemati servizi igienici che ora mancano al mercato.
Importanti i riferimenti in Italia. Per esempio a Torino e a Firenze, gli antichi mercati di Porta Palazzo, con l’antica tettoia orologio e quello di San Lorenzo, sono stati trasformati in modo radicale. Sui siti web si leggono slogan tipo: dalla tradizione del passato al valore del futuro, oppure ecco il meglio della gastronomia italiana, la cucina vecchia maniera. Sono aperti dal mattino fino a tarda sera.
A Venezia, per il momento è tutto top secret, quasi un segreto di stato, ma si spera in un coinvolgimento della città o quantomeno un dibattito sul futuro di Rialto.
I progetti chiavi in mano, appartengono alla cultura del passato. In ogni caso cultura gastronomica e Rialto sono un tutt’uno.







































































