Sembra una mostra di buon impianto Modigliani Picasso e le Voci della modernità, appena inaugurata a Palazzo Zabarella di Padova. Allestimenti raffinati, apparati critici e catalogo molto curati, opere del Picasso cubista e capolavori del livornese da lasciare a bocca aperta.
Modigliani, Picasso e le altre voci della modernità


Eppure, percorrendo le sale del piano nobile, ci si rende conto ben presto di trovarsi in una costruzione ben più complessa ed articolata. La linea eroica dei grandi classici, destinati a costituire la nervatura del Novecento pittorico europeo, si va via via arricchendo di contributi completamente diversi (per lo più sconosciuti al grande pubblico e fino ad oggi destinati ad una nicchia di fruitori). Così ci si accorge di quel corollario al titolo, che cita – oltre ai giganti della pittura – anche le Voci della modernità, e l’orizzonte si espande a dismisura: dagli artisti autodidatti, quelli che il collezionista Wilhelm Uhde chiamava “primitivi moderni” ai “pittori della domenica”, un po’ naïf, un po’ visionari, fino a toccare l’art brut di Jean Dubuffet. La scelta, ardita e solo apparentemente contraddittoria, è motivata dal fatto che l’esposizione è organizzata in collaborazione con LaM, Lille Métropole Musée d’art moderne, d’art contemporain et d’art brut.
Modigliani grazie al Museo LaM

La creazione del museo LaM, che si trova a Villeneuve d’Ascq, città dell’area metropolitana di Lille, risale al 1983 ed è collegata al lascito di Geneviève e Jean Masurel, appartenenti ad una nota famiglia di produttori tessili del nord della Francia. Significativo era stato anche l’apporto dello zio, Roger Dutilleul, industriale ed appassionato d’arte, uno dei più importanti collezionisti di Modigliani. A questo nucleo formidabile si è aggiunta, alla fine del ventesimo secolo, una considerevole donazione di opere d’art brut (oltre 3500). Così il LaM è divenuto il primo museo francese a riunire ambiti artistici tanto diversificati.
Tanti grandi artisti tutti insieme



La mostra a Palazzo Zabarella, sulla linea delle precedenti collaborazioni con il Brooklyn Museum di New York ed il museo di Grenoble, collega i grandi protagonisti delle avanguardie storiche (Picasso e Braque cubisti, le eccellenze di Modigliani, Léger e Mirò) ad altri artisti del primo e del secondo dopoguerra, come André Lanskoy, Youla Chapoval, Geltrude O’Brady.
Un percorso da Picasso a Modigliani passando per Braque






Curata da Jeanne-Bathilde Lacourt, l’esposizione – aperta fino al 25 gennaio 2026 – è articolata in diverse sezioni: l’avanguardia cubista con i dipinti di Picasso (come Donna con cappello) e Braque (il formidabile La Roche-Guyon); il “Tubismo” di Léger, per poi accompagnare i visitatori in una meravigliosa sala dedicata a Modigliani. Sei tele in tutto, tra le più significative del Maestro.
La strepitosa Maternità del 1919, la piccola Jeanne in braccio all’ultima compagna di Modigliani, ha già tutte le caratteristiche che renderanno unica la cifra di questo artista: il volto allungato, orbite vuote e cariche di mistero, la dolcezza carnale delle forme. Oppure il Nudo seduto con camicia, del 1917, sensuale ed elegante; così come il ritratto di Moïse Kisling, un altro pittore della cosiddetta École de Paris.
Il mecenate di Modigliani



Chissà se fu la tavolozza, la linea morbida in netta contrapposizione al modello cubista ad attrarre irresistibilmente Roger Dutilleul, uno dei rari mecenati che sostennero Amedeo Modigliani durante la sua stagione parigina. Forse la passione del livornese per l’arte antica e non occidentale che aveva osservato al Louvre o al Palais du Trocadero; addirittura il gusto per le correnti spiritualiste ed esoteriche che animavano la cultura dell’epoca. L’obiettivo dell’artista era quello di ottenere una raffigurazione della figura ideale, combinando le caratteristiche formali di diverse tradizioni: l’antichità greco – romana ed egizia, il Rinascimento italiano, la statuaria Khmer, l’arte africana.
In ogni caso Dutilleul, più che dall’apparenza delle opere che acquisiva, era colpito dai significati: rifiutava ogni dogma sull’opera d’arte, non sceglieva tra forma e colore; amava particolarmente i lavori di Cézanne, che – almeno nei primi anni della sua attività di collezionista – non si era potuto permettere. Quasi un decimo dell’intera collezione pittorica di Modigliani passò, invece, per le mani di Dutilleul, che continuò ad acquistare o a scambiare le sue opere anche dopo la morte dell’artista nel 1920.
L’approccio del collezionista Dutilleul, e successivamente di suo nipote Masurel all’arte del Novecento presuppone una fiducia sconfinata nel potere intrinseco delle opere, capaci di stabilire una connessione diretta con il pubblico: «La cosa più importante è che il dipinto ti guardi – sosteneva Roger – Non spetta all’amatore guardarlo, soprattutto con idee o sentimenti preconcetti. Deve accontentarsi di vederlo, vale a dire di incrociare il suo sguardo con esso, per intuire il pensiero dell’artista o, meglio ancora, la sua profonda, intima emozione. Due esseri viventi che comunicano come meglio possono!».
L’art brut di Dubuffet



In un’ottica così personale ed eterodossa rispetto alle mode, si spiega anche l’interesse per l’art brut di Jean Dubuffet e i suoi epigoni: opere in massima parte eclettiche, profondamente legate alla società civile e alle sue contraddizioni; arte che prendeva spesso avvio dagli ospedali psichiatrici o dal desiderio di affrancamento di categorie emarginate. Arte visionaria, arte terapeutica: ad esempio, l’ospedale di Saint-Alban, nella Francia centrale, durante la seconda guerra mondiale, divenne sia un luogo di resistenza contro l’Occupazione, sia lo spazio dove medici come Lucien Bonnafé e François Tosquelles reinventarono i metodi di cura psicologica.
I pazienti erano liberi di creare: Auguste Forestier, intagliava legno di recupero e metteva insieme i propri assemblaggi (barche, animali, case) che sarebbero poi divenuti oggetti da collezione. Infatti il poeta Paul Éluard, rifugiatosi in ospedale nel 1943, ebbe l’occasione di presentare questi manufatti a Raymond Queneau e Pablo Picasso.Da qui alla collezione di Jean Dubuffet, dal 1947 in poi, il passo fu breve.
Quasi tutto il ‘900 a Palazzo Zabarella


Sono vicende apparentemente slegate tra loro ma che, in realtà, costituiscono la chiave per riconsiderare il processo della creazione artistica novecentesca: molti fili che s’intersecano, con differenti valutazioni, anziché camei di protagonisti esclusivi. La mostra di Palazzo Zabarella sta molto in quelle plurime voci che raccontano la modernità e lo splendore dell’arte novecentesca, e ci restituiscono una struttura differenziata, per nulla ovvia. È uno di quegli eventi che serve al presente, forse ancor più che ad una necessaria storicizzazione: in tempi di banalità e d’icone, merce rara.
La mostra

Modigliani Picasso e le Voci della modernità dal Museo LaM
16 ottobre 2025 – 25 gennaio 2026
Palazzo Zabarella, Padova
Orario: Dalla domenica al giovedì 10:00 – 19:00, Venerdì e sabato 10:00 – 20:00. Ultimo ingresso 45 minuti prima
Chiuso il 25 dicembre
Per info e prenotazioni: Tel. (+39) 049 8753100, http://www. zabarella.it, prenotazioni@palazzozabarella.it
Foto allestimento: Irene Fanizza
Foto opere coperte da copyright gentilmente concesse dal LaM







































































