«Voglio andare ad Alghero…» E’ la canzone di Giuni Russo che si cantava agli inizi del duemila. Alghero, in quella frase sospesa tra desiderio e leggerezza, c’è tutto. E’ il senso di una città che non si visita soltanto: si sogna, si vive, si ricorda. Alghero è un luogo dell’anima, una destinazione capace di accogliere in ogni stagione chi cerca bellezza, benessere e autenticità, lontano dalla fretta e vicino all’essenza del Mediterraneo.
Alghero città del corallo

Affacciata sul Golfo dell’Alguer, Alghero è conosciuta come la Riviera del Corallo. Un nome che racconta secoli di storia e di lavoro paziente: l’“oro rosso” del mare, il Corallium rubrum, ancora oggi viene pescato e lavorato secondo rigide regole di tutela ambientale. Basta incontrare Davide Simula, responsabile del museo del Corallo, che vi spiega che questo preziosissimo oro rosso si va a pescare fra i 90 e i 138 metri sotto il mare, con tutti i rischi che ne derivano. Peppino Simula, presidente del Museo della pesca del Corallo, vi farà da guida fra i capolavori dei maestri del corallo. Nelle botteghe del centro storico, i maestri corallari trasformano il corallo in gioielli unici, piccoli scrigni di memoria e identità. Un sapere antico che si può approfondire nei musei cittadini, dove il mare diventa racconto culturale e non solo paesaggio.
La storia catalana

Ma Alghero è soprattutto una città catalana in Sardegna. Raffaele Fanciulli, esperta guida algherese, racconta di questa città fortificata, attenta alle incursioni marine. Alghero, chiamata anche Barcelloneta per questo attaccamente alla città di Gaudì dall’altra parte del mare. Passeggiare tra le sue mura aragonesi significa attraversare una storia che parla catalano: nelle architetture gotico-catalane, nei bastioni affacciati sul mare, nella lingua algherese ancora viva e orgogliosamente tramandata. La “città fortezza”, voluta e difesa dalla Corona d’Aragona, conserva intatta la sua anima di frontiera culturale, ponte tra la penisola iberica e l’isola. Al tramonto, quando la luce accarezza i bastioni Marco Polo e Cristoforo Colombo, il tempo sembra rallentare, invitando alla contemplazione.
La Fondazione Alghero per il turismo

È proprio questa atmosfera che rende Alghero una meta ideale per la destagionalizzazione turistica. Qui si sta bene tutto l’anno: in autunno e in inverno il clima mite invita a lunghe passeggiate, a escursioni nella natura, a esperienze culturali ed enogastronomiche lontane dal turismo di massa. Un modello di turismo consapevole, promosso anche dalla Fondazione Alghero, costola del Comune guidata dal suo presidente Graziano Porcu, che lavora per valorizzare eventi, tradizioni e patrimonio culturale nei dodici mesi dell’anno.
La natura, infatti, è una delle grandi ricchezze del territorio

A pochi chilometri dal centro storico si apre il Parco di Porto Conte, con sentieri panoramici, falesie a picco sul mare. Sotto la superficie del mare, l’Area Marina Protetta di Capo Caccia–Isola Piana custodisce grotte sommerse, fondali di posidonia e biodiversità straordinaria. E poi c’è la Grotta di Nettuno, vera cattedrale naturale, accessibile via mare o attraverso la spettacolare Escala del Cabirol: più di 600 scalini, ma un’esperienza che lascia senza parole.
Alghero è anche cultura diffusa

L’Ecomuseo del Parco di Porto Conte racconta il territorio come un museo a cielo aperto, mentre il MASE Museo Antoine de Saint-Exupéry sorprende con un viaggio poetico tra cielo, mare e letteratura, legando il celebre autore del Piccolo Principe ai cieli e ai paesaggi della Sardegna. Un invito a guardare il mondo con occhi nuovi, curiosi e leggeri. Qui trovate Massimo Fois, fondatore del museo, che vi farà da guida.
E poi c’è il piacere della tavola

Alghero è una destinazione dove si mangia bene per tradizione e per vocazione. Dai ristoranti del centro storico alle trattorie di campagna, la cucina racconta l’incontro tra mare e terra: aragosta alla catalana, spaghetti ai ricci, zuppe di pesce, pane carasau, dolci della tradizione. Il tutto accompagnato da vini che profumano di sole e di vento, come il Vermentino e il Cannonau di Alghero. Visitate la famosa cantina Sella e Mosca e scoprirete questo importante territorio. E poi, sedersi a tavola qui significa rallentare, condividere, stare bene. Ma provate anche le calde focacce del Milese, davanti al mare: la titolare storica Sonya Fiori vi porterà questi caldi e squisiti panini, delizia dello street-food.
Ad Alghero vai ma poi ci torni

Alghero, in fondo, è questo: un luogo dove la bellezza non è mai ostentata, ma naturale. Una città che invita a volare, sì, ma per atterrare dolcemente dentro un’esperienza fatta di storia, natura, tradizioni e piccoli piaceri quotidiani. E quando arriva il momento di ripartire, si capisce che quella canzone aveva ragione: ad Alghero non si va soltanto. Ad Alghero, si torna.
















































































Ma come possono venire ad Alghero tutto l’anno , Gennaio,una disperazione, negli anni 80 almeno c’erano alcune discoteche, mi fa meraviglia che in una città come Alghero, anche nel periodo Estivo,non si pensi a mettere su una balera ,si dove possono andare anche persone d’una certa età, è non essere costretti a prendere il sole, e poi x mancanza di svaghi x loro, passeggiata con gelato,e a dormire,cercare di diversificare un po’ anche gli svaghi,in base all’età,
Città da dove parti ma vorresti ritornare perché il tuo cuore è lì e non la puoi mai lasciare la nostra Alghero.