Presentato all’osteria Ceola, Mestre, il libro Semo ciapai coe bombe. Quarant’anni di musica(Helvetia Editrice, 2025), che racconta l’importante anniversario (1985-2025) e le vicende di un gruppo originale e longevo, che ha saputo unire la musica latinoamericana al dialetto veneziano, quello dei Batisto Coco. Intervistati da Lorenzo Bottazzo, erano presenti Eddy de Fanti – leader indiscusso -, Giorgio Schiavon, Marco Musoni, Massimo Bellio. Durante l’incontro i quattro musicisti hanno ricordato la loro storia, ricca di aneddoti divertenti e significativi di un percorso che ha visto la loro formazione aumentare di anno in anno attraverso importanti collaborazioni e nuovi ingressi, ultimamente soprattutto di giovani.
Come sono nati i Batisto Coco

Eddy De Fanti ha raccontato che si è appassionato alla musica latinoamericana nel 1983 a Copenhagen, al seguito dell’orchestra della Fenice dove ha lavorato per diversi anni come percussionista. In un negozio ha trovato un metodo per suonare le congas, scritto da un musicista danese, Bilger Sulbrück, che abitava proprio in quella città, il primo in assoluto a codificare i segni per suonare quello strumento. Ritornato a Venezia, De Fanti è riuscito, con il sostegno dell’Assessorato alla Cultura, a portare il maestro in città organizzando un corso al Centro Musica che formò ben quaranta percussionisti.
Il perché del dialetto

«È proprio in questo Centro Musica, nell’inverno del 1984, che si mettono le basi per formare il gruppo Batisto Coco, nome che ancora non esisteva. Perché il dialetto veneziano?! Perché fin da alcuni anni prima, durante il Carnevale, andavamo a Venezia, appunto, a suonare per le calli e nei campi, in modo molto estemporaneo e cantando degli slogan in dialetto […] Sembrava che il veneziano assomigliasse allo spagnolo e quindi adatto alla musica latina.» (p. 14).
L’origine del nome è raccontata così

«In un momento d’ispirazione, Eddy De Fanti, che tiene un oggetto di legno in mano e lo percuote con una bacchetta di lego, dice: “Bati Sto Coco”. » (p. 15). E da allora il nome definitivo è diventato Batisto Coco, considerando anche che all’epoca andava molto di moda una bevanda che si chiamava Batida de Coco.
Dal primo concerto, al Redentore del 1985, i Batisto Coco non si sono mai fermati

Nel libro si trova tutta la loro storia ordinata in senso cronologico (pp. 13 – 64), a cura di Giorgio Schiavon. Si ricordano esperienze importanti come ad esempio l’incontro con la musica colta nel 2003, tramite la violinista Luisa Bassetto che li ha messi in contatto con Robert Piencikowski, geniale musicologo della Fondazione Paul Sacher a Basilea, che nel 2007 finanziò un loro disco con l’obbligo di fare riferimento, in ogni canzone, a un musicista contemporaneo. Una bella sfida. Anni dopo avvenne una contaminazione simile, ma con la musica barocca, che approderà a un disco nel 2010: Baroccococo.
Il viaggio a Cuba

Importante è anche l’esperienza a Cuba nel 2018 e poi nel 2025 con una serie di concerti. La storia del gruppo è preceduta da tre introduzioni, la prima dei Batisto Coco stessi, seguono due paginette scritte da Carlo e Giorgio e da Stefano Pesce. Il volume contiene poi i testi di tutte le loro canzoni (pp. 65-207), commentate via via dagli autori stessi e arricchite dai ricordi dei molti compagni di viaggio che si sono avvicendati in questi quarant’anni e di molti aneddoti divertenti.
La discografia

Segue l’elenco dei musicisti che attualmente fanno parte del gruppo, ma anche di coloro che hanno suonato nel corso di questi quarant’anni con i Batisto Coco (e sono davvero molti). Il volume si chiude con la discografia: dodici album, dal 10993 al 2021, e con un articolo scritto da Marco Duse, “Acqua alta” dei Batisto Coco: Qua se ghe vende l’anima a Belzebù, pubblicato sabato 21 luglio 2007 sulla rivista online “NonSoloCinema”, anno III, n.20.
Batisto Coco, Semo ciapai coe bombe. Quarant’anni di musica, Marghera (VE), Helvetia Editrice, 2025.















































































