All’ombra del Caregon di Dio, appena uscito per i tipi de “il prato”, è la prima prova narrativa di Gadi Luzzatto Voghera, storico, saggista, direttore della Fondazione centro di documentazione ebraica contemporanea, ed è un libro straordinario, che mi ha commosso nel profondo.
Gadi e il brivido provato anche da Mario Rigoni Stern

In una prosa fluida, agile e colma di tenerezza (per chi lo conosce, l’autore è proprio così, sobrio, con una dolcezza intima e una pacatezza che non lo abbandona con il passare del tempo), Luzzatto racconta il suo rapporto con la montagna. Le Dolomiti, il Cadore, anche le Alpi occidentali vissuti nell’infanzia, in particolar modo con i nonni materni, con i genitori e i fratelli, poi nell’età adulta, con la compagna e i figli.
Quel fremito di libertà e di vicinanza assieme che ricorda anche Mario Rigoni Stern in un suo celebre passo: “Non è l’aria che si è mossa – descrive – è un qualche cosa che fa fremere l’erba, che fa fremere le fronde se ci sono alberi intorno, l’aria stessa, ed è il brivido che percorre anche la tua pelle. E per conto mio – conclude Rigoni Stern – è proprio il brivido della creazione, che il sole ci porta ogni mattina”.
Chi è Gadi tra preparazioni di zaini, sciolina e un libro per tenersi compagnia

Solo che nel testo di Gadi, veneziano di nascita, classe 1963, il rapporto esclusivo con le cime tanto familiari (il Caregon di Dio citato nel titolo non è altro che il monte Pelmo, maestoso, simile ad un trono) diventa anche molto altro. Certo si parla di esperienze con sci e scarponi poco tecnologici (attrezzi che la nostra generazione ha conosciuto); di sciolina ed altri miracoli, di pericolose seggiovie. Si appronta lo zaino prima della partenza, come si trattasse di alta ingegneria, e guai a dimenticare la carta igienica, ma anche un libro: “Un libro, anche piccolo, nello zaino bisogna portarselo, – suggerisce l’autore – perché è parte del kit di sopravvivenza nella nostra vita, e non solo in montagna (…) Un oggetto di sopravvivenza e al contempo un’arma”.
Cerotti e borracce, binocoli e sacchetti di plastica per riportare indietro le immondizie dei pasti. Tutto descritto nei minimi particolari, lasciandosi andare nel frattempo ai ricordi, a considerazioni di appartenenza, tanto che ogni salita, ogni rifugio diventano occasione per un tuffo vertiginoso nel passato prossimo, nelle nostre certezze morali e nel dipanarsi di una vicenda familiare, di un lessico, che sono assieme normali e straordinari.
Gadi, i fratelli e il rapporto con il padre Amos

Perché Gadi, oggi splendido studioso, con i fratelli Michele e Alisa, gli “Aligadele”, come confidenzialmente venivano chiamati dagli intimi, sono i figli di Amos Luzzatto, figura fondamentale di un certo ebraismo italiano, scomparso nel settembre 2020: straordinario, carismatico personaggio, che ha fatto del costruire ponti, incentivare il dialogo interreligioso un grande paradigma di conoscenza (e riconoscenza) reciproche. Amos medico, con una curiosità inesausta per l’essere umano e per la vita; Amos politico, militante di sinistra, pronto – come racconta Gadi “nel dicembre 1970 a trasferirsi in clandestinità nei giorni del tentato Golpe di Junio Valerio Borghese. Era stato predisposto un appartamento sicuro a Mestre per lui e altri che erano finiti nelle liste delle persone da arrestare”.
Amos profondo conoscitore dell’esegesi biblica; Amos Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Una personalità insostituibile, a trecentosessanta gradi, con un’avversione connaturata per ogni falsità, per ogni forma di “purezza”, di origini o di rango. La vita va conosciuta e vissuta; «un po’ di sana polvere, Gina, un po’ di sano sporco» amava raccomandare, scherzando, a mia madre. Così, per vicinanza estrema, si può comprendere l’emozione che il racconto di Gadi suscita in me: anch’io ricordo Amos mentre coinvolge, con sua moglie Laura, i figli piccoli in assemblee di famiglia che assomigliano a riunioni di partito, o li trascina in viaggi fantastici (e poco turistici) a bordo di un’improbabile Opel Kadett giallo oro.
Gadi, Amos e la montagna

Il legame che lega Gadi a suo padre Amos e alla montagna, questo è uno dei fil rouge del racconto. Perché la montagna è fatica, ha a che fare con l’avventura e la libertà, ma reca con sé i ricordi di chi l’ha attraversata per scappare, per nascondersi. È memoria condivisa, di chi ha costruito i nostri diritti, quegli stessi diritti, quell’ossatura tenace che vanno via via svanendo in un presente oscuro. Invece Gadi Luzzatto ce li ricorda da storico, da figlio, anche da padre; posta persino i link dove trovare le canzoni più belle che parlano di montagna e della lotta partigiana.
Ecco, questo piccolo grande libro, è un libro di resistenza, individuale e collettiva

Prevede l’acquisizione di una consapevolezza personale, quando l’autore sceglie, deliberatamente, di abbandonare gli sci per le ciaspe cadorine. Perché l’inverno tra i monti va vissuto, senza velocità, con cura ai dettagli. Ricorda l’importanza della condivisione reale, cita vicende intime, anche dolorose, che hanno accresciuto l’amicizia con persone che in quei luoghi vivono, e ricordano. Sempre con uno sguardo aperto, che non dimentica le radici.
Il regalo: il rapporto con la tradizione ebraica, i ricordi del padre, la democrazia

Il vero regalo che Gadi ci fa, il più grande, sta nelle pagine conclusive, che tengono insieme tutto. Il rapporto con la tradizione ebraica, con la democrazia e con il padre che, nei suoi ultimi giorni, parla incredibilmente di futuro. Parole che invitano, sempre e comunque, all’ascolto di sé innanzitutto, e assieme degli altri. Precisione in quell’ascolto, come nel prepararsi il fatidico zaino, di ogni fremito, di ogni significato. Un’esegesi fenomenica che acquisisce, semplicemente, la propria sacralità nell’osservare. Nell’esserci, in sostanza. E nel non prendersi troppo sul serio: Gadi riserva la dedica principale ad Amos “che mi legge da non so dove e ride”. E noi con lui.








































































Bellissima recensione, invoglia alla lettura del libro!
Grazie!
Non vedo l’ora di poterlo leggere, sarà sicuramente bellissimo !!!