“Non credono negli angeli? Oh, allora perché si sorprendono quando ne vedono uno?” Dal film La vita è meravigliosa” di Frank Capra. Incipit perfetto per un viaggio in cui gli angeli sono protagonisti di una storia universale. La parola angelo deriva dal greco ἄγγελος (angelos) che a sua volta è la traduzione dell’ebraico: mal’ak (angelo – messaggero). Indica esseri spirituali subordinati alla volontà di Dio e che agiscono come suoi intermediari. Senza dubbio degli inviati speciali.
Ci sono momenti della vita in cui sentiamo davvero bisogno di un angelo custode, sentimento non solo religioso, ma letterario e culturale.
Gli angeli sono ovunque, soprattutto in biblioteca



Lo testimonia la bella mostra veneziana: Tra cielo e terra. Gli angeli nei santini d’epoca, organizzata dalla Biblioteca San Francesco della Vigna. Inaugurata a fine novembre, sarà visitabile sino al 25 gennaio. È ideata e allestita da Anna Gigoli, Yeshihareg La Ragione, Linda Manzelle e padre Rino Sgarbossa direttore della Biblioteca. Gli angeli sono figure emblematiche della tradizione religiosa, come protettori e messaggeri hanno alimentato l’immaginazione in ogni epoca storica riflettendo stili artistici sempre diversi.
Nell’allestimento sono state selezionate circa 320 opere, immaginette devozionali di grande pregio databili tra il 1600 e i primi del ‘900



Attraverso le otto sezioni del percorso è possibile scoprire il ruolo iconografico di queste creature celesti nel corso dei secoli e l’influenza determinante di tali soggetti nella rappresentazione artistica, come ad esempio l’angelo dell’Annunciazione. Possiamo scoprire il ruolo degli arcangeli con i loro simboli: Michele (protettore e difensore dall’armatura splendente che brandisce la spada), Raffaele (maestro e guaritore, porta un unguento e tiene per mano il giovane Tobiolo), Gabriele (il messaggero che tiene delicatamente tra le mani un giglio). Le tematiche sono tutte affascinanti, dagli angeli custodi, alle molteplici raffigurazioni angeliche, passando per il legame più simbolico rappresentato dal rapporto con Gesù, la Vergine Maria e il mondo dei defunti che si avvale di immagini eteree di grande bellezza. In mostra ci sono anche interessanti pezzi provenienti da collezionisti privati, alcuni pregiatissimi in stile liberty.
L’appuntamento di San Francesco della Vigna segna il terzo capitolo di una serie che sta riscuotendo un grande successo di pubblico, ne parlammo nel 2023 a proposito della mostra “Gloria in excelsis Deo – Il Natale nei santini d’epoca”.



Si tratta di esposizioni nate per valorizzare l’enorme quantità di esemplari appartenuti a Padre Anacleto Sasso (1926-1998) grande bibliofilo e collezionista. Un lavoro minuzioso che Padre Rino Sgarbossa porta avanti con grande impegno regalandoci ogni volta momenti di pura bellezza grazie all’ausilio delle bibliotecarie Elena Boaga e Margherita Valenti che hanno curato didascalie e linee guida della mostra. Da sottolineare anche la realizzazione del bel catalogo corredato da tutte le immagini presenti e arricchito da approfondimenti storico artistici (Edizioni Biblioteca Francescana). La biblioteca è inserita nel complesso conventuale di San Francesco della Vigna che risale al XIII secolo. Dal 1989, il Convento è sede dell’Istituto di Studi Ecumenici San Bernardino. Possiede un patrimonio librario inestimabile, (corali, manoscritti, incunaboli) e un fondo moderno di circa 80.000 volumi. È la prima biblioteca in Italia a mettere a disposizione online tutto il materiale esposto anche delle mostre precedenti.
Le immagini devozionali dei santini hanno origini molto antiche, si diffondono verso la fine del ‘400 con lo sviluppo della xilografia


La biblioteca di San Francesco della Vigna ne conserva ben ventimila realizzate con varie tecniche e stili di stampa: calcografica, siderografia, litografia, cromolitografia, santini in stile Liberty, sino alla moderna stampa offset, un procedimento nato agli inizi del ‘900.
Siamo davvero in un luogo magico, nel cuore del Sestiere di Castello. Uscendo dalla splendida biblioteca ci accoglie una chiesa ricca di tesori con la monumentale facciata palladiana in pietra d’Istria. L’interno luminoso è costituito da tre imponenti navate e conserva un capolavoro quattrocentesco: Madonna con Bambino in trono” di Antonio da Negroponte, un simbolismo gotico di grande effetto grazie alle ghirlande floreali che circondano il soggetto. Esiste solo quest’opera con il suo nome. Era un religioso, firmò così la pala: “Frater Antonius de Negropon. Pinxit”.
La magia del posto



Quanta magia tra queste mura! Un tempo esisteva la chiesetta dedicata a San Marco che lasciò poi spazio al progetto di Sansovino e alla monumentale facciata di Palladio.
Si narra che tra le molte vigne presenti a Venezia qui ci fosse la più estesa e la prima ad aver fruttificato. Secondo la tradizione era il luogo dove si fermò a riposare l’Evangelista dopo essere stato sorpreso da una violenta burrasca. In sogno gli apparve un angelo dalle sembianze di leone alato: Pax tibi Marce evangelista meus. L’angelo profetizzava il futuro della fondazione della città. In questa terra ospitale Marco avrebbe trovato pace e accoglienza. Per noi semplici naviganti del terzo millennio, il luogo giusto dove scoprire le origini di Venezia e vedere gli angeli in volo.
Biblioteca San Francesco della Vigna
Campo San Francesco
Castello 2786 Venezia
Tel 041 5235341
info@bibliotecasanfrancescodellavigna.it
29 novembre – 25 gennaio
Ingresso libero

















































































Dott.ssa Elisabetta complimenti per aver segnalato questa bella iniziativa. Ricordo bene che anche negli anni precedenti ci aveva parlato di questa raccolta di Santini curata da padre Anacleto Sasso. Non sapevo che la produzione di queste immagini fosse già stata avviata nel XVII secolo, ma anche oggi è viva sia la devozione, basta entrare in ogni chiesa europea, sia la conservazione, basta vedere i mercatini. Quando mi capita di aprire una vecchia cartella scolastica, oppure una valigia, mi ritrovo dei Santini che mia madre mi metteva, di nascosto, per proteggermi. Però anch’io ho fatto uso dei Santini per le mie ricerche storiche, infatti da quelli più antichi puoi trovare date, piccole biografie, immagini, insomma sono proprio delle fonti storiche cartacee. A volte trasmettono quadri e opere d’arte scomparse, oppure testimoniano la presenza di un culto o di un altare oramai dimenticato. Oltre a questo c’è la tecnica di realizzazione, pizzi, trafori, carta pregiata che rendono i Santini oggetti di pregio. Credo che questa mostra sia un’opportunità per vedere dei documenti rari, pubblicati in un piccolo, ma pregevole cartoncino.