Da settimane le nostre città sono pervase dall’atmosfera natalizia che ogni anno viene sempre di più anticipata. Già da metà novembre le strade si colorano d’oro e d’argento con luminarie invadenti, le vetrine dei negozi sono addobbate con rami d’abete, pigne, palline di vetro e festoni, le piazze sono ingombre di improbabili mercatini e giganteschi alberi di Natale e, durante i weekend, si popolano di panciuti Babbi Natale attorniati da Elfi saltellanti. Per non parlare dei panettoni e dei pandori che i supermercati offrono già da settembre. Non a tutti una simile invadenza piace e infonde allegria. Di certo non a Rocco Schiavone, protagonista dei romanzi di Antonio Manzini.
Il ritorno di Rocco Schiavone

Nel nuovo libro uscito da poco, Sotto mentite spoglie, sempre per i tipi di Sellerio, lo vediamo aggirarsi cupo e infastidito per Aosta, dove, al freddo, alla neve e al solito clima inospitale, si aggiungono ulteriori motivi di irritazione: «i canti natalizi eseguiti da cori eterogenei di anziani sgretolati, bambini, adolescenti brufolosi, donne dimenticate dal tempo, uomini senza più scopi, tutti armati da candele e di una campanella per avvertire l’inizio del solenne concerto.» (p. 11). Tutte “rotture” che rendono Schiavone ancora più ombroso, irritabile e malinconico del solito. “Rotture” posizionate di poco al di sotto, nella sua personalissima scala di valori, del decimo e ultimo livello, quello degli omicidi sui quali deve indagare, e che sono sempre in agguato, come vedremo.
Sotto le festività

È proprio sotto le festività, dunque, che il vicequestore – che ormai tutti identificano con l’interprete della fortunatissima serie televisiva, Marco Giallini – stretto nel suo loden inadeguato ai rigori invernali della città dove gli tocca vivere e lavorare, deve affrontare e sciogliere ben tre casi piuttosto complicati: una rapina in banca molto anomala con un bottino apparentemente modesto e un tourbillon di ostaggi che si rivelerà un’astuzia dei criminali, una rapina dentro una rapina. Una brutta storia a cui si aggiunge un cadavere riemerso da un laghetto di montagna e, come se non bastasse, un chimico scomparso nel nulla.
L’indagine di Rocco Schiavone

Attorno al protagonista, come sempre, ritroviamo la squadra, per lo più scalcagnata, di suoi collaboratori. Michele Deruta che rifornisce di paste fragranti ogni mattina tutta la compagnia, D’Intino, personaggio tragicomico, che non ne azzecca una nemmeno per sbaglio, Ugo Casella, solerte e affidabile e poi il viceispettore Antonio Scipioni a cui si affianca Caterina Rispoli, tornata a rinforzo delle indagini, considerata la complessità della situazione. Non potevano mancare poi gli amici di sempre, Furio e Brizio, coppia di simpatici malandrini romani, rimasta monca del terzo elemento, Sebastiano, le cui vicende sono state chiarite e concluse nel romanzo Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Sud America? (Sellerio, 2023).
Come immancabili sono anche il procuratore e il questore di Aosta, rispettivamente Maurizio Baldi e Andrea Costa e Michela Gambino, commissario della scientifica, ormai consorte di Alberto Fumagalli, anatomopatologo. Un ampio panorama di caratteri, che l’autore delinea in modo magistrale, facendoli crescere libro dopo libro: non sono mai semplici contorni. Crescono, si muovono, vivono accanto al capo e le loro vicende appassionano il lettore tanto quanto quelle di Schiavone.
Manzini e il “suo” Rocco Schiavone sempre più cupo

Uno Schiavone sempre più ripiegato su se stesso, sempre più irascibile, controverso, scorretto eppure terribilmente umano e, in fondo, molto affascinante. Come spesso accade nei romanzi di Manzini l’indagine non si limita solo ai delitti, ma si rivolge anche e soprattutto a esplorare l’animo umano: la sua fragilità, la paura di cambiare, la difficoltà a rimanere se stessi quando tutto sembra chiederci di mentire, di agire sotto mentite spoglie, come recita il titolo. Perché, in fondo, nessuno è mai davvero ciò che mostra di essere.
La scrittura di Manzini è come sempre godibilissima, ironica e poetica al tempo stesso, i dialoghi perfetti, la trama coerente e ben costruita, i personaggi credibili, le descrizioni ben inserite nel contesto narrativo e mai ridondanti, la lingua – contaminata dalla parlata romanesca e da qualche concessione al ritmo alpino – riconoscibile e felicemente calibrata.
Un romanzo, nonostante le 546 pagine, da leggere tutto d’un fiato.
L’autore

Antonio Manzini, scrittore e sceneggiatore, ha pubblicato Sangue marcio, La giostra dei criceti (del 2007, riedito da Sellerio nel 2017), Gli ultimi giorni di quiete (2020) e La mala erba (2022). La serie con Rocco Schiavone è iniziata con il romanzo Pista nera (Sellerio, 2013) cui sono seguiti La costola di Adamo (2014), Non è stagione (2015), Era di maggio (2015), Cinque indagini romane per Rocco Schiavone (2016), 7-7-2007 (2016), Pulvis et umbra (2017), L’anello mancante. Cinque indagini di Rocco Schiavone (2018).
Fate il vostro gioco (2018), Rien ne va plus (2019), Ah l’amore l’amore (2020), Vecchie conoscenze (2021), Le ossa parlano (2022), ELP (2023), Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Sud America? (2023), Il passato è un morto senza cadavere (2024) e Sotto mentite spoglie (2025). In altra collana di questa casa editrice ha pubblicato Sull’orlo del precipizio (2015) e Ogni riferimento è puramente casuale (2019).
Antonio Manzini, Sotto mentite spoglie, Palermo, Sellerio, 2025.

















































































Bella recensione, azzeccata e completa.