Si premette che la presente “Puntata” – sesta e conclusiva di quelle rivolte a mettere in luce i fattori che hanno contribuito a definire, sul piano urbanistico, il concetto di “Nuova Mestre” – deve essere considerata come un completamento della precedente dedicata al Parco Bissuola: entrambe, invero, sono dedicate, integrandosi fra loro, ai due maggiori “Parchi Pubblici”, di cui il Paese può essere orgoglioso. Questa “puntata” è dedicata al Parco di San Giuliano le cui dimensioni (architetto Antonio Di Mambro, 2004) sono decisamente maggiori rispetto a quelle del Parco Bissuola: esso, invero, si estende dalla fine del Viale S. Marco di Mestre e relativi svincoli stradali fino agli argini della laguna a sud e a est, e fino al fiume Sile a nord (circa 74 ettari).
Come arrivare a San Giuliano
L’accesso di regola avviene (salvo una lunga camminata a piedi!) mediante il tram o l’autobus, o anche con mezzi privati, il parco dispone di un suo ampio e ordinato parcheggio, con ingresso separato.
Il portale di accesso, consentito solo ai pedoni e ai ciclisti, comprende una struttura di modica dimensione ma adeguata ad ospitare alcuni servizi (caffè-bar, toilette, noleggio cicli, pronto soccorso). La stessa presenta un disegno architettonico molto originale e piacevole.



Superato il portale, si aprono diversi percorsi, disposti in modo da poter visitare tutto il territorio anche in forma circolare, seguendo le ondulazioni del terreno.
Il lavoro fatto a San Giuliano
Al riguardo devesi peraltro rammentare che l’attuale andamento del territorio del Parco di S. Giuliano è frutto di una grande e complessa opera di bonifica: quel territorio risultava gravemente danneggiato essendo stato utilizzato come discarica di sostanze inquinanti.


Seguendo questi percorsi i visitatori hanno modo di vedere ed apprezzare la cura posta nel mettere in luce i particolari della natura, come i cespugli di varie specie,


le alberature di modica altezza (ovviamente di impianto recente, ma oggi già sviluppate, i laghetti abitati da diverse specie acquatiche.

L’importanza delle prospettive




Ciò che maggiormente colpisce il visitatore sono le “prospettive” che appaiono volgendo lo sguardo verso la laguna: quella relativa allo “sky-line” di Venezia unitamente ad una scultura in ferro di Simon Benetton, quelle dedicate alle piccole – oggi assai rare – imbarcazioni a remi o quelle mosse dal vento. Del tutto originale, infine, l’effetto del gelo sulla superficie della laguna: la foto mette in evidenza uno stormo di uccelli che si precipitano sui varchi lasciati aperti dal disgelo per catturare qualche pesce.
Le strutture di San Giuliano


Quanto alle strutture, le stesse risultano alquanto limitate, essendo state realizzate solo quelle occorrenti per specifiche finalità: a levante un piccolo edificio di servizio per le imbarcazioni
Nel resto del territorio sono disposte varie tettoie – di originale disegno architettonico e di alta fattura tecnologica, destinate ai pic-nic al riparo dal sole o dalla pioggia; un “salottino” per un caffè o altro a metà percorso

, all’aperto ma con tendaggi trasparenti ai lati (foto 14) che potrebbe far pensare (con un po’ di fantasia) ad una tenda “Tuareg” nel deserto; ed infine un originalissimo edificio – assai divertente, forse somigliante ad un immaginario “drago” – destinato ad ospitare materiali e attrezzature di servizio o destinate ad attività fisiche dei cittadini.



La vista dalla porta di ingresso

Sensazionale, a dir poco, la vista del portale d’ingresso, che si estende fino a comprendere la vista del soffitto costituito da strutture tecnologiche.
A San Giuliano e al Parco Bissuola netta la prevalenza degli elementi naturali
Quanto esposto ad illustrazione dei due parchi – quello della Bissuola (1975-1980) e quello si S. Giuliano (2004) – ci sembra ponga in evidenza la sostanziale diversità dei rispettivi concetti ispiratori: in quello di Bissuola sembra prevalere la dichiarata e voluta “integrazione” tra elementi strutturali ed elementi naturali (Soc. Laris : architetti Cagnardi, Cattaneo, Gasca Queinazza), in quello di S. Giuliano (2004, architetto Antonio Di Mambro) appare netta la prevalenza degli elementi naturali.

















































































Tutto bellissimo, ma qualche foto è vecchia di anni, come il ristorante con le tende che non c’è più da divertirsi anni, la foto con le navi che ormai non entrano più e il ghiaccio in laguna poi .. per me sembra un articolo riesumato..
Descrizione parziale. Manca descrizione del front laguna con le nuove e vistose edificazioni per ricovero natanti di vario tipo,materiali connessi..; descrizione nuova area ristoro con bar e terrazza panoramica soprastante sulla punta e citazione del pregevole edifizio dell’ ex dazio e inoltre delle opere marmoree sulla riva front Venezia,dove termina il parco .Come pure manca cenno alla .attigua spiaggia di San giuliano sulla foce del marzenego.queste aree e manufatti sono parte del Parco e molto frequentate dai cittadini e dai sportivi di tutte le età amanti della voga ,della vela e del canottaggio.
( Primo e unico commento). Descrizione parziale. Manca descrizione del front laguna con le nuove e vistose edificazioni per ricovero natanti di vario tipo,materiali connessi..; descrizione nuova area ristoro con bar e terrazza panoramica soprastante sulla punta e citazione del pregevole edifizio dell’ ex dazio e inoltre delle opere marmoree sulla riva front Venezia,dove termina il parco .Come pure manca cenno alla .attigua spiaggia di San giuliano sulla foce del marzenego.queste aree e manufatti sono parte del Parco e molto frequentate dai cittadini e dai sportivi di tutte le età amanti della voga ,della vela e del canottaggio.
Doveva essere ” zona di osmosi tra terra ed acqua…io che col comune sinistrorso di Venezia di allora avevo avviato un’attività di kayak per dare un’attrattiva per il tempo libero agli adolescenti del C.E.P., quando avevamo costruito una quindicina di kayak e non avevamo un imbarco gratuito per scendere in laguna ho litigato inutilmente col signor Di Mambro perché chiedevo che la gettata di cemento e catrame vicina al luogo di raccolta ed asporto di “skoàsse” sulla punta di San Giuliano diventasse un imbarco pubblico per imbarcazioni di nautica naturale (kayak, canoe, suo, ecc.) gestito dal comune così come il comune gestisce le piste ciclabili. Mi ha promesso uno scivolo al seno De la Sepa, .ma il parcheggio pubblico par portare i nostri …giocattoli…mi ha detto che non era possibile: dovevamo portarceli a mano dal parcheggio pubblico che viene a tutt’oggi usato. Così, da anni l’Associazione Canoistica Arcobalenoo, ora Free Waters, paga un imbarco al Passo di Campalto che è privato, (per quella presenza non gradita a certi consolidati fruitori abbiamo subito 37 forature di pneumatici) paghiamo una onerosa concessione epperò permettiamo a tutti gli amanti della nautica naturale di usufruirne…anche per ricordare al comune che una bella parte dei cittadini dispone di mezzi poveri che esigono impianti poveri per usarli
Considerare il parco di SGiuliano una porta per Venezia e’ quanto di piu’ sbagliato possa affermarsi dal punto di vista urbanistico e sociale. Vuol significare che nulla si e’ capito della citta’ di Venezia che ,unita, si sviluppa anche in terraferma. Il Parco di SGiuliano e la laguna prospiciente fino a Murano e S Alvise, Fondamenta nuove etc. sono un unico parco nel centro della citta’ unita. Concetto che i politici del tempo in cui Di Mambro insieme a Winkler ci indicarono condivisibili visioni sul come risolvere alcuni problemi della citta’ non avevano per nulla chiaro. Politici che da una parte inneggiavano alla citta’ unita per convenienza politica ma dall’altra hanno seguito una pianificazione urbana e soprattutto viaria che ha mantenuto le consolidato la divisione urbana, mantenendo forme periferiche interna alla citta’ , come nel caso specifico, considerando il parco di SGiuliano alla periferia di Mestre e porta di Venezia. Per questo motivo Venezia rimane piccola e povera , nonostante potenzialita’ enormi che gli derivano da una situazione logistica confrontabile solo con quella di Napoli. Gli eredi dei Serenissimi sono rimasti dei provincialotti che approfittano delle rendite di posizione sorte in virtu’ del c.s. insulare, unico prezioso e particolare . Ma non sanno sviluppare relazioni commerciali e produttive nono stante i collegamenti e le infrastrutture trasportistiche di cui dispongono.