Una grande festa a Ponte San Nicolò per i 100 anni del Sacchettificio Corazza. Una grande festa al Polo Logistico nell’area industriale nell’hinterland padovano. Un traguardo, quello del secolo, straordinario in tempi che bruciano tutto in fretta e di rapidissimi cambiamenti. Un traguardo ancora più rilevante perché raggiunto in un settore che negli ultimi decenni è mutato in maniera rilevante. La Corazza è oggi nel suo campo leader in Italia e in Europa e tra le prime al mondo dove la concorrenza delle multinazionali è fortissima. Le aziende venete centenarie non sono molte, il Sacchettificio Corazza è entrato in un club ristretto col suo simbolo azzurro e bianco che lo rappresenta ormai da un secolo: due elefantini che tirano un sacchetto senza romperlo per dimostrarne la solidità e oggi anche la modernità di una fabbrica che ha portato nel mondo il packaging made in Italy.
La Corazza è tra le pochissime aziende del settore che opera sia nella produzione di sacchi in carta sia in quella in plastica. Sono 200 milioni i sacchi che ogni anno escono dalle macchine dello stabilimento di Ponte San Nicolò che fattura 100 milioni di euro e ha 240 dipendenti.
Tutta la storia in un sacchetto

Creato nel settembre del 1925 dalla famiglia Corazza, il Sacchettificio è diventato nel tempo un emblema stesso di Ponte San Nicolò legando al territorio la manodopera e la crescita sociale ed economica. Oggi l’azienda è amministrata e diretta dalla famiglia Selmin che lo ha rilevato alla fine degli anni ’80 salvandolo dalla crisi, rilanciandolo e affermandolo nel mercato internazionale. “Un traguardo raggiunto senza che in tanti decenni l’azienda abbia mai licenziato un dipendente”, ha detto con orgoglio il giovane amministratore Alessandro Selmin.
Per sottolineare il valore della data i Selmin hanno invitato alla grande festa, con spettacoli e cena, i dipendenti e le loro famiglie, i collaboratori all’estero e in Italia. Hanno premiato i dipendenti con maggiore anzianità, hanno illustrato i programmi di crescita.
Il centenario

Il centenario è stata anche l’occasione per festeggiare il vero protagonista del successo di un’azienda così particolare, il cavalier Benito Selmin, che è entrato nel Sacchettificio 65 anni fa come giovane tipografo e disegnatore di cartelloni pubblicitari, ha scalato tutti i gradini della produzione fino a diventare il direttore dello stabilimento e, nel momento della crisi, è stato capace di mettersi a capo di una cordata di soci che ha rilevato il Sacchettificio. Selmin ha operato con successo il salvataggio, evitando i pericoli del mercato e trasformando in poco tempo l’azienda nella più importante d’Italia del settore. Un’operazione compiuta in un momento delicatissimo della vita dell’azienda: quello del trasferimento degli impianti nel nuovo stabilimento nella zona industriale di Ponte San Nicolò, che si può dire sia proprio cresciuta attorno all’importante struttura del Sacchettificio le cui insegne con gli elefantini si vedono dalla vicina autostrada.
Col tempo ad affiancare il cavaliere, in un passaggio generazionale programmato con intelligenza, è arrivato il figlio Alessandro che ha portato le innovazioni che fanno oggi della Corazza l’azienda leader.
Un sacchetto dai mille usi

Nato nel 1936, proprio a settembre, padovano di Chiesanuova, il cavalier Selmin ha legato la sua vita lavorativa a Ponte San Nicolò guidando l’azienda che negli anni si è identificata con la crescita stessa del centro dell’hinterland industriale di Padova. A sottolineare questo processo azienda-territorio sono stati il sindaco in carica Gabriele De Boni e alcuni tra i sindaci del paese degli ultimi decenni. Il successo del Sacchettificio è stato sottolineato anche dai vertici confindustriali regionali e provinciali e della Federazione nazionale dei Cartai che ha donato ai Selmin un leone in vetro simbolo dell’imprenditoria regionale.
Quello che distingue oggi il lavoro dei Selmin è la capacità di operare su due fronti produttivi: la carta e la plastica biodegradabile. Il tutto assecondano le linee guida e le esigenze della produzione mondiale legate alle nuove esigenze dell’ambiente e della sostenibilità. Siamo, tra l’altro, in presenza di un imponente complesso industriale dotato di impianti fotovoltaici che garantiscono la totale autonomia energetica.
Il libro che narra la storia di un sacchetto che non passa mai di moda

Il centenario è stata anche l’occasione per la presentazione del libro che racconta i 100 anni della Corazza e l’avventura lavorativa del Cavalier Selmin: “Il mondo in un sacchetto. Storia di una passione”, Antiga Edizioni. Autore il giornalista Edoardo Pittalis. È un affresco del Veneto e in particolare del Padovano tra guerra, ricostruzione, miracolo economico e rinascita di una regione destinata a diventare trainante non soltanto in Italia, ma nella stessa Europa.
Il ritratto di un personaggio che ha costruito una cultura imprenditoriale che rappresenta l’attuale ossatura del Nordest proiettata come avanguardia di un’Italia europea. Imprenditori che si sono fatti da soli, con i piedi per terra, capaci di reinvestire nel lavoro e di non perdere le dimensioni della realtà. Non hanno ceduto alle facili sirene della delocalizzazione, hanno adeguato ai tempi la forma aziendale senza rinunciare alla gestione familiare, capaci di dare una identità precisa alla fabbrica. Artigiani, manager e visionari nello stesso tempo.







































































