Il 7 settembre è stata una domenica davvero speciale per lo sport italiano: 5 grandi eventi sono andati in scena in un susseguirsi emozionante senza che fosse minimamente coinvolto il nostro sport più popolare, il calcio. Milioni di italiani incollati alla tv, ma anche a smartphone, pc e tablet per seguire nell’ordine il MotoGp (l’antipasto), la finale mondiale dell’Italvolley (il piatto forte), il Gran Premio di Monza di Formula 1 (una sorta di sgroppino), la sfida Italia-Slovenia dell’Eurobasket (pietanza con un po’ troppo sale) e infine la finale dello Us Open (il dessert dolce/amaro), ovvero l’ultimo Slam dell’anno per il tennis. Una cena di 4 portate più il sorbetto (cos’altro sarà mai il circo della F1?) che ha sancito una eccezionale Domenica senza Calcio così come il Calcio è ormai senza Domenica.
La domenica della pallavolo
Le donne hanno avuto il sopravvento, come capita sempre più spesso nelle discipline olimpiche (e non solo): la vittoria dell’Italvolley al tie break sulla Turchia (dopo il 3-2 di 24 ore prima contro il Brasile) è stato un inno alla gioia, allo sport pienamente inteso ovvero fatto di valori e sacrifici, di applicazione e di testa come ha spiegato nel dopo partita l’allenatore più vincente della storia di tutti gli sport, il 73enne Julio Velasco. Si farebbe un torto alle 10 grandi protagoniste dell’impresa mondiale a concentrarsi su ruolo di questo grandissimo coach, ma il suo carisma è davvero unico: riesce a infondere tranquillità e consapevolezza alle atlete portandole a dare sempre il meglio. Le 36 vittorie consecutive sono un record che sarà difficile superare. Grazie Ragazze, siete stupende.
Epico anche Sinner
Stavolta più che mai è importante sottolineare la straordinaria stagione di Jannik Sinner, attuale n. 2 del Mondo. Il ragazzo (da poco 24enne) è arrivato in finale in tutti e 4 gli Slam della stagione (5 su 5 nell’ultimo anno e mezzo), come nessuno era mai riuscito alla sua età. Ha perso piuttosto nettamente in finale a Flushing Meadows, è vero, ma l’Italia ha in lui un campione di livello assoluto come mai era capitato nella storia del tennis.
La rivalità con Alcaraz durerà anni e Jannik sa già come migliorarsi a cominciare dal servizio che domenica sera è stato il vero tallone d’Achille del nostro campione. Meno pressione mediatica sarebbe già un buon viatico per intraprendere la strada che lo può riportare al n. 1 del ranking, ma soprattutto a vincere tornei come Wimbledon. Godiamoci il suo talento e ringraziamolo per le 65 settimane in cui è stato in vetta al mondo. Avanti così.
I motori sono… dolori
Le dolenti note arrivano dalle 2 e 4 ruote: i fratelli Marquez hanno monopolizzato i MotoGp complice una crisi imprevedibile nel nostro Francesco Bagnaia, ma la Ducati resta saldamente regina fra i Costruttori e non è una cosa da poco. Molto peggio sta invece il Cavallino Rampante: la crisi di risultati della Ferrari è davvero grave e ormai conclamata senza speranza di invertire la rotta. Lo scorso anno quantomeno a Monza aveva vinto, stavolta invece è stata una semplice comprimaria ed è finita giù dal podio. Neppure Hamilton è riuscito a dare la scossa ed è difficile, se non impossibile, che anche il prossimo anno possa tornare al successo.
E la domenica il pallone si è sgonfiato
Domenica senza calcio dunque ed è curioso che la Nazionale abbia poi giocato di lunedì – contro Israele – confermando tutti i propri limiti con un 5-4 da oratorio: si sono visti errori pacchiani e consolarsi con la reazione veemente degli azzurri è davvero deprimente. Prendere 4 gol e subire per lunghi tratti il gioco della squadra n. 76 del ranking (noi siamo all’11. posto) comporta un’unica certezza: qualificarsi per il Mondiale della prossima estate negli Usa rimane un’impresa titanica e Gattuso sembra esserne convinto. I suoi limiti tecnici non sembrano compensati dal carattere e dalla capacità di motivare i suoi ragazzi. Unico aspetto positivo sono i 10 gol in due partite, ma contro avversari che certo non troveremo nei playoff a cui questa Nazionale è ormai destinata:la goleada 11-1 della Norvegia sulla malcapitata Moldova toglie ogni dubbio su chi sarà la prima del girone a qualificarsi direttamente.
Mancherà la vecchia domenica del calcio?
Lunedì dunque, ma è sempre più raro assistere a domeniche di grandi eventi calcistici. Pure il Derby d’Italia (Juventus-Inter finita 4 a 3 dopo una gara rocambolesca) si è giocata ieri e da martedì iniziano le Coppe europee.
E’ ormai cambiata la tradizione di dedicare la domenica al pallone. Del resto sono passati oltre 60 anni da quando una certa Rita Pavone (all’epoca 17enne) divertiva gli italiani con “Perché, perché la domenica mi lasci sempre sola per andare a vedere la partita di pallone, perché, una volta non ci porti pure me”.
E… Buona Domenica








































































