Sembra una provocazione della Cgia di Mestre, straordinaria nei numeri, ma è soltanto la realtà e sono dati sui quali riflettere. Il settore dell’artigianato presente nella Città Metropolitana di Venezia ha generato 2,5 miliardi di euro di valore aggiunto (ultimo dato riferito al 2022). Un importo appena inferiore ai 2,8 miliardi prodotti in Italia dal Gruppo Stellantis (2023). In termini occupazionali, invece, tutte le imprese artigiane del nostro territorio danno lavoro a quasi 48.000 addetti, contro i 43.000 dell’ex FIAT distribuiti su gran parte del territorio nazionale. Insomma, gli artigiani hanno 5.000 addetti in più.
Una provocazione per evidenziare il ruolo degli artigiani

Certo si tratta di un confronto che va interpretato come una provocazione tesa a evidenziare come l’artigianato – che rappresenta uno dei pilastri del nostro sistema economico – abbia, anche nella ex provincia di Venezia, una dimensione occupazionale addirittura superiore a quella riconducibile alla principale multinazionale dell’auto del Paese.
“Nonostante ciò – esordisce il Presidente della CGIA Roberto Bottan – l’attenzione dei grandi media, dell’opinione pubblica e di buona parte della politica nazionale è quasi sempre rivolta ad analizzare l’andamento e i risultati del nostro principale gruppo automobilistico e, più in generale, delle poche grandi imprese rimaste nel Paese. Condotta in parte giustificabile, ma andrebbe replicata più frequentemente anche nei riguardi delle piccole imprese e degli artigiani”.
Le autofficine e le carrozzerie artigiane veneziane hanno numeri di tutto rispetto

Se restringiamo il campo alla sola filiera dell’auto, elaborando così un confronto più “omogeneo” di quello appena illustrato, le imprese artigiane di questo comparto presenti nella Città Metropolitana di Venezia sono 734 e gli addetti 4.783: pari all’11 per cento circa dei dipendenti del Gruppo Stellantis presenti in Italia che, ricordiamo, alla fine del 2023 ammontavano a 43mila. Certo, anche nel nostro territorio molte autofficine e altrettante carrozzerie fanno parte dell’indotto del Gruppo e senza la presenza di quest’ultimo non esisterebbero. Tuttavia, la stragrande maggioranza lavorerebbe comunque, anche in assenza della casa automobilistica: si tratta di autoriparatori indipendenti o legati commercialmente ad altri produttori.
Tante imprese di artigiani a Venezia, San Donà e Chioggia

Acconciatori, autoriparatori, imprese edili, installatori impianti, officine meccaniche, trasportatori, etc., sono le principali attività artigianali che girando per i centri storici e le aree produttive presenti nelle periferie del nostro territorio “incrociamo” ogni giorno. Complessivamente nella ex provincia di Venezia le imprese artigiane nel 2024 erano 18.577. A livello comunale la realtà che ne contava di più era Venezia con 5.067. Seguivano San Donà con 916, Chioggia con 782, Mira con 715, Jesolo con 695, Mirano con 560 e Spinea con 500. Questi sette comuni facevano quasi il 50 per cento del totale delle imprese artigiane presenti nella Città Metropolitana.
Artigiani della filiera dell’auto: solo Belluno e Rovigo ne hanno meno di noi

In riferimento alla filiera artigiana dell’auto, a livello provinciale sono disponibili solo dati aggiornati al 2021. Allora la ex provincia di Venezia contava 4.783 addetti. In regione solo le aree geografiche di Rovigo (1.570) e Belluno (1.294) registravano un numero inferiore. Ovviamente, il nostro stock è condizionato dalla specificità della Venezia insulare che, ad esclusione del Lido, non registra alcuna attività del comparto auto.
Conclude il Presidente Bottan

“Non esiste alcun grande paese al mondo che non possieda almeno una casa automobilistica importante. Proprio per questo, è fondamentale sostenere con forza il Gruppo Stellantis, affinché possa tornare a crescere, assumere e fare utili importanti. Allo stesso tempo, è indispensabile supportare gli artigiani e i piccoli imprenditori: pur con i loro limiti, rappresentano uno dei pilastri fondamentali della nostra economia, anche a Venezia. Senza il loro contributo, l’Italia non sarebbe la seconda manifattura d’Europa con una capacità di imporsi sui mercati internazionali che ci è invidiata da tutti”.







































































