“Anche questo è amore” ho pensato quando ho letto la notizia che veniva da Padova, e cioè che un ingegnere informatico, Guido Mantovani, ha creato per la figlia down una App che faciliterà la vita sua e dei tanti colpiti da quella sindrome. Meditavo, infatti, sull’amore, che vediamo manifestarsi ovunque in diverse situazioni di questo cupo presente dove abbondano, ahimé, i seminatori di zizzania, che è l’odio. In particolare, mi aveva colpito un fatto: che un famoso giornalista qual è Massimo Gramellini,avesse dedicato un’intera “lezione” sull’Amore a partire da Platone.
Se la storia dell’App donata alla figlia da un papà scienziato l’avessimo letta in una moderna favola, sicuramente Guido avrebbe avuto il ruolo del Mago buono, dotato di alta tecnologia al posto della magia. Parliamo di un programma da usare con il telefonino, così semplice ma così efficace, da conquistare un mega premio internazionale targato Google. Nel prossimo futuro, i protagonisti di questa avventura, persone limitate nella gestione del loro spazio vitale che abbiano deciso o debbano sganciarsi dalla tutela delle famiglie potranno affrontare la vita in autonomia e in sicurezza.

Guido Mantovani ha agito per amore della figlia Anna, ma la sua invenzione aiuterà le molte Anne che, crescendo, cercheranno la libertà di autogovernarsi nel mondo: aspirazione legittima, però il mondo è complicato, e assomiglia al Bosco delle fiabe, labirintico, fatto di tante situazioni elementari a cui occorre essere preparati. Una persona debole facilmente siconfonde se si trova sola nella complessità, ma ecco l’App, che segna il sentiero sicuro nelgroviglio selvaggio della quotidianità.
Il fatto è da meditazione: grazie al “mago” Guido,molti nostri concittadini, oberati da un handicap fin dalla nascita, oggi possono essere alleggeriti dalla sua invenzione tecnologia che è frutto dell’ingegno, sicuramente, ma noi sappiamo,e lo certifichiamo con il cuore, che quello strumento liberatorio è stato innescato dall’amore.
Dice il saggio: “La vita ci offre esempi positivi, di persone che riescono a elaborare ancora tanto amore dentro di sé, darenderne partecipi gli altri. Si può essere seminatori di speranza”. Nei giorni scorsi ho sentito questa frase: “Non sono mai stato così vicino agli altri, mi sono sentito quasi abbracciato”. La voce è quella del papà di Giulia Cecchettin, incontrato a Mestre.

Tanti modi di amare: genitori, figli o semplicemente persone. Come ci ricorda la poesia di Alda Merini: “L’ora più solare, per me, è quando tu mi guardi”. Sì, l’amore è anche uno sguardo in una selva di indifferenza.
Andiamo a protestare

Una voce di casa: “Ma cos’è questo rumore?”
“E’ una manifestazione che va in piazza”.
“Di quelle brutte?” “No, è tranquilla”.
Una voce alla tv. “Due opposti cortei, non autorizzati, hanno impegnato ieri a B*le forze dell’ordine…”
“Se non fosse per l’età, scenderei anch’io, qualche volta, a protestare”.
Le vie delle grandi città, ma anche delle piccole, sono i non- luoghi privilegiati dalle folle che protestano per i più diversi motivi: oserei dire che ogni strada è buona per la Protesta, questa protagonista democratica del dissenso che ci interroga e per molti cittadiniè un’occasione di far politica (oltre al voto, beninteso).
Questi pensieri veloci nascono da un incontro serale nella sala delle Grazie di Mestre, dove Amnesty International ha presentato un appello fondato su tre parole: “Rispetta la Protesta” con la diffusione di un vademecum che pubblica le linee guida di un modo civile di scendere in piazza. Su tutte le raccomandazioni, spicca una parola: pacificamente. Perché la protesta “è un diritto e un motore del cambiamento” che può “restituire la giusta dignità a chi promuove, organizza o partecipa”(www.amnesty.it).
Scena autunnale

(poesia)
Una folata di vento già freddo
mi ha sorpreso una mattina
appena ho svoltato l’angolo:
un aggressivo turbine di foglie
strappate ai platani della via.
Una foglia dai pallidi colori
mi è sfrecciata incontro
esi è stampata al centro
del petto: lì ha sostato non so
per quanti battiti del cuore.
Lei, la foglia, come volesse
restarmi addosso,un po’ viva,
non è cadutasulla strada,
fra le sue compagne spente.
Mi sono fermato, assorto,
quasi commosso e l’ho presa
con me: reliquia dell’autunno,
ora dorme in un libro di poesie.
Anonimo ‘24








































































Il tema è l’amore, ma parli anche del diritto alla protesta. Proprio ieri questo diritto mi ha fatto riflettere: avevo da mesi una prenotazione per un solito controllo medico annuale ed ero in attesa di essere chiamata nel grande ospedale di Schiavonia, che da anni riunisce tre città – di cui ognuna prima aveva il suo ospedale centrale. Comodo, vicino, a misura d’uomo. Ora dobbiamo fare kilometri, con pioggia e nebbia.
Vedo raggruppamenti di persone, e finalmente un’addetta comunica che anche molti medici hanno aderito allo sciopero generale! Perciò chi aveva un’impegnativa scritta dal medico di base poteva rimanere in attesa di essere chiamato, tutti gli altri dovevano ritornare a casa e prenotare di nuovo un’altra visita … Io ero tra i “fortunati”, ma dovevo comunque prenotare altre due visite, x ennesima volta, visto che non ci sono ancora “date possibili”. E stavolta non è andata meglio: sono tornata a casa con nemmeno una prenotazione anche stavolta.
Gli italiani sono un popolo MOLTO paziente – nessuno ha reagito e tutti sono andati via senza niente di fatto … come se fosse facile rifare – o fare – una prenotazione !