Un grande dolore, immenso, seppure la fine, da quando era caduto dalla sedia a rotelle in ospedale, fosse prevedibile. Da 12 anni, cioè dalla morte prematura della moglie Lucia, che è sempre stata il suo punto di riferimento, ho visto Lando cominciare a morire. È stato un grande amore, che si era curato sin dall’adolescenza, dalla Sicilia, e che era sopravvissuto al successo, alle grandi e belle attrici che gli sono girate attorno. Lando, ancora vitale, non ha mai tentato di sostituirla. Sì, certo, dopo la sua morte c‘è stata qualche donna, corteggiato com’era, ma per compagnia, non per amore ché la moglie lo aveva portato con sé nella tomba. Ma c’era chi voleva sposarlo. Anzi qualcuna si accanì con questa idea balzana, che ricorda l’amore di Pulcinella per la figlia del re. Quando lo deridevano, lui ribadiva: “È stupido prendermi in giro perché per il 50% il matrimonio è fatto”.
Alcuni anni fa Lando cominciò a invecchiare, sempre più rapidamente

La domenica ci vedevamo spesso a pranzo o a cena, talvolta anche assieme ad amici, e lui era sempre più taciturno. Sembrava che interagisse e partecipasse alla conversazione, perché per dissimulare il suo disagio, sorrideva. Invece era chiuso in sé. La domenica successiva andava peggio della precedente. Quando gli si poneva una domanda diretta farfugliava. Quando lo vedevo depresso, per tirarlo su gli dicevo che tutti stavamo invecchiando, era normale avere qualche acciacco e vuoto di memoria. Allora gli si inumidivano gli occhi e mi faceva una carezza. Sentiva forse che purtroppo era l’inizio della fine.
L’ultima volta che lo vidi fu alla presentazione del mio nuovo libro

Venne accompagnato da amici e si sedette tra il pubblico. Lo trovai strano perché di solito si sedeva accanto a me e approvava continuamente. Spesso applaudiva e guardava con occhio di rimprovero chi non lo imitava. Quella volta, invece, senza dire una parola, a un certo punto si alzò barcollando, mentre io parlavo, senza dire una parola venne a baciarmi e se ne andò, seguito dagli amici con cui era venuto, preoccupati. Qualche giorno dopo seppi che era stato ricoverato. Mi dissero che si divideva tra una casa di riposo e il policlinico Gemelli. Andai a trovarlo e proprio davanti a quell’istituto incontrai Ina Milazzo, grande amica comune, che ne usciva. Mi disse che era inutile andarci perché non riconosceva nessuno e non apriva bocca. Quelle rare volte che tentava di parlare non si capiva quasi niente. Ricordalo sorridente, bello e aitante, mi disse Ina e mi suggerì di non entrare. Quasi me lo impedì affettuosamente.
I figli

I figli lo volevano a casa ma i medici dissero che aveva bisogno di cure specializzate continue e non bastavano infermiere e badanti. Era più indicata la casa di riposo. Per non rischiare di essere giudicati indifferenti al malessere del padre, e per non essere accusati di volere sottrarre al padre i suoi legittimi diritti, Massimiliano e Mario si rivolsero al tribunale perché nominasse un amministratore che prendesse le decisioni più giuste senza l’angoscia né l’ansietà di un figlio.
Lando artista e gentiluomo

È stata una fine immeritata per un artista del suo livello e, soprattutto per il galantuomo che è stato, dalla sensibilità e dalla bontà infinite. Tutta la vita senza uno scandalo né un pettegolezzo, nemmeno un malinteso con nessuno, circostanza rarissima nell’ambiente del cinema dove le gelosie si intrecciano alla maldicenza e ai pettegolezzi. Ma la fine ingloriosa, per chi muore dignitosamente a 87 anni, sono le calunnie che hanno accompagnato la sua degenza e persino il funerale.
Alcuni mesi fa sapendomi amico di vecchia data di Lando, “Pomeriggio 5” mi chiese di intervenire al programma di Barbara D’Urso che da diversi giorni parlava della malattia di Lando e della pretesa di una signora di volerlo sposare perché diceva che glielo aveva promesso. In trasmissione dissi di non avere mai sentito Lando parlare di matrimonio, seppure una volta mi aveva presentato la signora. Ma se ne avesse avuto davvero l’intenzione lo avrebbe fatto quando era in condizioni di salute normali. Era un gentiluomo non abituato a prendere in giro le donne. Com’era possibile coinvolgerlo in una tale situazione nel momento in cui non era più in sé? Mi ero illuso che questa spiegazione logica chiudesse il pettegolezzo, che, invece, dura da allora.
Ciò che è più grave è che il gossip continua anche dopo la sua morte

Non solo i giornali scandalistici, ma addirittura gli editorialisti dei grandi quotidiani, anziché esaltare la sua professionalità e raccontare degli ammirevoli sacrifici che Lando affrontò venendo in autostop dalla Sicilia senza un soldo per raggiungere Cinecittà dove affrontò anni di privazioni prima che grandi registi come Vittorio De Sica e altri lo notassero e ne apprezzassero le doti, prendono sul serio la donna che pretende l’eredita per esserne stata la compagna. Un medico, che sostiene di averlo curato in passato, critica spesso lo stato di salute e attribuisce il deperimento al modo in cui venne accudito da quando il suo tutore lo ha affidato a una casa di riposo, dove lo avrebbero ridotto a una larva.
Rispettate l’uomo e l’artista!

Invece, l’invecchiamento di Lando è stato progressivo e a 87 anni si ha diritto di morire senza subire le critiche anche di giornalisti che si rendono complici – senza neppure rispetto per la salma che non può replicare – di chi accusa tutti di complicità nell’averla allontanata dal promesso sposo. Quindi, il dolore per la scomparsa di un amico è aggravato da un pettegolezzo che ne offusca la memoria oltre l’evidente verità. Il caso Buzzanca non è assimilabile al problema della protezione degli anziani, vittime di donne e uomini a caccia di eredità, solitamente vedovi/e senza figli.
Perché, dopo la morte della moglie, Lando non è mai convissuto con nessuno. Ci sono tanti casi di circonvenzione di incapace – ma non è questo il caso – in cui la giustizia arriva talvolta in ritardo per la leggerezza di sacerdoti che sposano persino chi è affetto da demenza senile o Alzheimer con persone molto più giovani e ovviamente interessate. Se la corruzione è così diffusa in Italia, vuol dire che c’è qualcosa che non funziona nel meccanismo sociale.







































































