Questo è uno spazio che il nostro giornale mette liberamente a disposizione delle opinioni dei partiti impegnati nella campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio Regionale del Veneto. Le elezioni si terranno il 23 e 24 novembre. Ospitiamo l’intervento di Silvia Nalin della direzione nazionale di “Più Europa”. Affronta la questione dell’astensionismo e le responsabilità ad esso legate.
Di Silvia Nalin, Direzione Nazionale – Più Europa

Negli ultimi anni, la democrazia italiana si trova ad affrontare una crisi profonda della rappresentanza politica, accompagnata da un alto astensionismo elettorale. Questo fenomeno solleva interrogativi fondamentali sulla vitalità delle istituzioni rappresentative e sulla capacità dei partiti di rispondere alle esigenze dei cittadini. È diffuso il rischio di attribuire la responsabilità del declino democratico ai cittadini stessi, specialmente a coloro che scelgono di non recarsi alle urne. Tuttavia, una riflessione più attenta rivela che tale colpevolizzazione è non solo ingiusta, ma anche miope rispetto alle nuove dinamiche della partecipazione politica in Italia.
Astensionismo: riflessione sulla responsabilità dei cittadini

L’astensionismo elettorale, ormai su livelli storicamente elevati, viene spesso letto come sintomo di disaffezione o apatia verso la politica. Tuttavia, questa interpretazione rischia di semplificare un fenomeno complesso. Le ragioni dell’astensione sono molteplici: dalla sfiducia nei partiti, percepiti come distanti e autoreferenziali, all’insoddisfazione verso l’offerta politica, fino alla convinzione che il proprio voto non abbia un reale impatto o, peggio, sia inutile. In questo contesto, appare superficiale e poco responsabile attribuire ai cittadini il peso della crisi della rappresentanza. Molti di coloro che si astengono dal voto, infatti, non sono affatto indifferenti alla cosa pubblica, ma cercano forme diverse e più dirette di partecipazione.
Partecipazione alternativa: le associazioni nella politica

Un numero crescente di cittadini sceglie di impegnarsi nell’associazionismo, nelle organizzazioni civiche e nei movimenti sociali. Queste realtà costituiscono veri e propri laboratori di democrazia, dove si sviluppano pratiche di cittadinanza attiva, si promuovono diritti e si difendono interessi specifici. L’associazionismo rappresenta dunque una risposta creativa alla crisi della rappresentanza, offrendo spazi di partecipazione che spesso risultano più efficaci e gratificanti rispetto ai canali tradizionali. In tal senso, la partecipazione politica si trasforma, assumendo forme plurali e meno gerarchiche, che valorizzano il protagonismo dei cittadini senza necessariamente passare attraverso il voto.
Astensionismo; responsabilità dei partiti: ricostruire la fiducia

Se l’astensionismo non può essere imputato ai cittadini, è invece compito dei partiti interrogarsi sulle proprie responsabilità e proporre possibili soluzioni. La crisi della rappresentanza impone ai partiti una riflessione profonda sul loro ruolo e sulle modalità di coinvolgimento della società civile. Occorre superare la logica della delega passiva, aprendo nuovi canali di ascolto e collaborazione con il mondo associativo. Solo così sarà possibile ricostruire la fiducia e restituire senso alla partecipazione politica, valorizzando le competenze e le energie che emergono dal basso.
Associazionismo e contesto politico

Le associazioni, per quanto vitali, perseguono obiettivi specifici e settoriali. Per trasformare le loro istanze in politiche pubbliche efficaci, è indispensabile inserirle in un quadro politico più ampio, capace di aggregare e dare rappresentanza alle diverse istanze sociali. In assenza di tale cornice, il rischio è che le associazioni rimangano confinate in una dimensione testimoniale, impossibilitate nell’incidere realmente sui processi decisionali e legislativi. È quindi fondamentale che i partiti riconoscano il valore dell’associazionismo e favoriscano la costruzione di reti e alleanze che mettano in relazione le diverse esperienze, offrendo loro canali di accesso alle istituzioni.
Candidature civiche e valorizzazione della rappresentanza


“Un esempio significativo di questa nuova sinergia tra partiti e associazioni è rappresentato dall’esperienza di Più Europa in Veneto. In occasione delle recenti elezioni, il partito ha scelto di candidare figure provenienti dal mondo civico e associativo, offrendo loro la possibilità di portare direttamente in Consiglio Regionale le istanze della società civile. In occasione delle recenti elezioni, il partito ha scelto di candidare figure provenienti dal mondo civico e associativo, offrendo loro la possibilità di portare direttamente in Parlamento le istanze della società civile. Questa scelta ha rappresentato un tentativo concreto di rivitalizzare la democrazia rappresentativa, superando sia la chiusura dei partiti tradizionali sia il rischio del populismo legato alla democrazia diretta.
L’inserimento di candidati civici nelle liste elettorali ha consentito di valorizzare le competenze maturate nell’associazionismo e di rafforzare il legame tra cittadini e istituzioni. Candidature civiche come quelle che ci rappresentano nella circoscrizione di Venezia rappresentano seppur con le proprie diversità non solo simboli di impegno civico, ma una chiamata all’azione per tutti coloro che credono in una politica che non si piega ai giochi di potere, ma che pone al centro le persone, la democrazia e i valori fondanti della nostra Costituzione. È un impegno che nasce dal basso, dalle associazioni, da chi ogni giorno lavora per migliorare la propria comunità, e non ha paura di alzare la voce contro le ingiustizie.
Come combattere l’astensionismo: prospettive per una democrazia rivitalizzata

La crisi della rappresentanza e l’alto astensionismo non devono essere letti come segnali di morte della democrazia, ma come stimoli a ripensare i suoi meccanismi di funzionamento. Colpevolizzare i cittadini che non votano significa ignorare la ricchezza delle nuove forme di partecipazione che stanno emergendo nella società italiana. Il futuro della democrazia rappresentativa dipende dalla capacità dei partiti di aprirsi all’associazionismo, di costruire alleanze virtuose e di offrire una cornice politica capace di valorizzare le istanze che nascono dal basso. Solo così sarà possibile ricostruire la fiducia e restituire senso alla partecipazione politica, evitando le scorciatoie del populismo e rafforzando le basi della convivenza democratica.







































































