Ci sono stati due incidenti concomitanti che hanno fanno riflettere. Il crollo della Torre dei Conti, ai Fori imperiali a Roma. E l’incidente alle Casermette dei Sommergibilisti all’Arsenale di Venezia. Il primo è costato la vita ad un povero muratore moldavo, il secondo ha portato in rianimazione una ragazza di 17 anni. Scivolata mentre curiosava incautamente nell’edificio abbandonato e in rovina. Perché concomitanti? Si tratta di due edifici demaniali ora comunali, che da una decina d’anni attendono restauri congrui e riutilizzo. La Torre dei Conti, monumento medioevale in pieno centro della Capitale, utilizzato fino a una decina di anni fa, doveva diventare un luogo pubblico con terrazza bar e ristorante e mostre. Le casermette ex sommergibilisti dell’Arsenale, area nord, dovevano diventare invece una attrezzatura con impianti sportivi, palestre per il vicino campo da rugby. Hanno in comune una legge del 2010, n.85 che attuava il cosiddetto Federalismo demaniale. Beni storici dello Stato potevano essere trasferiti per un pronto riutilizzo a comuni, province, città metropolitane e regioni.
Federalismo Demaniale e Laguna di Venezia
In laguna di Venezia per via delle numerose proprietà storiche demaniali civili e militari ne sappiamo qualcosa.

Pensiamo al riutilizzo di Forte Marghera o delle isole abbandonate. Dal punto di vista militare il riutilizzo dell’Arsenale nord è emblematico. Ma non solo. Ricordiamo senza risultare noiosi le condizioni in cui si trova il Forte di Sant’Andrea alla bocca di porto del Lido e il vicino idroscalo alle Vignole. Il primo é cinquecentesco, opera rinascimentale addirittura di Michele Sanmicheli. Costruzione difensiva militare straordinaria. Per la prima volta si usavano i cannoni a pelo d’acqua per impedire il passaggio di navi nemiche. Ma venne utilizzato solo una volta, nel 1797, contro Napoleone.

Il secondo venne costruito agli inizi del ‘900. Ospitava la scuola di volo per idrovolanti e la “Squadriglia San Marco”. All’epoca una straordinaria innovazione tecnologica e strategica della neonata aviazione militare. Venne inaugurata in pompa magna il 25 aprile 1913, giorno di San Marco. Era la prima squadriglia d’idrovolanti al mondo. In Riva degli Schiavoni esisteva anche la fabbrica Svan, ovvero Società veneziana automobili navali. Oggi distrutta, ma ricordata dalle foto d’epoca. Insomma la storia. Dimenticavo, Forte S.Andrea, é oggi in totale abbandono e pieno di sterpaglie.
L’Isola di Poveglia

Continuando questa peregrinazione lagunare (magari con il sottofondo musicale della canzone antica “E mi me ne so’ ‘ndao”…) arriviamo in laguna sud all’isola di Poveglia, origine antichissime, già lazzaretto contro la peste nel ‘700. Abbandonata negli anni Settanta dopo essere stata cronicario per lungo degenti. Ebbene, proprio quest’anno, e grazie al Federalismo demaniale, metà isola, ovvero la parte agricola, ricca di frutteti e di alberi, è stata data (giustamente) in concessione al gruppo di volontari “Poveglia per tutti”. Ma resta abbandonata la parte storica dell’isola con i 18 edifici antichi, compreso il campanile di San Vitale del ‘500 che fungeva anche da faro.
Le contestazioni

Nel 2014 l’imprenditore veneziano Luigi Brugnaro, non ancora sindaco di Venezia, si aggiudicò l’isola messa all’asta, proprio dal Demanio a Roma, per un progetto originale che prevedeva un centro per giovani con problemi alimentari, con un campus, orto botanico e spazi per artisti. Brugnaro si aggiudicò l’asta per 513 mila euro per 99 anni. L’accordo prevedeva il recupero dei 18 monumenti storici per la non modica spesa di 20 milioni di euro, il mantenimento della proprietà pubblica e la creazione di 200 posti di lavoro.
Furono molte le contestazioni da parte degli ambientalisti. “Poveglia per tutti” era arrivata seconda all’asta per 160 mila euro, quindi esclusa. Brugnaro a quel tempo era presidente di Confindustria Venezia. Venne accusato di voler fare la sua villa modello sud-americano. Gli ambientalisti fecero opposizione al TAR, Brugnaro si candidò sindaco nel 2015 e rinunciò all’aggiudicazione. Risultato: dopo 12 anni la parte storica dell’isola con i suoi 7 ettari è abbandonata e in totale degrado a cominciare dal cinquecentesco campanile di San Vitale.
Federalismo demaniale e l’isola di San Giacomo in Paludo




Sorte più fortunata per l’isola di San Giacomo in Paludo, tra Murano e Burano. Ex convento cistercense, ex polveriera militare, è stata aggiudicata dal Demanio nel 2016 alla famiglia storica torinese di Agostino Re Rebaudengo. Adele, la figlia, é anche presidente del Venice Gardens Foundation, si è fatta conoscere a Venezia per il restauro dei Giardinetti Reali e il recupero dell’Orto storico dei frati cappuccini al Redentore, ovvero Giudecca. Il restauro dell’isola oggi è quasi completato, anche se rimane qualche dubbio (vedi foto) sulla robusta ristrutturazione delle polveriere napoleoniche del 1810, praticamente sparite. Nessuna osservazione da parte delle locali Soprintendenze. É prevista la prossima apertura come sede espositiva anche per gli artisti della Biennale. Nessuna contestazione, al contrario di Poveglia, da parte ambientalista e nessun comitato “Amici di San Giacomo”.
Qualcuno batte un colpo per due isole abbandonate alla faccia del Federalismo Demaniale?


Infine concludiamo con le isole abbandonate di San Giorgio In Alga (tra la Giudecca e Fusina) e Sant’Angelo delle Polveri.
Qualche anima santa è disposta a salvarle dalla sparizione? Il Federalismo demaniale ringrazia.







































































