La Black Light Gallery di Padova ospita, da sabato 4 ottobre, la mostra Visioni Estatiche, un progetto che mette in dialogo due artisti veneti di grande intensità espressiva: il fotografo Ugo Carmeni e lo scultore Ettore Greco, sotto la curatela del critico d’arte Alberto Dambruoso. L’esposizione raccoglie un nucleo di lavori che testimoniano percorsi diversi ma sorprendentemente affini, capaci di incontrarsi nella tensione tra materia e immagine, tra permanenza e precarietà.
Alla Black Light Gallery le fotografie di Ugo Carmeni



Le opere fotografiche di Carmeni, molte delle quali di grande formato, spaziano dai cicli più noti come Venice Mapping Time e Invisibilia fino a lavori inediti, tra cui la nuova serie Inlandscape. Il suo sguardo è rivolto al dettaglio, a ciò che spesso sfugge: frammenti di statue, capitelli, bassorilievi e architetture storiche si trasformano in immagini sospese, in cui il tempo appare trattenuto e allo stesso tempo dissolto.
Nelle sue fotografie l’usura della pietra, le crepe delle superfici e i segni del tempo diventano veri e propri paesaggi astratti, quasi mappe interiori in cui convivono orientamento e disorientamento. La suggestione deriva anche dall’interesse di Carmeni come ricercatore nei campi della cartografia egizia e dei metodi pre-fotografici, che innervano la sua ricerca con riferimenti colti e al tempo stesso visionari.
Le sculture effimere di Ettore Greco



Se Carmeni indaga il tempo attraverso l’immagine, Ettore Greco lo fa con la materia. Dopo anni di lavoro su bronzi e terrecotte, oggi l’artista sceglie una nuova strada: abbandona la pretesa di immortalità dell’opera d’arte per abbracciare la dimensione della fragilità. Il suo processo creativo passa dalla distruzione alla consapevolezza: non più sculture destinate a durare in eterno, ma opere effimere, realizzate con materiali precari e facilmente deperibili. È un modo per affermare che nulla può e deve essere per sempre, e che la bellezza può risiedere anche nella transitorietà.
Le sue sculture – oltre alla Biennale di Venezia del 2011 e alle opere pubbliche – sono state esposte in diverse città tra cui Milano, Torino, Firenze, Berlino, Parigi e New York. Greco si ispira alla scultura di Rodin ed è sempre alla ricerca di nuove soluzioni espressive e formali.
Black Light Gallery : un incontro tra linguaggi

Visioni Estatiche è dunque un dialogo serrato tra due visioni artistiche che, pur partendo da linguaggi differenti, si incontrano in un terreno comune: il rapporto tra opera e tempo, tra forma e trasformazione, tra permanenza e caducità. Le fotografie di Carmeni, che trasformano il dettaglio in visione metafisica, trovano eco nelle sculture di Greco, che accettano l’impermanenza come nuova via estetica. Insieme, le loro opere invitano lo spettatore a un’esperienza contemplativa, fatta di attenzione ai segni, di immersione nelle superfici e di riflessione sul destino dell’arte e della materia.
Il curatore Alberto Dambruoso che vive il dialogo tra scultura e fotografia

Fino a pochi mesi fa non si conoscevano, eppure oggi le loro opere dialogano in un confronto sorprendente. Ettore Greco, scultore padovano, e Ugo Carmeni, fotografo trevigiano, sono i protagonisti della mostra ospitata da Black Light Gallery e voluta dalla gallerista Roberta Salmaso, che ha deciso di affiancare per la prima volta la scultura alla fotografia.
Black Light Gallery . Chi sono Greco e Carmeni

Greco è uno scultore “vecchio stampo”: lavora argilla, cera e gesso con le mani, rifacendosi alla tradizione di Michelangelo, Bernini, Rodin. Nelle sue opere il corpo umano, spesso ispirato alla mitologia, è colto in torsioni e tensioni emotive che rimandano al dramma e alla passione. Per l’occasione ha creato nuove sculture in bianco e nero, concepite come risposta visiva alle fotografie di Carmeni, in un gioco di luci e ombre che unisce plasticità e immagine.

Carmeni, da oltre vent’anni a Venezia, utilizza la fotografia come mezzo per indagare spazio e tempo. Statue, capitelli, architetture antiche diventano visioni sospese, frammenti che l’artista cattura con un linguaggio raffinato e quasi metafisico. Nei progetti Venice Mapping Time, Invisibilia e Bestiario veneziano, frammenti di facciate e dettagli invisibili ad occhio nudo emergono con forza nuova, trasformando il reale in astrazione.
Le loro ricerche, pur con linguaggi diversi, trovano un terreno comune: la centralità della materia, la dimensione artigianale del lavoro e la capacità di trasfigurare l’immagine in emozione. Come nota il critico Alberto Dambruoso, “ciò che li unisce è la qualità della ricerca e il desiderio comune di rendere l’opera un manuale per nobilitare la vista e far nascere estatiche visioni”.








































































Questa mostra Visioni Estatiche sembra un bel gioco tra Carmeni e Greco! Che faranno i dettagli di statue con le sculture effimere? Sarà un dialogo tra lusura della pietra e la fragilità dellargilla, un confronto tra leternità quasi fotografata da Ugo e la fugacità scultorea di Ettore. Invece di guardare le opere, chissà se potremmo fotografare le sculture di Greco mentre esplorano la durata… o fotografare le fotografie di Carmeni alla ricerca di dettagli invisibili? Sarà unavventura artistica che ci farà riflettere (o forse solo ridere per la complessità)!màn hình đếm ngược thời gian
Il “confronto” mi incuriosisce molto e mi piace il confronto tra “ materia” e “ leggerezza”.
Il “confronto” mi incuriosisce molto e mi piace il confronto tra “ materia” e “ leggerezza”.