“Chi se ne frega se diranno che non sono italiano. Non mi interessa se diranno che sono un altro atleta naturalizzato, uno rubato al Marocco oppure che Aouani è un cognome tipico sardo. Sono felice di aver dato prestigio al mio Paese, l’Italia, che a me e alla mia famiglia ha dato tantissimo”. Lui è Iliass Aouani e ha riportato l’Italia sul podio mondiale della maratona dopo ben 22 anni. Ma più che l’impresa sportiva, un bronzo a soli 3 secondi dalla medaglia d’oro (dopo 2 ore 9 minuti e 53” di corsa!) rimarranno scolpite le parole che il 29enne delle Fiamme Azzurre ha pronunciato nell’immediato dopo gara.
Il bronzo di Aouani
«Questo bronzo arriva dal niente, dalle case popolari di Ponte Lambro – ha detto avvolto nella bandiera italiana e con un filo di commozione – Spero che la mia storia sia di ispirazione per tutti. Quando ci credi abbastanza, i sogni si possono realizzare. Ora è l’alba a Milano e mio padre sta per andare a lavorare in cantiere, ma sarà fiero di me. In questa medaglia per me c’è tutto: momenti di delusione in cui volevo mollare, lacrime versate in auto da solo, ma ce l’ho fatta».
Storia di sacrifici e di successo

Iliass tra pochi giorni compirà 30 anni, è arrivato a Milano dal Marocco insieme a mamma Saadia quando ne aveva meno di due, nell’estate del 1997. Il papà Abderrazzak era emigrato, 7 anni prima, nel 1990, e aveva iniziato facendo il lavapiatti, quindi il manovale, il muratore e l’operaio. Ha quindi ricongiunto la famiglia in una casa popolare alle periferia sud di Milano, zona Linate, una zona che ricorda la Cita di Marghera per intenderci. Un’area urbanisticamente degradata che solo ultimamente ha conosciuto qualche miglioramento ed è ora più decorosa.
La famiglia Aouani di religione musulmana ha cresciuto 5 figli, 3 maschi e 2 femmine, senza far mancare nulla. Ora sono tutti laureati (o laureandi) in Ingegneria. Iliass ha frequentato tutte le scuole a Milano fino al diploma al liceo Scientifico Einstein. E proprio durante alcune gare studentesche I suoi prof ne hanno intravisto il talento per la corsa. Gli esordi nella storica socità Snam di San Donato Milanese, poi l’ingresso nell’Atletica Riccardi, gli allenamenti all’Arena Civica Brera e di lì a salire, fino ai primi successi nelle giovanili, poi i titoli italiani ed europei.
Aouani e gli studi
Durante tutta la carriera sportiva, Iliass non ha mai rinunciato agli studi: finito il liceo si è trasferito negli Stati Uniti, alla Lamar University, in Texas, dove è rimasto un anno con una borsa di studio prima di passare a Syracuse, nello stato di New York, dove ha preso la laurea triennale in ingegneria civile e poi la magistrale in ingegneria strutturale. Gli studi sono andati di pari passo ai progressi nella carriera sportiva.
Nel 2019 ha centrato la finale Ncaa (il Campionato sportivo universitario americano) sui 10mila metri prima di rientrare in Italia e trasferirsi a Ferrara dall’allenatore Massimo Magnani, ex maratoneta. Due anni dopo è diventato il primo atleta azzurro a vincere i titoli nazionali di cross, i 10mila su pista, quindi la 10 km su strada e infine la mezza maratona, tutti nella stessa stagione. Risultati che sono stati preludio alla medaglia d’oro vinta, pochi mesi fa, agli Europei di corsa su strada a Lovanio. In mezzo la delusione per non essere stato convocato alle Olimpiadi. Prima di lui ai Mondiali l’Italia aveva vinto in tutta la storia della competizione altri tre bronzi con campioni come Gelindo Bordin, nel 1987, e Stefano Baldini (2001 e 2003) entrambi poi ori olimpici.
Con Aouani, Mattia Furlan
A poche ore dall’impresa nella maratona un altro fenomeno come Mattia Furlani ha regalato all’Italia un oro mondiale nel salto in lungo (come solo Fiona May, 30 anni prima, era riuscita a fare). Mattia ha solo 20 anni e una storia diversa da Iliass. Dopo la vittoria è andato ad abbracciare la mamma e coach Kathy Seck. Questa donna è la sintesi del concetto di globalizzazione: classe 1970, è figlia di un diplomatico senegalese, è nata a Cartagine (in Tunisia), da piccola ha vissuto per otto anni in Svezia e altri sette in Camerun per poi incontrare proprio in pista l’amore della sua vita, l’altista azzurro Marcello Furlani, quindi sposarsi e venire a vivere in Italia dove sono nati i 3 figli: Erika la prima quindi Luca e ultimo Mattia, tutti atleti di ottimo livello in tre diverse discipline (salto in alto, calcio e salto in lungo).
Le parole di Aouani dopo la maratona
Ovviamente sia Mattia che Iliass ci hanno fatto emozionare, ma il maratoneta si è spinto ancora più in là: con una lucidità e una naturalezza disarmante appena tagliato il traguardo dopo “soli” 42 km e 195 metri di sofferenza si è avvolto nel tricolore e ha dichiarato di essere «orgogliosamente italiano, felicissimo di aver alzato il tricolore e di aver portato prestigio al mio Paese. Sono stato folle a sognare in grande ma ora sono grato a chi ha creduto in me, felice di alzare il tricolore e di aver reso felici tante persone: la mia famiglia, il coach Massimo Magnani e tutto lo staff che mi segue. Una medaglia che mi dà orgoglio, ma non appaga la mia fame”.
Una lezione di vita

Ho riletto decine di volte queste parole e credo siano il più grande manifesto alla pratica sportiva (ma non solo) che si possa immaginare. Una lezione di vita, ma anche di straordinario senso di appartenenza, qualcosa che il Coni e tutta l’Italia devono cercare ora di meritarsi.
Grazie Iliass per la tua lectio magistralis. Meriti quantomeno una laurea ad honorem che spero qualche ateneo ti riconosca al più presto anche se sei già laureato in ingegneria. Grazie.








































































