Subito la notizia: Bruno Barbon, classe 1939, artigiano, negozio da intagliatore e scultore in legno a San Tomà a Venezia, ebanista sarebbe la dizione esatta, è al lavoro da 72 anni. Visto che oggi ne ha 86.
Seconda notizia: è di Spresiano (Tv) e arriva tutte le mattine in treno alla stazione di Santa Lucia- Venezia. Sveglia ore 5, treno locale ore 5.30, al lavoro prima delle otto.


Terza notizia? Più che un artigiano è un artista vero e unico.
Bruno Barbon, ha cominciato a lavorare nel 1953.
Quarta notizia? È troppo simpatico.
Il mestiere e la passione di Bruno Barbon

Lo incrocio nel suo negozio (storico è dire poco…) nella calle stretta della Scuola dei Calegheri a San Tomà. Dalla vetrina vedo un anziano, un po’ ricurvo, con il bastone appoggiato sul tavolo, grembiule nocciola d’obbligo. Sta intagliando un angioletto di legno in cirmolo. È il legno tenero degli intagliatori. Arriva dal Cadore.
“Non ho preferenze – dice concentrato – tutti i legni sono da apprezzare. Ho cominciato a lavorare come apprendista a Spresiano, facevo le scuole serali. Poi a Treviso, da tre maestri artigiani nel 1953. Credo di avere avuto un certo talento. I maestri trevigiani mi dissero subito: se vuoi avere successo devi trovare lavoro a Venezia. Lí ci sono ‘i siori’ ovvero patrizi nei palazzi in Canal Grande. E infatti ho fatto fortuna con le statue dei moretti”.
Prego? Cosa sono?

“Sono le composizioni lignee colorate con il servitore africano, una moda. Tanto che anche il Tiepolo nei suoi affreschi di palazzo Labia ne rappresenta uno. Ne ho fatti a centinaia, tanti sono finiti all’estero. A Venezia sono arrivato nel 1959. Avevo venti anni e tanto entusiasmo. Ho aperto un negozietto in Campo San’Agostin, sestiere di San Polo. Poi nel 1962 mi sono ingrandito ed eccomi ancora qui, a San Tomà a fianco della Scuola dei Calegheri. Ebbene sì, sono al lavoro da 72 anni. Sono rimasto vedovo e i miei due figli, assieme ai nipoti, vorrebbero che rimanessi a casa. Ma non ce la faccio, ho tante cose da fare qui. Però devo tornare a casa presto nel pomeriggio. Me lo impongono i miei figli. Vede queste mani in cirmolo? La chiesa dei Gesuati aveva il crocefisso con le mani rotte. Ecco il risultato dopo il restauro”.
Bruno Barbon, insomma tante soddisfazioni?

“Nel 1996 con l’incendio del teatro La Fenice, mi hanno dato degli incarichi importanti. Per me é stata una grande soddisfazione lavorare per il ripristino del Lirico ‘dov’era e com’era’, come diceva il sindaco Massimo Cacciari. Ho lavorato anche per l’Accademia delle belle arti. Nello stesso anno ho ricevuto l’Osella d’Oro della Sensa. Purtroppo gli antichi mestieri, come i doradori, i laccadori, stanno sparendo. Non si trovano giovani apprendisti disposti a continuare queste tradizioni veneziane.”
Altri ricordi?

“Per palazzo Pisani Moretta dei conti Sammartini, ho contribuito al restauro di un bellissimo mobile barocco del ‘700. Sono ancora che mi ringraziano”.
Bruno Barbon, accarezza il legno come fosse una creatura vivente. Quasi lo annusa.
La simbiosi è perfetta.







































































