Boh? Neanche Napoleone era riuscito a tanto. Arrivano a fine anno con tanto di barconi e camion per liberare l’ultimo piano della Fondazione Querini Stampalia che da diversi anni custodiva, e metteva in parte in mostra, il patrimonio della Fondazione della Cassa di Risparmio di Venezia, la prima del genere in Italia fondata nel 1822. L’allarme lo aveva lanciato Giovanni Sammartini, l’ultimo presidente della Cassa di Risparmio di Venezia (Carive), prima di sparire dalle carte geografiche nel 2014, perché inglobata da Banca Intesa San Paolo.
Tutto il patrimonio trasferito a Vicenza

Nata nel 1998 sulle ceneri di Cariplo e Banco Ambrosiano Veneto e l’anno successivo della gloriosa Banca Commerciale Italiana. A tre settimane dal trasloco, si viene a sapere che quasi tutto il patrimonio Carive è momentaneamente trasferito a Vicenza, al museo di palazzo Leoni Montanari, in attesa di una esposizione milanese, probabilmente in occasione delle Olimpiadi invernali. Banca Intesa ultimamente è molto attiva con Gallerie d’Italia, un progetto per la valorizzazione della cultura italiana. Oltre Vicenza: Milano, Torino, Napoli.
Un volume sulla Carive

Nel corposo volume di 282 pagine: “Il Patrimonio CARIVE – L’archivio storico e le collezioni della Cassa di Risparmio di Venezia”, scritto nel 2012 dal dirigente e responsabile della comunicazione Giorgio Crovato, si racconta ed elenca la storia dei beni accumulati dalla più antica cassa di risparmio italiana. Un lavoro di ricerca durato tre anni, in pratica una pietra miliare catalogata di quadri, documenti, incisioni, incunaboli, mappe, manufatti dell’artigianato veneziano e monete antiche della storia della Serenissima. Tanto che Giovanni Bazoli, presidente del Consiglio di Sorveglianza di Intesa Sanpaolo, le definì una “collezione di rilevante interesse storico, in grado di dialogare con le maggiori biblioteche italiane, specializzate in questo ambito…”.
Il tesoro della Carive

Nel volume si parte dalla rassegna dei banchi di pegno e banchi giro di Rialto, alla donazione dei nobili Vallaresso datati 1342, fino ai formidabili fondi ottocenteschi dei Contarini, Donà delle Rose. Solo per citare: sono ben 18 gli incunaboli, con esemplari degli editori Manuzio del 1499. Semplicemente eccezionale il volume “Decretalia del Panormitanus…” uscito a Venezia nel 1477, probabilmente una delle prime pubblicazioni stampate in Europa. Quindi la serie delle “cinquecentine”, ovvero i volumi stampati a Venezia nel XVI secolo che sono ben 255. Seguono le 205 edizioni del Seicento e quelle non meno prestigiose del Settecento.
I quadri



Ma non è finita qui, ci sono quadri di Jacopo e Domenico Tintoretto, Giovanbattista Tiepolo, Canaletto, Longhi, perfino due opere di Francesco Casanova, fratello di Giacomo, un Cristo per la Mariegola della Bragora, attribuito a El Greco, durante la sua breve permanenza in città, per arrivare all’ottocentesco con Guglielmo Ciardi. Notevole anche l’elenco degli artisti contemporanei come le sculture di Arturo Martini, Tutto questo patrimonio Banca Intesa San Paolo ha deciso di trasferirlo da Venezia.
Il merito di Giorgio Crovato

Secondo la locale Sovrintendenza e grazie alla catalogazione di Giorgio Crovato, il proprietario, ovvero la banca, può disporre del Patrimonio con due grossi vincoli: non poterlo esportare all’estero e in caso di vendita non alienarlo a pezzi ma solo tutto il Patrimonio Carive in blocco. Come veneziani resta un po’ di amaro in bocca. Ma tutto questo bene di Dio, doveva proprio lasciare la laguna?
















































































Purtroppo il testo di Crovato, seppur storicamente importante, non reca un preciso inventario del patrimonio CARIVE, limitandosi a citare e/o raffigurare i pezzi più importanti.
Tale circostanza non permette di conoscere nel dettaglio la vera e completa situazione patrimoniale.
Il testo di Crovato riprende le pubblicazioni effettuate dalla Cassa di Risparmio nel 1
957 e nel 1972 in modo più attuale e divulgativo.
Se si voleva fare un lavoro completo sarebbe stato opportuno catalogare nel dettaglio i dipinti, le statue, i libri e le monete.
Oppure pubblicare oltre alla storia della Cassa gli inventari che sicuramente, da qualche parte, devono sussistere.
Assolutamente no! Deve rientrare a Venezia quanto prima.Fa parte della nostra storia, come parte della nostra storia è stata la Cassa di Risparmio; non c’ era famiglia che non avesse almeno un conto in quella Banca o un parente assunto. Allora la Banca era “uno di noi” o quanto meno mostrava di ascoltarti ora sei il signor nessuno da spremere come un limone.
Per questo la città deve riappropriarsi almeno della sua storia
È vergognoso!
Sono con lei Giuliana!!!
Purtroppo per Venezia e per i Veneziani il
Parrimonio mobile sara’ quasi impkssibe recuperarlo, pero’ si possono consolare, io per
la prima volta venti giorni fa dopo circa 45 anni,
ammirare e pubblicizzare lo splendido sbalzo lungo 25 metri cosi’ largo del soffitto della filiale di Campo Manin (speriamo che resista).
Luciano R. Robur