Anche durante le feste natalizie, Venezia resta, con il Veneto, una delle principali mete turistiche in Italia, ma la sfida del 2026, e degli anni a venire, è applicare strategie di sempre maggiore sostenibilità in ambito turistico, nel rispetto delle esigenze anche della comunità locali formate dagli city user: lavoratori, studenti e abitanti.
Nel 2025 Italia seconda meta in Europa con 151 milioni di presenze. Ora la sfida della redistribuzione dei flussi

Secondo i dati forniti da ENIT (Agenzia nazionale del turismo), nel 2015 l’Italia si conferma seconda destinazione in Europa, dietro alla Spagna, con 151 milioni di presenze internazionali e con un saldo di bilancio positivo pari a 16 miliardi e 700 milioni di euro nei primi otto mesi dell’anno. Il turismo, inoltre, si conferma un settore ad alta intensità di lavoro, sebbene stagionale, anche per i giovani e le donne: nel 2024 sono stati impiegati 134 mila giovani, mentre l’occupazione femminile è stata pari a 1.340.000 posti di lavoro. L’obiettivo ora però è ridurre i picchi di presenza in un’ottica di redistribuzione dei flussi, puntando anche sul wedding system, sul turismo congressuale e sui cammini spirituali per i quali si sta implemendo un’opera di digitalizzazione.
Venice Sustainability Foundation (VSF), approccio data-informed anche per le strategie di turismo smart

Il Veneto è una regione in cui la vocazione turistica è parte integrante di tutto il territorio. Guardare al turismo nel Veneto significa osservare il mondo intero. Abbiamo incontrato Damiano De Marchi, project manager di Venice Sustainability Foundation (VSF) per l’area Turismo Sostenibile. VSF, infatti, aderisce all’Osservatorio Regionale sul Turismo e ne sposa le ragioni: la necessità di avere un sistema condiviso di informazioni e monitoraggio, per approfondire la conoscenza di fenomeni turistici sulla base dell’analisi di dati e informazioni attendibili e selezionate. “Si tratta di un approccio data-informed, che si inserisce in una cultura gestionale nella quale le decisioni strategiche devono essere guidate dai dati interpretati all’interno del contesto di applicazione – spiega De Marchi -. Questo è anche il filo conduttore delle attività nei progetti VSF che coordino, come ad esempio, l’Osservatorio della Sostenibilità.”
Damiano De Marchi, nel 2026 su quali elementi si punta per un turismo smart e sostenibile a Venezia e nel Veneto?

Il Veneto è leader italiano nel percorso di trasformazione delle proprie mete in quelle che vengono definite Destinazioni Turistiche Smart. Nelle odierne Destinazioni Smart (e aggiungo “sostenibili”, proprio poiché la sostenibilità, non solo è uno degli obiettivi principali dello “smart tourism”, ma è anche la modalità di gestione territoriale da perseguire pervicacemente), le Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione sono alla base, non solo delle nuove metodologie di produzione, acquisizione e analisi dei dati per alimentare i modelli collaudati o crearne di nuovi, ma diventano – attraverso l’e-tourism – anche parte stessa del fenomeno oggetto di indagine.
Favorendo la nascita di Destinazioni Smart, inoltre, si amplifica il ruolo delle Organizzazioni di Gestione della Destinazione (OGD) nel contesto turistico regionale, per superare l’idea che i nostri territori siano meri “contenitori di altri contenitori” come stanze di albergo, coperti al ristorante, posti nell’escursione al sito archeologico, sedili di un pullman, biglietti venduti da occupare a capienza massima in relazione agli obiettivi di ciascuna impresa.
Vista l’esperienza passata, quali errori è urgente evitare per migliorare la gestione dei flussi in Veneto e a Venezia?

A fronte di un turismo che si allarga come un incendio ravvivato dalla continua richiesta della domanda di viaggio ed esperienze, ci troviamo di fronte a un fenomeno che va gestito e regolato, per non rischiare di presentare grandi elementi di insostenibilità e produrre quelle esternalità negative e conflittualità che ormai stanno facendosi sentire anche al di fuori di grandi destinazioni turistiche urbane come Venezia. Attraverso progetti di Turismo smart, adattati alle nostre destinazioni venete, è possibile promuovere una pianificazione coordinata che lascia aperte tutte le opportunità ai singoli operatori e al contempo diminuisce il serio rischio di perdere, nel medio periodo, non solo la sfida sulla competitività per i futuri visitatori/clienti, ma anche di poter attuare realmente una gestione sostenibile del turismo.
Nel 2024 Venezia ha raggiunto il suo picco storico di arrivi e pernottamenti, in dettaglio cosa ci dicono i dati?

Dai dati pubblicati nella ricerca di VSF “Storia della resilienza di Venezia” – che abbiamo curato assieme a Silvia Oliva, Pierpaolo Campostrini e Carlo Urbani (https://vsf.foundation/portfolio/storia-della-resilienza-di-venezia/) – risulta che nel 2024 il volume di turisti registrati nel comune di Venezia ha toccato il suo picco storico: 5.876.979 arrivi (+3,7% rispetto al 2023) per 13.290.973 pernottamenti (+5,25%). Il fenomeno turistico a Venezia in realtà ha dimensioni molto più ampie, comprendendo anche l’escursionismo (ossia chi non pernotta) e le altre forme di pernottamento non registrato: VSF stima che i visitatori complessivi nel 2023 siano stati ben 34,5 milioni. Questo cospicuo numero di persone dorme per la maggior parte al di fuori del centro storico.
Riguardo all’offerta ricettiva, si propone una lettura storica dell’offerta dei posti letto nel solo centro storico, per evidenziare la modifica sostanziale della struttura dell’offerta ricettiva. Dalla precedente prevalenza del comparto alberghiero, nel nuovo millennio si registra infatti un aumento significativo della componente extra-alberghiera, in particolare delle locazioni turistiche che attualmente contano oltre 38 mila posti letto (pari al 59% del totale in centro storico), ribaltando completamente le quote rilevate fino agli anni ‘90.
Un terzo degli arrivi e dei pernottamenti avviene ormai nella terraferma mestrina. Come si può sviluppare la relazione della città lagunare con l’entroterra?
Il dato è una conseguenza diretta dell’ampliamento della ricettività in terraferma. La regione turistica veneziana è un’area molto più vasta anche dello stesso territorio comunale e le sue dimensioni dipendono in gran parte dalla disponibilità di posti letto a Venezia. È indubbio che la relazione con la terraferma sia un tema importante per superare la “cesura” lagunare e i due filoni su cui si sta lavorando sono la mobilità, cioè l’ottimizzazione delle linee esistenti e nuove infrastrutture di trasporto sostenibile, e gli attrattori, in linea con l’ampliamento delle motivazioni di visita.
Perché l’applicazione delle tecnologie digitali nel settore turistico è diventata fondamentale?

L’e-tourism, ossia l’applicazione delle tecnologie al turismo, è in realtà il turismo di oggi. Non esiste infatti alcuna fase della relazione tra il visitatore-cliente e l’organizzazione turistica o la stessa destinazione che non sia mediata dalle regole dell’informatica, se non dagli stessi dispositivi tecnologici – gli smartphone – che scandiscono i tempi della nostra vita. Fondamentale è quindi per tutti coloro che hanno a che fare con il turismo – sia che ci lavorino sia che lo pratichino – aumentare le proprie competenze di base relative a quello che gli strumenti tecnologici ci propongono.
Nel 2025 ho pubblicato il libro “E-tourism” (edizioni CLUEB), il cui sottotitolo descrive proprio questi obiettivi: conoscere, comprendere, applicare la virtualizzazione del prodotto-servizio turistico. Il tema è stato al centro anche della Conferenza Internazionale su Turismo smart e sostenibile, che ho avuto il piacere di coordinare nell’ambito dell’organizzazione di VSF e Porto di Venezia, il 5 dicembre scorso, a Venezia, coinvolgendo, tra gli altri, ENIT e Banca Mondiale, oltre a un panel europeo di città laboratorio da Torino e Firenze fino a Vienna e Barcellona e all’Ente di Turismo Ellenico.
Ogni giorno a Venezia arrivano circa 170mila persone di cui 80mila city user (lavoratori, studenti, ecc). Accanto alla “città turistica” si delinea anche una “città funzionale”. Quali sono le esigenze comuni tra le due città e quali le divergenti?

Per la definizione della città funzionale in VSF siamo partiti da una semplice domanda: cos’è la città, se non le persone? In altre parole: possiamo ritenere che le mura cittadine siano più importanti della sua comunità per definire cos’è Venezia? Le persone con il loro spostamento pendolare quotidiano identificano un’area che comprende – oltre a Venezia – altri 15 comuni, da Mira a Mogliano Veneto, identificando la città funzionale veneziana, che stimiamo raccogliere ogni giorno un milione di persone: un nodo di rango europeo che può darsi obiettivi molto più importanti rispetto alla sola funzione turistica.
Concentrandosi solo sulla città storica, la comunità è più variegata di quella dicotomica turisti-residenti nella narrazione corrente. Dobbiamo infatti aggiungere almeno un altro interlocutore che raggruppa lavoratori e studenti, gli altri concittadini che utilizzano il “pesce” come un centro città di una qualunque area urbana globale che abbia un respiro internazionale. Ed è un interlocutore non marginale, che conta ogni giorno decine di migliaia di persone.

















































































