Dal dopoguerra in poi, in un periodo di tempo non breve si è formato un asse stradale (in seguito denominato “Corso del Popolo”), esteso da Sud, ovvero dalla linea ferroviaria translagunare, a Nord, ovvero fino al Canal Salso; caratterizzato da edifici in linea continua, su entrambi i lati. Lungo quel percorso si alternano, a filo sui due lati, edifici di diversa natura (residenze, uffici, scuole, negozi, cinema-teatro, con o senza portici, e di diversa valenza architettonica. Recentemente sono stati realizzati anche a margine, ovvero separati dal filo stradale, essendo quest’ultimo sopraelevato. Altri edifici sono stati realizzati su assi stradali ortogonali rispetto al menzionato “Corso del Popolo”, in particolare la Via Torino, più a Nord, e la Via Cà Marcello, più a Sud.

Un occhio su Via Torino
Nella individuazione di interventi che, per le loro caratteristiche, abbiano contribuito a costituire la “Nuova Mestre” – il che forma l’oggetto della omonima rubrica del nostro Giornale – lo sguardo e l’attenzione si concentrano:
lungo la Via Torino, su un grande e singolare edificio denominato “Laguna Palace”



nonché sugli edifici del “Campus” dell’Università Ca’ Foscari di Venezia






Da Via Torino verso la zona con destinazione alberghiera
Lungo la Via Ca’ Marcello, su un complesso di edifici con destinazione alberghiera.






La realizzazione del Laguna Palace
La realizzazione del “Laguna Palace” (ad iniziativa dei Fratelli Plinio e Claudio Danieli di Mestre) ha avuto luogo in modo assai travagliato, nei rapporti tra la committenza e la competente Autorità Comunale, a motivo della scarsa “consonanza” tra i tecnici comunali e lo studio di progettazione (DHK Architects – Peter Fehrsen e partner per il progetto architettonico ; Favero e Milan per l’ingegneria), particolarmente sul tema dei regolamenti di altezza massima degli edifici.
Non minore fu la complessità tecnologica: invero tra i due corpi di fabbrica, di 9 piani (oltre il sotterraneo per garage), risulta inserita una darsena per il trasferimento degli ospiti dell’Hotel diretti a Venezia attraverso il Canal Salso (altra fonte di problemi peraltro solo tecnici e risolti con le diverse Amministrazioni pubbliche); nonché il collegamento con il sistema stradale (Viale Ancona) e con le fonti energetiche, come si dirà in appresso.

La darsena presenta una copertura in vetro, estesa dall’uno all’altro dei due corpi di fabbrica, molto “scenografica”. E soprattutto molto comoda per le operazioni di imbarco e sbarco, sostenuta da un sistema tecnologicamente molto complesso.

Da Via Torino a Venezia
Va sottolineato, con riferimento alla individuazione di caratteristiche rilevanti per il concetto di “Nuova Mestre”, oltre al valore intrinseco della progettazione, la cura posta – all’epoca della costruzione (fine anni ‘90, conclusa nel 2001) – nel rispetto dell’ambiente. A cominciare dalla creazione del parcheggio sotterraneo (di capienza adeguata al numero degli ospiti e alla capienza dell’auditorium). In luogo dei prevalenti parcheggi di superficie – implicanti il c.d. “consumo” di territorio – presenti nei circostanti edifici preesistenti. Nella riduzione del traffico urbano mediante un autonomo servizio di trasferimento nel Centro Storico di Venezia degli ospiti dell’Hotel (375 camere). La riutilizzazione dell’acqua di raffreddamento degli impianti di climatizzazione (vedasi, tra l’altro, la fontana prospiciente sulla Via Torino;

C’è anche l’allontanamento dei volatili dalla copertura della darsena (si pensi alla entità del relativo guano!) mediante un sistema dissuasorio non nocivo. Venne infatti conferito incarico ad un esperto “Falconiere” di “guidare“ un falcone addestrato a mettere in fuga i volatili. Si dice che siano stati sufficienti alcuni voli per allontanare i volatili per un tempo abbastanza lungo prima di dover ripetere i voli.
Zona importante per la qualificazione di una “Nuova Mestre”
Se si considera l’epoca sopraindicata della costruzione, va osservato che le caratteristiche proprie dell’edificio, sopra poste in luce, attribuiscono al medesimo la valenza di una “anticipazione” in merito ai fattori rilevanti nella qualificazione di una “Nuova Mestre”. Trattasi di un processo, di iniziativa privata, del tutto analogo negli effetti, ma diverso negli specifici contenuti, a quello – di iniziativa pubblica – posto in essere con la realizzazione, nel quinquennio tra il 1975 e il 1980, del Parco Albanese (più noto con il nome di Parco Bissuola) come più diffusamente si vedrà in una prossima puntata. Va qui rammentato, invero, che in quell’epoca il Parco venne realizzato su progetto di una “equipe” di studiosi di livello internazionale. Allo specifico scopo, espresso dal Comune, di dotare Mestre di una struttura pubblica di alto valore.
Purtroppo le notizie di questi giorni, relative alla chiusura dell’Hotel sono fonte di perplessità e preoccupazione. In ordine alla buona conservazione dell’edificio, a prescindere, in questa sede, da altri problemi dibattuti nella stampa locale.
Via Torino e il primo Campus di Ca’ Foscari in terraferma
Procedendo sulla stessa strada sono stati realizzati i diversi edifici costituenti il “Campus” dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, su progetto dello Studio G.P. Mar. L’assoluta originalità dei volumi, non disgiunta dall’altrettanta semplicità delle linee, sono tali da lasciare ammirato l’osservatore.






Da Via Torino a Via Ca’ Marcello per la destinazione alberghiera
Quanto al complesso edilizio di Via Ca’ Marcello, trattasi di un intervento con destinazione alberghiera. Articolato in diversi fabbricati, realizzati su entrambi i lati della predetta Via Ca’ Marcello, è la parallela alla ferrovia Mestre-Venezia che si può intravvedere sullo sfondo.

Esso è caratterizzato dalla sua stessa immagine correlata all’essere tra le più recenti (o forse la più recente) realizzazione alberghiera di grandi dimensioni






















































































